Lago del Cornino – UD
Ciao Mondo.
Se stai cercando un posto dove la natura lavora in silenzio da diecimila anni e dove il verde dell’acqua sembra dipinto a mano, il Lago del Cornino è quello che fa per te. Piccolo, appartato, con una storia che va ben oltre quello che vedi camminandoci attorno. Ti racconto com’è andata.
Guarda il video completo qui: https://youtu.be/EKrOxZ__Ozo
Lago del Cornino | Forgaria nel Friuli, Udine – Friuli Venezia Giulia
Paese: Italia Regione: Friuli Venezia Giulia Località: Forgaria nel Friuli – UD Come ci sono arrivato: Auto, Moto Costo giornaliero: accesso libero Periodo consigliato: primavera, estate, autunno Spostamenti in loco: a piedi, in bici Alloggio: nessuno provato
Il lago
Il Lago del Cornino non è grande. Sono circa 140 metri di lunghezza e 8 di profondità, ma non è la dimensione a colpire: è il colore. Le rocce colonizzate da alghe azzurre restituiscono all’acqua una tonalità verde-turchese che sembra irreale, una di quelle che tendi a guardare una seconda volta perché non ci credi del tutto.
Il lago non ha né emissari né immissari visibili. È alimentato da sorgenti sotterranee che provengono dalla falda freatica della Piana di Osoppo, e questo spiega due cose: la trasparenza dell’acqua e la sua temperatura costante, che oscilla tra i 9 e gli 11 gradi durante tutto l’arco dell’anno. Un lago che non si riscalda e non si intorbidisce, classificato come oligotrofico, cioè povero di sostanze nutritive, il che significa acque pulitissime ma anche vita acquatica ridotta. Sul fondo ci sono praterie di alghe verdi e, se sei fortunato, puoi scorgere il Gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), specie sempre più rara in Italia.
La balneazione è vietata, e i cartelli lo ricordano con insistenza. Non è un capriccio burocratico: è esattamente quello che tiene il lago così come lo trovi.
Come si è formato: una storia di frane e ghiacciai
Il Lago del Cornino è un regalo dell’Era Glaciale, con qualche intervento da parte della gravità. Circa 10.000 anni fa, durante il ritiro dei ghiacci, le pareti delle valli – fino a quel momento sostenute dalla massa glaciale – cominciarono a franare. Una di queste frane ha creato un cordone esterno che racchiude una depressione, e quella depressione è diventata il bacino del lago.
Il punto è questo: il fondo del lago si trova quasi dieci metri più in basso rispetto al greto del Tagliamento, che scorre a poca distanza. Le acque sotterranee della falda vi si riversano attraversando i sedimenti permeabili dell’antica frana. Al di sotto dei calcari c’è poi uno strato di arenarie e marne impermeabili che blocca la discesa dell’acqua, provocandone l’accumulo. Il risultato è un lago alimentato dalla stessa falda del Tagliamento, con un ricambio idrico continuo che avviene senza che nessun corso d’acqua sia visibile né in entrata né in uscita.
Curiosità: storie che questo posto si porta addosso
Un ponte che ha cambiato la storia della Prima Guerra Mondiale
Pochi metri dal lago scorre il Tagliamento, e poco distante dal lago si trova il ponte di Cornino. Nel novembre 1917, durante la ritirata italiana dopo la disfatta di Caporetto, quel ponte era uno dei tre passaggi strategici sul fiume che potevano determinare le sorti dell’esercito. Le retroguardie italiane tentarono di resistere sull’isolotto del Clapàt, in mezzo al fiume, armati di mitragliatrici e con pochissimi cannoni. I genieri italiani danneggiarono l’arcata occidentale del ponte, ma non riuscirono a distruggerlo del tutto. Nella notte tra il 2 e il 3 novembre 1917, le truppe bosniache dell’esercito austro-ungarico costruirono una passerella tra i piloni rimasti in piedi e attraversarono il Tagliamento. Con la caduta del ponte di Cornino, la linea difensiva sul fiume cedette, e il generale Cadorna ordinò la ritirata generale verso il Piave. Quel luogo, così tranquillo oggi, fu il punto esatto in cui si decise una delle pagine più dure della Grande Guerra per l’esercito italiano.
