CF MOTO 1000 MTX

Motocicletta CF Moto 1000 MTX verde in un paesaggio desertico con il volto di un uomo a destra.

Buongiorno Mondo!

Ma che figata pazzesca questa CF Moto 1000 MTX! Me la sono goduta come un bambino al luna park, e te lo dico subito, è una bestia che sa il fatto suo. Se sei qui per capire se questa moto fa per te, mettiti comodo perché oggi ti porto nel mio mondo, quello di un motoviaggiatore che le moto non le recensisce, ma le vive, le strapazza e te le racconta con il cuore in mano.

Guarda la video recensione completa qui: https://youtu.be/iQB2wAKrMZ8?si=VtDz0jZb9CfpRpUX

Sotto il vestito, tanta sostanza!

Allora, partiamo subito dal concreto, dai numeri che fanno girare la testa e dalle soluzioni tecniche che la rendono così interessante. La CF Moto 1000 MTX è spinta da un bicilindrico parallelo da 946,2 cc, un motore sviluppato direttamente da CF Moto, di derivazione KTM che sprigiona ben 83 kW (112,9 CV) a 8.500 giri/min e una coppia massima di 105 Nm a 6.250 giri/min. Non è una moto di passaggio, ha numeri veri, una base tecnica importante e una potenza più che sufficiente per affrontare qualsiasi viaggio, dal turismo veloce all’utilizzo quotidiano.

Moto da avventura CFMOTO verde e nera vista di profilo su sfondo bianco.
La nuova CFMOTO 450MT, una moto adventure versatile ideale per il fuoristrada e i lunghi viaggi.

Il peso in ordine di marcia si attesta sui 222 kg, che per una maxi-adventure è un valore davvero interessante, e a secco siamo a 206 kg. La capienza del serbatoio è generosa, 22,5 litri, il che fa ben sperare in lunghe cavalcate senza l’ansia del benzinaio. L’altezza sella è di 870 mm, che può sembrare tanta, ma come dico sempre, non basta leggere la scheda, bisogna salirci sopra e sentirla tua. È una moto che ha un’impostazione adventure vera, con una ruota anteriore da 21″ e posteriore da 18″ che la rende molto interessante anche per chi ama uscire dall’asfalto ogni tanto.

Il prezzo? Beh, qui CF Moto cala un asso che fa tremare la concorrenza. Il listino è di € 10.490 f.c., ma al lancio si può trovare in promozione a € 9.990 f.c. Per una moto con questa dotazione, è un vero affare, credimi.

La Prova: Arroganza e Precisione, una Goduria su due Ruote!

Appena salito in sella alla CF Moto 1000 MTX, ho sentito subito la differenza rispetto alla 800. Il motore è decisamente arrogante, si sente tutta la sua potenza e quei 115 cavalli (112,9 CV per la precisione) ti tirano fuori dalle curve con una spinta vigorosa che ti strappa un sorriso da un orecchio all’altro. Non ha vuoti di potenza, è costante, bella liscia, esplode velocemente e ti dà quella sensazione di avere sempre la risposta giusta sotto il polso. È potente, sì, ma gestibilissima, un giusto compromesso tra potenza e goduria pura, senza mai farti sentire che la moto ti scappa via di mano.

Il cambio è molto preciso, un po’ più rigido rispetto alla 800, ma anche meno sensibile, il che lo rende più facile da gestire. E il quick shift bidirezionale? Lavora benissimo, sia a salire che a scendere, un vero piacere nell’uso sportivo e non solo. La ciclistica è super piantata, risponde benissimo, pochissime vibrazioni (solo un leggero formicolio alle pedane, ma roba da poco). È una vera goduria da guidare!

Moto adventure CFMOTO 1000MTX argento e bianca vista di profilo su sfondo bianco.
La nuova CFMOTO 1000MTX, una moto adventure versatile progettata per l’esplorazione su strada e fuoristrada.

Il display touch da 7 pollici (alcune fonti parlano anche di 8 pollici) è un vero tablet per dimensioni e funzionalità. Hai tre riding mode preimpostati: Standard, Pioggia e Fuoristrada, tradotti in italiano, una piccolezza ma che ti fa sentire a casa. Ma la vera chicca è la modalità “Tutto Terreno”, pensata per percorsi misti, che ti dà più libertà al posteriore rispetto alla Standard, ma è meno restrittiva dell’Off-Road puro. Deve essere proprio una figata! E con l’app CF Moto puoi anche personalizzare la Master Mode, con sei livelli per ciascun parametro e fino a 36 combinazioni diverse per l’erogazione. Una bomba!

