Falcade

Ciao Mondo.

Se stai cercando un angolo di Dolomiti dove il cielo sembra più vicino e l’aria ti entra nei polmoni come se non l’avessi mai respirata davvero, Falcade potrebbe essere esattamente quello che cerchi. Ti racconto la mia esperienza, con qualche curiosità che forse non ti aspetti.


Paese: Italia Regione: Veneto Località: Falcade Come ci sono arrivato: camper Costo giornaliero: sosta libera Periodo consigliato: estate Spostamenti in loco: a piedi, in bicicletta Alloggio: sosta libera

Puoi vedere il video qui: https://youtu.be/ig0-xR7wcp8?feature=shared


Falcade si trova a 1.148 metri sul livello del mare, nella Valle del Biois, in provincia di Belluno. È il principale comune turistico della valle, collocato in una conca soleggiata circondata da estesi boschi di conifere, dominata a sud dalle Pale di San Martino con il gruppo del Focobon, simbolo della vallata, e il monte Mulaz, mentre a nord si trova il Gruppo della Marmolada. A est puoi ammirare il Monte Civetta e il Monte Pelmo. In pratica, dove giri gli occhi, c’è qualcosa che vale la pena guardare.

La conca è stata modellata dal torrente Biois, il quale in antichità formava qui un grande lago: prosciugandosi nel corso dei millenni, ha lasciato spazio all’attuale Piana di Falcade. Quella distesa verde al centro del paese, con le Dolomiti a fare da corona tutto intorno, non è solo bella da vedere: d’estate diventa il punto di partenza per passeggiate di ogni livello, d’inverno ospita gli anelli del fondo.

D’estate questo posto accontenta tutti. Se ami il relax, è il posto giusto. Se ami lo sport, è il posto giusto. Se ami la buona cucina e le specialità tipiche, è il posto giusto. Diciamo che in famiglia non si litiga: qui trovate tutti qualcosa per cui valeva la pena venire.

D’inverno è tutt’altra storia, ma non sono la persona giusta per raccontartela: Falcade è uno dei punti di accesso al comprensorio sciistico Trevalli, incluso nel carosello Dolomiti Superski, con piste adatte a tutte le esigenze, dai principianti agli sciatori più esperti. Per approfondire l’offerta invernale ti lascio alla voce di chi ne sa più di me: Dolomiti.org ti racconta Falcade qui.


In bicicletta

Se ami la MTB, usando Falcade come campo base puoi sbizzarrirti su tantissimi percorsi: il Monte Celentone, il Giro della Marmolada, la Via Cavalera, Fuciade e Valfredda, il Giro delle Coste. Trovi tutto su falcadedolomiti.it e su Nest.Bike, dove puoi scaricare le tracce GPX gratuitamente.

Se invece sei un ciclista su strada, riscaldati bene: parti dal Passo San Pellegrino e da lì il mondo è tuo: Passo Sella, Passo Valles, e tutto quello che riesci a mettere nelle gambe. Su Komoot trovi spunti e dettagli molto utili.


Curiosità: questo posto ha più storie di quante sembri

Il nome stesso merita una spiegazione, perché in giro trovi versioni contraddittorie. In passato qualcuno lo faceva derivare da un castello “Falco” o “Falcone” posto a guardia della valle. In realtà un tale castello non è mai esistito: Falcade deriva (molto probabilmente) semplicemente dal verbo “falciare”, attività molto praticata in passato dalla gente del luogo. Il terreno falciabile era ricchezza, in queste valli strette e profonde. Esiste però anche una seconda ipotesi, che riconduce il nome al falco, animale presente anche sullo stemma comunale. Le due teorie convivono, e in fondo nessuno ha torto del tutto.

I primi insediamenti si registrano intorno all’anno Mille. Questa zona fu scelta dai primi abitanti molto probabilmente per la sua posizione strategica: i monti impervi e i boschi fitti la rendevano meno soggetta a invasioni esterne. La popolazione locale sviluppò in poco tempo scambi commerciali con le vicine valli di Fassa e di Fiemme, e nel 1358 fu costruito un ospizio sul valico di San Pellegrino, dove viaggiatori e pellegrini potevano trovare alloggio e assistenza. Quel valico era uno dei passaggi principali da Venezia verso il Nord Europa, e il via vai di gente era costante.

Fino alla Prima Guerra Mondiale, al Passo San Pellegrino passava il confine con l’Impero asburgico. La storia di quella guerra è ancora leggibile nel paesaggio: ci sono trincee ancora visibili presso i valichi del Valles e del San Pellegrino, testimonianze tangibili di quando Falcade era l’immediata retrovia delle truppe alpine.

Poi arrivò la Seconda Guerra Mondiale, e questa valle pagò un prezzo durissimo. Tra il 20 e il 21 agosto 1944 si svolse la cosiddetta strage della Valle del Biois: alcune divisioni tedesche, per rappresaglia, devastarono gli abitati, in particolare Caviola, seminando morte e terrore. A Caviola, nella piazza principale, c’è ancora oggi un monumento che ricorda quelle vittime. L’ha realizzato Augusto Murer, uno degli artisti più importanti nati in questa valle.