Il terremoto del 1976 e la rinascita
Forgaria nel Friuli, il comune che ospita il lago, fu tra i centri rasi al suolo dal terremoto del 6 maggio 1976, quello che i friulani chiamano “l’Orcolat”, l’orco del folklore locale. Una scossa di magnitudo 6.5 devastò la media valle del Tagliamento in pochi secondi, uccidendo quasi mille persone in tutta la regione. Forgaria fu colpita duramente: la chiesa parrocchiale originale non sopravvisse, e quasi nulla rimase in piedi. La ricostruzione che seguì diventò un modello studiato ancora oggi, il cosiddetto “Modello Friuli”: si ricostruì dov’erano le case, com’erano, ma con criteri antisismici, affidando le decisioni ai sindaci e alle comunità locali. In vent’anni il Friuli rinacque. Ed è quasi una coincidenza significativa che, a distanza di pochi anni dal terremoto, proprio a Forgaria nascesse la Riserva Naturale del Lago di Cornino: come se quella terra avesse scelto di rispondere alla distruzione con la tutela di ciò che rimaneva.
Il Progetto Grifone: la storia di un ritorno
Questa è probabilmente la storia più straordinaria che il Cornino ha da raccontare. Alla fine degli anni Ottanta, il naturalista triestino Fabio Perco lanciò il Progetto Grifone: una scommessa ambiziosa per riportare sull’arco alpino il grifone (Gyps fulvus), un avvoltoio con un’apertura alare che supera i 2,8 metri e un peso tra gli 8 e i 10 chili. In Italia era praticamente scomparso. L’obiettivo era creare qui, sulle Prealpi friulane, una colonia nidificante stabile.
Vennero liberati 75 esemplari, dotati di anelli colorati e radio trasmittenti per seguirne gli spostamenti. Fu il primo progetto di questo tipo in Italia, e le tecniche utilizzate erano inedite. Decenni dopo, i numeri parlano da soli: oltre 90 coppie nidificanti, più di 200 esemplari stanziali in inverno, e in alcuni periodi dell’anno fino a 400 grifoni osservati contemporaneamente in volo sopra la riserva. La colonia del Cornino è oggi l’unica sull’intero arco alpino in costante crescita, e funge da punto di riferimento per i movimenti dei grifoni tra Europa occidentale e orientale, tra le Alpi e i Balcani. D’estate, molti individui si spostano verso la Croazia o gli Alti Tauri in Austria, per poi tornare qui a nidificare.
Curiosità nella curiosità: ogni anno, la sera della Vigilia di Natale, i sub dell’ASD Friulana Subacquei allestiscono un presepe galleggiante sulla superficie del lago. Una tradizione che dura ormai da oltre cinquant’anni.
Dove ho mangiato
Ci siamo fermati per pranzo al ristorante Ai Glicini, situato a poca distanza dal centro visite. Abbiamo gustato un antipasto misto di affettati e formaggi, seguito da un primo e un secondo piatto. Non abbiamo preso il dolce. Il cibo era di ottima qualità, la cottura buona e il personale molto cordiale. Ci siamo trovati davvero bene.
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Cosa ho visitato
Il sentiero che circonda il lago è semplice, adatto davvero a tutti: circa 2,5 chilometri percorribili in meno di un’ora (soste escluse), con dislivello minimo. Vale ogni passo.
Il Centro Visite è il cuore della riserva. Qui puoi osservare da vicino i grifoni nelle voliere – quelli che, per un infortunio o altro motivo, non possono tornare liberi – e usare il cannocchiale per seguire i movimenti della colonia selvatica sulle pareti rocciose. C’è anche un piccolo museo dedicato al Progetto Grifone, con la storia della reintroduzione raccontata bene e senza fronzoli. Oltre ai grifoni, la riserva ospita altri rapaci e la fauna locale.
Dal Centro Visite si attraversa un ponte sospeso sopra la strada provinciale e si accede alla Riserva Naturale sulle rive del Tagliamento: 478 ettari di diversità ambientale, con un punto panoramico da cui, nelle giornate limpide, si vede fino al mare Adriatico. Da lassù puoi anche osservare il volo dei grifoni dall’alto, che è tutt’altra cosa rispetto a vederli da terra.
Come arrivare e dove parcheggiare
Il parcheggio principale si trova lungo la Strada Provinciale 72, nel paese di Cornino. È abbastanza ampio da ospitare anche i camper. Da lì una comoda strada pedonale porta direttamente al Centro Visite, da cui si sviluppano tutti i percorsi, sia verso il lago sia verso la riserva sul Tagliamento.
I droni sono vietati. Tienilo presente se viaggi con uno in borsa.