La dotazione di serie è ricchissima: manopole e sella riscaldate (non so se di serie o predisposizione, ma ci sono!), cruise control, fari full LED, prese USB e USBC, cupolino regolabile in altezza. Tutte cose che fanno la differenza in viaggio. E l’acceleratore è sensibilissimo, ogni tua richiesta viene esaudita all’istante. Ah, e c’è anche la luce della frenata d’emergenza, un tocco di sicurezza in più che non guasta mai.

In off-road, questa moto richiede “pelo sullo stomaco”. Puoi andarci piano e godertela, ma se vuoi sfruttare tutta la sua potenza e le sue capacità, devi avere un gran manico. Ma la cosa sorprendente è come ti infonde fiducia: è ben piantata, ti dà confidenza anche quando apri il gas in uscita di curva.

Cosa Migliorare

Se proprio devo trovare il pelo nell’uovo, la colorazione verde di questo esemplare non mi ha fatto impazzire, ma è un gusto puramente personale. Per fortuna ci sono tantissimi kit per wrapparle e anche la possibilità di personalizzarli. Alcuni hanno segnalato che l’ABS potrebbe intervenire un po’ presto per i piloti più sportivi, ma è comunque ben tarato anche per l’off-road, specialmente disattivando l’ABS posteriore o usando la modalità All-Terrain..

Ciclistica e Freni: Affidabilità e Controllo

Il reparto sospensioni è affidato a KYB completamente regolabili. All’anteriore troviamo una forcella a steli rovesciati da 48 mm con 230 mm di escursione, mentre al posteriore c’è un monoammortizzatore, anch’esso regolabile nel precarico e nell’idraulica. L’escursione alla ruota è di 230 mm su entrambi gli assi, che sono numeri da vera enduro. Le regolazioni della forcella anteriore permettono di intervenire su compressione, estensione e precarico molla, offrendo un’ampia possibilità di settaggio. Le sospensioni lavorano molto bene, copiano le asperità della strada in modo eccellente e sono abbastanza sostenute e rigide, ma ovviamente puoi regolarle come preferisci. C’è anche un ammortizzatore di sterzo a 20 livelli di regolazione, ben in vista, che aumenta la stabilità quando il ritmo si alza.

L’impianto frenante è Brembo, con un doppio disco anteriore da 320 mm e pinze radiali a quattro pistoncini, e un disco singolo posteriore da 260 mm con pinza a doppio pistoncino. Il tutto è coadiuvato da un sistema ABS a doppio canale Bosch, con funzionalità cornering e controllo di trazione regolabile o disattivabile per l’uso più spinto. Un set di freni che ti dà una frenata efficace e un ottimo feedback.

I pneumatici di serie sono i Pirelli Scorpion Rally STR, super conosciuti e adatti all’impiego misto asfalto-terra.

Conclusioni e Autonomia per Veri Viaggiatori

Mondo, questa CF Moto 1000 MTX mi ha davvero sorpreso e mi è piaciuta tantissimo. È una moto che ha carattere, che ti diverte e che ti accompagna con sicurezza su qualsiasi percorso. È potente, ben dotata, rifinita e offre un rapporto qualità-prezzo davvero imbattibile. È una maxi-adventure moderna, multiterrain, con un motore bicilindrico potente e una ciclistica pensata per viaggiare, affrontare sterrati leggeri e percorsi misti.

Per quanto riguarda l’autonomia, con un serbatoio da 22,5 litri e un consumo dichiarato di 21,7 km/l(secondo il ciclo WMTC), l’autonomia stimata è di circa 488 km (22.5 L * 21.7 km/L). Questo la posiziona ai vertici della categoria per i grandi raid, come confermato anche da alcune prove che parlano di oltre 450 km di autonomia in condizioni di guida complete. Ti permette di fare lunghe tratte senza pensieri, il che per un motoviaggiatore come me è fondamentale!

Il mio consiglio spassionato è questo: trovati un concessionario CF Moto, vai a provarla. Sentirai sulla tua pelle quello che ti ho raccontato.

Ciao Mondo, alla prossima avventura!

Caporetto in moto

Uomo in divisa storica italiana con moto Bianchi indica l'osservatore su sfondo montano di Caporetto.

Buongiorno mondo! Oggi ti porto a fare un giro che è un mix perfetto tra storia, adrenalina e paesaggi spettacolari. Iniziamo questo viaggio da un luogo che, per l’Italia del 1917, rappresentava l’ultima speranza: la sponda ovest del Tagliamento.