Proprio Murer merita un paragrafo. Nato a Falcade nel 1922, scultore, pittore e partigiano, fu uno dei più significativi scultori italiani della seconda metà del Novecento, con una produzione artistica legata a temi di impegno civile e alla ricerca del senso profondo dell’esperienza umana. Il suo atelier, realizzato nel 1972 a Molino di Falcade in mezzo ai boschi, divenne nel tempo sede di mostre e centro culturale che ospitò artisti come Renato Guttuso, politici come Sandro Pertini, e uomini di cultura come il poeta Rafael Alberti, che gli dedicò una poesia. Oggi è il Museo Augusto Murer, visitabile su appuntamento: vale la deviazione.

Ma c’è un’altra storia legata a questa terra che forse non ti aspetti, e riguarda la scultura nel senso più classico del termine. Giovanni Marchiori nacque a Caviola di Falcade nel 1696. Cominciò come intagliatore del legno, poi passò a Venezia, dove nel 1738 era già conosciuto come “valente statuario”. Le sue opere arrivarono fino al giardino del Castello di Nymphenburg a Monaco di Baviera e a Berlino. Un crocifisso ligneo di sua mano è ancora conservato nella chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano a Falcade Alto. Poco noto in terra bellunese, Marchiori è apprezzato fuori dai confini italiani, con opere disseminate dalla Serenissima all’Istria, dalla Germania all’Austria. Nemo propheta in patria, dicevano i latini.

Camminando per i paesi della valle, poi, ti capita di alzare gli occhi sulle facciate delle case e trovare dipinti e affreschi sacri che non ti aspetti. Si tratta di opere realizzate tra la metà del 1600 e la metà del 1800, che identificano la Val del Biois come “la Valle coi Santi alle finestre”.

Infine, una curiosità per chi ama il ciclismo: nel 54° Giro d’Italia, anno 1971, Falcade ospitò l’arrivo della 18° tappa, vinta da Felice Gimondi davanti al belga Van Springel. Quei tornanti che oggi percorri in bici o in camper, un tempo erano il traguardo della corsa rosa.


Dove mangiare

La cucina tipica di Falcade è ricca di formaggi e prodotti legati all’allevamento. Lo “schiz” è il formaggio di malga cotto e servito con la polenta. Il “pastin” è un misto di carne tritata con aromi, anch’esso servito con la polenta, e lo trovi anche in versione panino. I casunziei sono il primo piatto simbolo: ravioli ripieni di rapa rossa, formaggio e aromi. Se ami la cucina di montagna vera, qui non resti deluso.

Per qualcosa di più informale, ti consiglio un aperitivo al bar Laivaz: semplice, immerso nel parco con un laghetto popolato da quello che credo siano carpe. È anche ristorante, e il primo che abbiamo mangiato era molto buono. Da provare l’altalena a otto posti e quella a corda lunga, che ti dà quasi l’impressione di entrare nell’acqua.


Cosa ho visitato

I sentieri sono numerosi e adatti a tutti i livelli. Falcade è tappa della famosa Alta Via n. 2, che partendo da Bressanone arriva a Feltre passando per il Passo San Pellegrino e il Rifugio Mulaz. C’è anche l’Alta Via dei Pastori, che collega in circolare le malghe e gli alpeggi, e l’Alta Via Tilman, dal nome di un ufficiale inglese che operò in zona durante la Seconda Guerra Mondiale, che ripercorre i sentieri dei partigiani.

Nei dintorni delle frazioni di Somor, Costa, Villotta, Feder e Sappade puoi ammirare i tabià: i fienili storici in pietra e legno tipici delle Dolomiti. In nessuna altra valle delle Dolomiti si conta un numero tanto notevole di tabià quanto in Val del Biois: sono circa 300, disseminati in ogni angolo della valle. Sulla trave principale del tetto, il cosiddetto “colmo”, è incisa la data di costruzione e i successivi restauri.

Se ami la geologia, c’è il sentiero del torrente Gavon, che parte dalla frazione Marmolada e percorre uno spaccato verticale di milioni di anni di storia geologica dolomitica.


Sosta libera

La sosta libera è tollerata: tienilo presente e comportati di conseguenza. Il Camping Eden Falcade è una valida alternativa per chi preferisce una struttura attrezzata.


Un consiglio che viene dal cuore

Falcade è uno di quei posti che ti dà quello che cerchi, senza fartelo pesare. Non urla, non si mette in mostra. Sta lì, con le sue cime, i suoi prati, i suoi tabià e la sua cucina, e aspetta che tu arrivi. Se ci vai d’estate con il camper e vuoi staccare davvero, è difficile trovare di meglio a queste latitudini.

panoramica lago Falcade
panoramica Falcade
laghetto Falcade
vista notturna locale sul lago Falcade