Il borgo che il tempo ha scelto di non cambiare
Ciao Mondo. Oggi ti porto in uno di quei posti che ti rimangono dentro non per quello che offre ai tuoi occhi, ma per quello che fa al tuo ritmo. Arquà Petrarca è un borgo medievale nel cuore del Veneto che ha avuto la saggezza di non crescere troppo, di non cambiare troppo, di restare fedele a se stesso attraverso i secoli. Un luogo dove il silenzio non è assenza, ma presenza.
Paese: Italia Regione: Veneto Località: Arquà Petrarca Come ci sono arrivato: Camper Costo giornaliero: sotto i 10 euro (2021) Periodo: Inverno Mezzi per gli spostamenti: a piedi Alloggio: Parcheggio a pagamento non attrezzato
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Come arrivare
Arquà Petrarca si trova nella provincia di Padova, ai piedi del Monte Piccolo e del Monte Ventolone, a circa 20 chilometri a sud del capoluogo. L’uscita autostradale da prendere sull’A13 è Terme Euganee, poi segui le indicazioni per il borgo.
Se arrivi in treno, le stazioni più vicine sono quelle di Abano Terme e Monselice, sulla linea Bologna-Venezia: da entrambe partono autobus della compagnia SITA che raggiungono il borgo in circa un’ora. Naturalmente puoi arrivare anche in moto o in bicicletta, e in questo caso il paesaggio collinare che ti accompagna lungo la strada è già parte del viaggio.
Prima di entrare: qualche curiosità che non trovi sui cartelli
Prima di addentrarsi tra i vicoli, vale la pena sapere alcune cose che rendono questo luogo ancora più affascinante.
Un terreno con una storia geologica straordinaria. I Colli Euganei, che circondano Arquà, non sono colline normali. Quelle forme che sembrano piccoli vulcani sparpagliati nella pianura lo sono davvero, in un certo senso: sono il risultato di eruzioni sottomarine avvenute circa 35 milioni di anni fa, che hanno spinto verso l’alto ammassi di roccia e magma dal fondale marino. Oggi su quei pendici convivono piante tipiche di ambienti caldo-aridi e specie da clima montano, anemoni e ginestre, ginepri e narcisi, lecci e robinie: una biodiversità che ha pochi eguali in pianura padana. La natura vulcanica del terreno spiega anche la ricchissima tradizione termale della zona — le stesse terme che portarono Petrarca ad Abano per la prima volta nel 1364, curandosi dalla scabbia, e che lo fecero innamorare di questi luoghi.
Il nome del borgo. “Arquà” deriva probabilmente dal latino Arquata, che significa “fatta ad arco”, riferendosi alla conformazione naturale della valle che abbraccia il paese, circondata dai Colli. Il nome attuale — Arquà Petrarca — esiste solo dal 1868, quando il Veneto fu annesso al Regno d’Italia: fu quella l’occasione per rendere omaggio al poeta che aveva scelto questo posto per morire in pace.
Origini antichissime. Nei pressi del Laghetto della Costa, poco fuori dal borgo, sono stati ritrovati nell’Ottocento i resti di una stazione preistorica dell’Età del Bronzo. Il territorio fu poi abitato dagli Eneti e successivamente dai Romani: alcuni toponimi della zona derivano ancora da nomi latini, a testimonianza di quella presenza millenaria.
Il teschio mancante. La tomba di Petrarca, in marmo rosso di Verona, si trova nel piazzale davanti alla chiesa di Santa Maria Assunta dal 1380. Quando nel 2004 fu aperta per analisi scientifiche, i ricercatori scoprirono che lo scheletro presente apparteneva a un uomo di circa 1,84 metri — altezza compatibile con quella del poeta — ma che il cranio era di una donna. Il teschio originale non è mai stato ritrovato: si ipotizza che sia stato trafugato nei secoli da qualche collezionista di reliquie e sostituito per nascondere il furto. Un mistero rimasto irrisolto.
La gatta mummificata. Nella Casa del Petrarca, sopra una porta interna, c’è una nicchia con una gatta mummificata presentata come l’animale del poeta. In realtà si tratta di una trovata di Girolamo Gabrielli, proprietario della casa nel Seicento, che la fece realizzare. La leggenda però è rimasta, e il piccolo felino imbalsamato è diventato uno degli oggetti più fotografati del museo.
I passi di sette secoli. I vicoli del borgo sono ancora lastricati con la trachite originale, la pietra scura dei Colli Euganei. Si dice che l’acustica particolare di quei vicoli — le case ravvicinate che riflettono il suono — sia rimasta identica da quando Petrarca ci camminava nel 1370.
Il borgo tra i migliori al mondo. Nel 2017 Arquà Petrarca si è aggiudicata il secondo posto nel concorso televisivo “Borgo dei borghi” della trasmissione Kilimangiaro. Nel 2025 è arrivato un riconoscimento ancora più significativo: le Nazioni Unite, attraverso UN Tourism, hanno premiato Arquà Petrarca come “Best Tourism Village 2025”, scelto tra oltre 270 candidature provenienti da 65 paesi, per l’impegno verso la sostenibilità, la cura della comunità e la valorizzazione del patrimonio letterario.
Il cinema tra le colline. I Colli Euganei hanno ispirato diversi registi nel corso degli anni. Carlo Mazzacurati, il più importante cineasta padovano, ha ambientato alcune delle scene chiave dei suoi film proprio in questa zona: nel suo “La lingua del santo” (2000), i due protagonisti attraversano i paesaggi euganei in fuga. Esiste persino un percorso ciclistico dedicato, l’Euganea Film Tour, che collega le principali location dei film di Mazzacurati toccando anche Arquà Petrarca.