Guarda il video completo qui: https://youtu.be/OtWIOomphbI

Parto proprio da qui, dove i ponti vennero fatti saltare per fermare l’avanzata nemica dopo quella che avrai capito essere la disfatta di Caporetto. Ma non lasciarti abbattere dalla storia triste, perché oggi queste stesse strade sono un paradiso per noi motociclisti.

Un po’ di storia (per capire dove metti le ruote)

Nel 1917, Caporetto era territorio italiano. L’obiettivo era Trieste, ma l’Austria-Ungheria, sentendosi alle corde, chiese aiuto alla Germania. I tedeschi inizialmente li snobbarono — “ma ‘sti contadini cosa vogliono da noi?” — ma poi capirono che se l’Italia avesse sfondato a Trieste, sarebbero caduti tutti.

Il 24 ottobre 1917, alle due del mattino, l’Austria entrò a gamba tesa insieme ai tedeschi. Cadorna dovette ordinare la ritirata verso il Tagliamento. I ponti dovevano saltare per fermare gli austriaci, e saltarono davvero, spesso con la gente ancora sopra. Un macello che deve essere stato terribile. Ma oggi quel confine è un luogo di pace e curve meravigliose che ti aspettano.

Da Gorizia alla Slovenia: la gola dell’Isonzo

Dopo un passaggio veloce per il centro di Gorizia (te lo consiglio per un bel girettino o un aperitivo), puntiamo verso Nova Gorica e passiamo il confine.

Appena superata la città e costeggiando l’Isonzo, ti trovi in una strada che è veramente bellissima. La strada corre dentro una gola, un continuo destra-sinistra tutto da percorrere in moto. L’acqua dell’Isonzo lì sotto ha un colore incredibile, ma presta attenzione perché ti vien proprio voglia di dargli giù, e ho incrociato tanti motociclisti belli lanciati.

Lungo il percorso passerai vicino a Bovec, dove da ragazzino andavo a fare rafting. Il fiume lì è bello cattivello e aggressivo, ci si diverte parecchio. Seppur ancora non facesse proprio caldissimo, ho visto gente coraggiosa già in riva al fiume per un tuffo!

Caporetto e il rientro da Tarvisio

Arrivato a Caporetto, ti consiglio di fermarti. Sopra l’abitato c’è tutto un percorso storico, un trekking da fare molto bello, magari un giorno ci torno col Beluga (il nostro camper) e ti porto su a vedere le trincee. C’è anche l’ossario per ricordare la battaglia, ma a noi interessa principalmente questa strada che è meravigliosa.

Dopo uno spuntino veloce — ho mangiato due specie di hot dog fatti con la pasta sfoglia, davvero buoni — mi sono rimesso in sella in cerca di un bar per un caffè. Se cerchi una “sala giochi” naturale, questa è la strada per te. Scorci meravigliosi e, salendo verso Tarvisio, ho trovato ancora un po’ di neve a bordo strada! Non ho resistito: ho dovuto mettere il piedino sulla neve come i bambini.

Info Pratiche e Traccia GPX

Il giro si conclude scendendo verso casa attraverso Osoppo, tra statali e curve in galleria davvero simpatiche.

  • Il consiglio: Goditi la strada dell’Isonzo, ma occhio alle curve, sono da percorrere con la testa.
  • Curiosità: Se ti serve benzina, in Slovenia siamo lì con i prezzi, ma vale la pena per il paesaggio.

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    Kawasaky Versys 650 dopo 40.000km

    Kawasaky Versys 650

    Buongiorno Mondo,

    Oggi voglio raccontarti della mia incredibile esperienza con la Kawasaky Versys 650 del 2019, dopo aver percorso 40.000 chilometri (non sono tanti, ma neanche pochi). Ho affrontato ogni tipo di terreno immaginabile, dall’asfalto liscio alle strade sterrate, passando per ghiaia e superfici scivolose. L’ho portata anche nella sabbia. Ho guidato sotto la pioggia battente, attraversato nevicate, sfidato venti fortissimi, nebbie da paura e superato tappone spaccaossa (la piu’ lunga da oltre 1000km con tre soste da mezz’ora l’una).

