Lago del Corlo

Ciao Mondo.

Se cerchi un posto dove le montagne si tuffano dritte nell’acqua e il silenzio diventa quasi un suono, il Lago del Corlo è una di quelle tappe che resta impressa. Ti racconto cosa ho trovato tra le sponde di questo bacino veneto, con qualche storia che probabilmente non conosci ancora.

Lago del Corlo | Arsiè, Belluno, Veneto

Paese: Italia Regione: Veneto Località: Arsiè, provincia di Belluno Come ci sono arrivato: camper Costo giornaliero: € (fino a 20 euro) Periodo consigliato: estate Spostamenti in loco: a piedi, in bicicletta, in kayak Alloggio: camper

Puoi vedere il video qui: youtu.be/6y4H1HvrMkg

Il lago

Siamo ad Arsiè, in provincia di Belluno, su un bacino artificiale incastonato tra le montagne che alimenta una centrale idroelettrica. La diga venne costruita lungo il torrente Cismon e l’invaso, allungato e irregolare, prende il nome dalla piccola borgata di Corlo, situata proprio accanto allo sbarramento. Qualcuno lo paragona a un fiordo norvegese in miniatura: i versanti del Massiccio del Grappa e del Monte Novegno si tuffano quasi a picco nell’acqua color smeraldo, mentre verso nord le rive si addolciscono in una spiaggia erbosa.

Quello che oggi sembra un paesaggio naturale è in realtà il risultato di una trasformazione profonda. All’inizio degli anni Cinquanta, le chiuse della diga costruita sotto la borgata Corlo vennero azionate e l’invaso cominciò a riempirsi. La zona, un tempo nota come piana del Ligont, era ricca d’acqua e fertile, quasi interamente coltivata a pannocchie e tabacco; verso sud, invece, il terreno si faceva più brullo e sassoso, e veniva usato per estrarre materiale da costruzione.

L’arrivo dell’acqua, però, non fu indolore. Su circa tremila residenti, duemilacinquecento dovettero emigrare, e le case di Giuliàt, Carèr, Cabalàu e la vecchia chiesa finirono sommersi. Le promesse di nuove case e di un lavoro stabile si scontrarono presto con la realtà: gli alloggi non bastavano per tutti, e alla prima nevicata diversi tetti crollarono. Una storia che, purtroppo, accomuna molte dighe italiane di quegli anni.

Il campanile che non si arrese

C’è un dettaglio che rende Rocca d’Arsiè diversa da tante altre borgate sommerse: il suo campanile è ancora lì, intatto, solitario, emerso dalle acque come un testimone silenzioso di un paese che non esiste più. La chiesa venne demolita e ricostruita più in alto, ma il campanile rimase al suo posto originario, dando origine a un curioso modo di dire locale, secondo cui “la chiesa è divorziata dal campanile”. Un po’ come succede al lago di Resia in Alto Adige, qui è proprio il campanile a custodire la memoria di ciò che c’era prima.

Una curiosità tecnica che in pochi conoscono: per un breve periodo furono avviati due cantieri distinti per costruire due dighe diverse nello stesso bacino, da parte di due società concorrenti. La questione si risolse con la fusione delle aziende in una nuova società, che scelse definitivamente l’abitato di Corlo come sede dello sbarramento. La diga a cupola, alta 71 metri, fu completata nel 1953 sfruttando una fessura naturale nella roccia.

Curiosità: cosa nasconde questo lago

Il bacino non ha solo una storia legata all’acqua e all’energia elettrica. Arsiè, come tutti i paesi del Feltrino, fu teatro di scontri durante la Prima Guerra Mondiale, e il vicino Forte Leone, a 1472 metri sulla Cima Campo, ne è ancora testimonianza. Il paese conserva anche tradizioni più antiche: la fiera delle anime, nata nel Cinquecento e ufficializzata nel 1666 da papa Alessandro VII, si celebra ancora ogni anno la terza domenica di ottobre.

Sotto la superficie verde smeraldo del lago restano i resti di borgate intere e di campi un tempo coltivati: un paesaggio sommerso che pochi visitatori immaginano mentre pagaiano tranquilli in kayak.

Cosa ho visitato

Il posto è rilassante in ogni stagione, ma offre anche molto da fare: percorsi per mountain bike, trekking lungolago, kayak. Trovi una bella area picnic attrezzata (a pagamento: 6 € il tavolo, 6 € il barbecue, prezzi di agosto 2021), anche se nei periodi di bassa stagione sembra diventare gratuita.

Da non perdere è la cascata nascosta in un’insenatura della montagna, raggiungibile solo in kayak o canoa (noleggiabili comodamente sulla riva). Dal punto di noleggio, dirigiti verso destra in direzione del ponte e superalo. Tieni le orecchie aperte: il rumore dell’acqua ti guiderà verso una stretta insenatura sulla sinistra, dove infilarti con la tua imbarcazione per ammirare questo angolo nascosto.

Se preferisci una passeggiata, porta binocolo e scarpe da trekking. Attraversa il parco in direzione nord-nordovest verso il campanile, supera un piccolo ponte tenendo la sinistra lungo la riva, poi attraversa il ponte più grande (lo stesso della cascata) per entrare nel sentiero che si addentra nel bosco di montagna. Una camminata suggestiva, anche se a tratti impegnativa per via di alcuni tratti franosi e ghiaiosi.

Nella zona si trova anche il celebre Ponte della Vittoria, una passerella sospesa su corde che regala una vista spettacolare sul lago e sulle montagne circostanti, oltre ai resti del borgo abbandonato di Fumegai, raggiungibile con una piccola deviazione.

Dove mangiare

In questi due giorni al lago abbiamo mangiato al sacco durante le passeggiate e sfruttato l’area picnic per stare il più possibile all’aperto. Non ho cercato ristoranti o pizzerie, quindi su questo fronte non ho consigli da darti. Abbiamo notato un campeggio proprio sulla riva del lago, ma i prezzi non ci sono sembrati in linea con il posto.

Sosta libera

Se arrivi in camper, ci sono almeno due punti tranquilli dove passare la notte: uno è adiacente al noleggio natanti, l’altro sembra un parcheggio di un hotel o affittacamere ormai in disuso. Ti lascio le posizioni qui sotto.

Torneremo sicuramente per affrontare nuovi sentieri. Stai connesso, aggiorneremo anche questo articolo.

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