Un turismo letterario ante litteram. Già nel Quattrocento, dopo la morte di Petrarca, il borgo divenne meta di pellegrinaggi letterari da tutta Europa. Nei secoli successivi ci sono passati Ugo Foscolo (che fece visitare la Casa del Petrarca al suo Jacopo Ortis nel romanzo), D’Annunzio (che celebrò Arquà e i Colli Euganei ne “Il fuoco”), e persino Byron e Shelley, che soggiornarono nella zona durante il loro Grand Tour romantico. Una targa vicino all’Oratorio della SS. Trinità riporta ancora oggi il brano di D’Annunzio.
Cosa vedere e fare
Casa del Petrarca
È il cuore del borgo. Petrarca ricevette il terreno in dono da Francesco il Vecchio dei Carraresi, Signore di Padova, e supervisionò personalmente il restauro dell’edificio in cui si stabilì nel marzo del 1370. Qui trascorse gli ultimi quattro anni della sua vita, dedicandosi alla revisione definitiva del Canzoniere e alla cura del suo orto e del vigneto.
L’ingresso è a pagamento. Le sale interne sono affrescate con scene tratte dalle sue opere principali, commissionate dai proprietari successivi — fanno eccezione “lo studiolo” e il corridoio, rimasti più fedeli all’aspetto originale. Trovi un approfondimento qui: https://www.collieuganei.it/ville/casa-del-petrarca/
Piazza Petrarca e il sagrato della Chiesa
È il centro della vita del borgo, il posto dove sedersi a osservare il tempo che scorre. Il sagrato della chiesa ospita la tomba di Petrarca, con il busto del poeta e la scritta latina che ricorda la sua morte nel 1374. Intorno ci sono caffè e piccoli ristoranti dove fermarsi a mangiare o a bere qualcosa.
Chiesa di Santa Maria Assunta
La pieve di Santa Maria è citata in un documento già del 1026. L’attuale edificio è un esempio notevole di architettura romanica, con una facciata semplice, un portale centrale affiancato da colonne e il campanile medievale. L’interno a navata unica ospita affreschi di scuola veneto-bizantina, una pala di Palma il Giovane (“L’Ascensione”) e un Polittico del Trecento. La chiesa è aperta ai visitatori.
Fontana delle Fate
Nel centro del borgo, questa fontana è legata a una leggenda locale che narra di tre fate che abitavano il paese e apparivano di notte per danzare intorno alla fonte, benedicendo gli abitanti. Al di là della leggenda, è un punto di riferimento piacevole per orientarsi durante la passeggiata.
I vicoli del Borgo Alto
Salendo a piedi lungo via Fontana si attraversano i lavatoi di pietra, si passa davanti alle botteghe di olio e vino, si arriva alla Loggia dei Vicari — la sede del governo locale ai tempi dei Carraresi. Erano questi i nobili che nominavano un vicario con giurisdizione su 15 villaggi, capace di mobilitare, secondo le cronache dell’epoca, un migliaio di fanti e 200 soldati a cavallo. Poco è cambiato nell’aspetto urbanistico da quei secoli.
I percorsi naturali
Il territorio intorno ad Arquà è ideale per camminate tra ulivi secolari, vigneti e panorami sulle colline. I sentieri sono ben segnalati e adatti anche a chi non è un escursionista esperto.
Cosa mangiare
La cucina di Arquà Petrarca è strettamente legata al territorio, ai suoi prodotti e a tradizioni che risalgono al Medioevo.
Risotto all’Arquà. Preparato con il vino Fior d’Arancio, formaggio grana e funghi. Un piatto che racchiude i sapori della zona in un’unica ricetta.
Olio extravergine d’oliva DOP dei Colli Euganei. La composizione vulcanica del terreno e il microclima della zona producono un olio di qualità superiore, riconosciuto a livello internazionale. Acquistane una bottiglia: è un souvenir che ha senso.
Vino Fior d’Arancio. Il moscato dolce della zona, perfetto da gustare con i dolci locali.
Brodo di giuggiole. Hai mai sentito l’espressione “andare in brodo di giuggiole”? Viene da qui. La giuggiola è un frutto originario della Siria, importato dagli antichi Romani, che ha trovato nei declivi calcarei dei Colli Euganei l’ambiente perfetto per crescere. È un prodotto così tipico da essere inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali del Ministero delle Politiche Agricole. Il distillato che se ne ricava ha dato origine al detto: significa essere in uno stato di estasi, di pura felicità.
Schissotto. Il pane tipico della zona, basso e poco lievitato, cotto nel forno a legna. Tradizionalmente lo si mangia con salumi locali, ragù d’anatra o, nei periodi di magro, con un sugo di acciughe e cipolla.
Dove dormire
Ci sono diverse opzioni ad Arquà Petrarca: alberghi, B&B e case vacanze. Se arrivi nei periodi di alta stagione, conviene prenotare con anticipo.
Se viaggi in camper, puoi fare come ho fatto io: sostare nel parcheggio a pagamento vicino al centro, che offre spazi sufficienti senza attrezzature ma con discreta comodità. Tieni solo conto di non occupare posti che potrebbero servire agli altri visitatori e di non creare disturbo alla circolazione.
Arquà Petrarca è uno di quei posti che ti aspetti di visitare in un paio d’ore e che invece continui a portarti dietro. Vai, cammina piano, e lascia che le pietre ti raccontino qualcosa.