    Sempre mantenuta al massimo delle sue prestazioni, con tagliandi effettuati regolarmente, accurata pulizia e lubrificazione della catena, oltre a tutte le altre manutenzioni necessarie per garantire che mi accompagnasse e mi accompagni in ogni esplorazione con il massimo della sicurezza e affidabilità. Unica manutenzione straordinaria di cui ha avuto bisogno, è stato il cambio del cavo frizione perché era diventato un po’ duretto e ho dovuto far revisionare la pompa del freno anteriore. Oltre a questo, tagliandi, regolazione gioco valvole come da programma, 2 cambi trasmissione e 2 treni gomme (3 se contiamo quelle di primo equipaggiamento)

    Kawasaky Versys 650
    kawasaky versys 650 montenegro

    Ho apportato pochissimi aggiornamenti, ma necessari alle mie esigenze: ho aggiunto il cavalletto centrale per la manutenzione della catena in viaggio, una griglia parasassi al radiatore, l’attacco per la borsa da serbatoio, portapacchi e attacco per bauletto. Ultimamente ho aggiunto le manopole riscaldate, accessorio che non ritenevo necessario avendo guanti invernali riscaldati, ma due occasioni sotto la pioggia estiva , una in Piemonte e una in Bosnia, mi hanno fatto ricredere….. le manopole riscaldate sono utili anche e soprattutto in estate e nelle mezze stagioni… ma questo è un altro capitolo della storia!

    Come mi sono trovato con questa avventuriera? Direi bene, senza ombra di dubbio.

    Kawasaky Versys 650 tourer plus
    kawsaky e tenda

    Affidabile e facile da usare, molto ben bilanciata nel peso, offre una potenza modesta che risulta comunque più che adeguata, evitando la sensazione di desiderare ulteriori cavalli. Questo è un aspetto cruciale che mi impedisce di trovare una valida sostituta, e, ad essere sincero, non sto nemmeno cercando di trovarne una.

    Vibrazioni si, ci sono, mai invasive, però sempre presenti…. Sella comoda ma non troppo… sicuramente migliorabile. Le sospensioni lavorano veramente bene, sia all’anteriore che al posteriore. Ci ho messo un pò a cucirmele addosso (anteriore regolabile, posteriore solo al precarico)… ma poi non ho avuto mai la sensazione di ondeggiamento, di spostamento strano di masse o di incertezza in inserimento, percorrenza e uscita di curva.

    Caricata come un mulo, mi ha permesso di vivere tantissime avventure in questi anni…. considera che ha trascorso con me gli anni di restrizione 2020-2022.. altrimenti i kilometri sarebbero molti, molti di piu’.

    Anche in assetto da viaggio, e io viaggio con tutte le comodità appresso, non si scompone mai… mai un’esitazione.

    Versys sulla neve
    kawasaky versys 650 monte zoncolan

    In Montenegro mi sono trovato ad affrontare un vero e proprio guado in città durante un’alluvione… la moto è stata sommersa fino quasi alla sella…. ma mi ha portato fuori… a riprova che i cavalli che ha nel motore bastano e avanzano per avventurarsi nel mondo. Ecco, a proposito, un problema che ho avuto è che con quella immersione, mi si è bruciato il sensore contamarce… ma non lo conto come difetto perchè la moto è comunque operativa e non dà nessun tipo di problema.

    Fortunatamente non mi è ancora mai successo di aver bisogno di pezzi di ricambio, quindi non ti so dire se sono facili o meno da reperire, soprattutto fuori dall’Europa. In realtà non l’ho ancora mai portata fuori dall’Europa (geografica).

    Cosa non mi è piaciuto? Ti sembrerà assurdo… ma è proprio la sua affidabilità. Mai una scodata, mai un’esitazione sulla frenata, mai un movimento scomposto… mai un’incertezza nell’accensione o qualsiasi altra cosa. Direi noiosa da quanto si comporta bene.

    kawasaky tempesta in arrivo
    kawasaky tempesta in arrivo

    Una moto veramente emozionante è stata la Guzzi Breva 1100 ad esempio…. quella si era un’incognita ad ogni uscita, ogni scalata, ogni staccata… ma se ti interessano racconti di quella moto…. fammelo sapere.

    La Kawa no, non è votata all’emozionare. E’ una compagna affidabile. E’ quella cosa che ti lascia lo spazio per te stesso… per goderti il paesaggio, il viaggio. Non devi pensare a lei, e lei che pensa a te! Sai che quando hai bisogno, lei è li, sempre pronta… dai 45 gradi ai -15, dal sole alla pioggia, dal mare alla montagna…. non si lamenta mai e ti perdona quando sbagli, quando osi troppo. Asfalto, polvere, sassi… lei và… carica come un mulo greco…. non si ferma mai!

    Pneumatici Dunlop Mutant… trasmissione DID…. e Vaiana (questo è il nome che mia figlia a dato alla mia Versys) è pronta per qualsiasi terreno.

    Ha l’anteriore da 17, ma lei non lo sa… ed io di certo non vado a dirglielo. Si crede una maxi enduro….

    kawasaky sassaia
    La versys nel greto del fiume

    Ci sono moto migliori? Ovvio! Ci sono moto con piu’ cavalli, piu’ leggere, con il 19 all’anteriore…. Se parli con 100 persone, avrai 100 moto migliori al mondo! Ma io no, non mi affeziono ne al marchio ne al modello…. semplicemente in questo momento questa è la moto giusta per le mie esigenze…. come lo era il CBR, il Ninja, la Breva, il Caballero, la Royal e tutte le altre moto che mi hanno accompagnato in posti meravigliosi. Addiritura il Downtown ha avuto il suo giusto periodo nella mia vita…. e chissà… domani potrebbe essere il momento del Ciao.

    Quando parli al bar di moto…. ascolta ma non assimilare. Non assimilare l’idea che se non hai almeno 120cv non ti diverti (prova una motard 500 2t)… non assimilare l’idea che se non hai una moto da 250kg non puoi viaggiare (Itchy Boots sta viaggiando in lungo e largo nel mondo con moto leggere da 25 cv… i tuoi amici esperti da bar… neanche sanno dove si trovano quei posti… o cosa significa imbarcare la moto in una zattera). Quando ti dicono di capire prima cosa vuoi dalla moto e poi decidere…. ricordati che Simone (Stepsover) ha attraversato il deserto in sella ad un CBR!

    Pranzo con kawasaky
    Pranzo con kawasaky

    Non esiste la moto perfetta… esiste la moto giusta per quel determinato momento!

    Ciao Mondo!!!

    Se hai domande in merito a questa moto, contattami pure, e appena possibile ti risponderò volentieri!

    Kawasaky a Limone del Garda
    Kawasaky a Limone del Garda
    kawasaky versys nel bosco
    Nel bosco con la versys 650
    Versys nel Tagliamento
    kawasaky versys in riva al Talgiamento

    Giudare la moto carica

    Motociclista con casco e bagagli su strada panoramica al tramonto, vista mare e montagne. Luce dorata e colori caldi.

    Buongiorno Mondo,

    Quando sei in sella, carico di bagagli, magari dopo 600 km, la “staccata al limite” non serve a nulla. Quello che serve è preservare le energie e danzare tra le curve.

    Curve, Bagagli e Zen: L’Arte della Guida Fluida in Viaggio

    Hai presente quella sensazione di lotta con la moto quando la strada si attorciglia e le valigie sembrano pesare una tonnellata? Ecco, dimenticatela. Oggi parliamo di come trasformare ogni tornante in un passo di danza. Perché viaggiare in moto non significa arrivare primi, ma arrivare col sorriso.

    Il segreto non è nella manetta, ma nella testa e negli occhi. Non è una lezione da pista, ma uno spunto per la “guida fluida” (il famoso Flow). Quando si viaggia carichi, l’aggressività non serve; serve l’armonia per stancarsi meno e godersi il panorama.


    Approfondimenti Tecnici

    Eccoci qui a smontare il primo e forse più importante tassello del nostro puzzle. Quando guidi la tua moto per andare al lavoro è una cosa; quando la guidi carica come un mulo per raggiungere Capo Nord o le curve della Sardegna, è un altro animale.


    1. La Fisica del Viaggiatore: Il Baricentro e l’Inerzia

    Hai mai notato che la tua moto, quella che conosci a memoria, improvvisamente sembra non volerti ascoltare quando parti per le vacanze? Non sei tu che hai disimparato a guidare. È la fisica che ha cambiato le regole del gioco.

    Quando monti il tris di valigie (laterali più bauletto) e magari aggiungi una sacca a rollo sulla sella del passeggero, stai alterando radicalmente l’equilibrio per cui la moto è stata progettata.

    Il “Mistero” del Baricentro

    In configurazione standard, il baricentro della moto si trova generalmente basso e centrale, tra il motore e il serbatoio. Questo permette alla moto di “cadere” in curva e rialzarsi con agilità. Aggiungendo 30 o 40 kg di bagagli sul retrotreno, sposti questo punto cruciale indietro e in alto.

    Cosa comporta questo spostamento?

    1. L’effetto “Chopper”: Il peso extra sul posteriore schiaccia l’ammortizzatore (se non lo hai precaricato correttamente). Questo fa abbassare il sedere della moto e, di conseguenza, sollevare il muso. La forcella si estende e l’angolo di sterzo si apre. In pratica, stai guidando con la geometria di una custom americana: la moto diventa stabilissima in rettilineo, ma pigra e lenta a scendere in piega.
    2. L’Avantreno “Galleggiante”: Con meno peso che preme sulla ruota anteriore, l’impronta a terra dello pneumatico diminuisce leggermente. Lo sterzo diventa leggerissimo, quasi “vagabondo”. Ti sembra di perdere sensibilità (feedback), come se tra le tue mani e l’asfalto ci fosse un filtro ovattato.

    L’Inerzia

    Qui entriamo nel tecnico, ma è fondamentale per capire il feeling. Immagina una pattinatrice sul ghiaccio: quando tiene le braccia strette al corpo, gira velocissima. Quando le allarga, rallenta. Le tue valigie laterali sono come le braccia aperte della pattinatrice.

    Aumentando la massa lontano dal centro di rotazione della moto, aumenti la sua inerzia

    • Per entrare in curva: La moto oppone resistenza. Ci vuole più energia e più tempo per farle iniziare la piega.
    • Per uscire dalla curva: Una volta in piega, la moto “vuole” restarci. Ci vuole più fatica per raddrizzarla, specialmente nei cambi di direzione rapidi (le “S”). Io utilizzo “il colpetto”, ovvero un colpetto secco al freno anteriore mentre sto uscendo dalla prima curva, così facendo la moto si rialza e sono pronto ad impostare la seconda curva.

    Il Bauletto: Il Nemico Silenzioso

    Il bauletto posteriore è il più insidioso. Essendo posizionato molto in alto e a sbalzo oltre l’asse della ruota posteriore, agisce come un pendolo invertito. Ogni movimento dello sterzo viene amplificato dalla massa lassù in alto, creando oscillazioni che possono innescare ondeggiamenti alle alte velocità o rendere la moto goffa nei tornanti stretti.


    La Soluzione Zen: Accompagnare, non Forzare

    Hai capito che la tua moto ora è una “nave”, non più un motoscafo sportivo. Se provi a guidarla con aggressività, strattonando il manubrio per buttarla giù velocemente, innescherai solo oscillazioni e instabilità. Le sospensioni cariche andranno in crisi e tu ti stancherai le braccia in dieci minuti.

    Ecco come adattare la tua guida (il Flow):

    1. Anticipa Mentalmente (Il tempo di reazione): Dato che la moto ci mette più tempo a reagire, tu devi dargli l’ordine prima. Non aspettare di essere dentro la curva. Inizia la preparazione alla curva (rilascio gas, posizionamento) un secondo prima del solito. Devi “chiamare” la curva in anticipo.
    2. Input Morbidi e Progressivi: Usa il controsterzo (spingere sul manubrio interno alla curva, ovvero per far girare la moto a destra devi spingere con la sinistra… lo sò, è controintuitivo… ma è così che funziona….), ma fallo come se stessi accarezzando la moto, non colpendola. Una pressione dolce, costante e progressiva.
      • Sbagliato: Colpo secco sul manubrio -> La moto oscilla, il carico si sposta bruscamente, l’ammortizzatore pompa.
      • Corretto: Pressione graduale -> La moto si inclina in modo fluido, il peso si trasferisce dolcemente, l’assetto rimane composto.
    3. Usa il Corpo (Senza esagerare): Senza doversi sporgere come in MotoGP (inutile e pericoloso su strada con bagagli), aiuta la moto spostando il busto leggermente verso l’interno della curva e caricando la pedana interna. Questo aiuta a contrastare quella forza centrifuga extra generata dai bagagli e richiede meno sforzo sul manubrio.
    4. Il Rituale Sacro del Precarico: Prima ancora di partire, c’è un’azione fisica che risolve metà dei problemi. Aumenta il precarico del monoammortizzatore posteriore. Quasi tutte le moto da turismo hanno una manopola (o un settaggio elettronico). Indurendo la molla, riporti la moto al suo assetto corretto, alzando il posteriore e ricaricando peso sull’anteriore. Se non lo fai, non c’è tecnica Zen che tenga: guiderai sempre in salita.

    In sintesi: Una moto carica ha una grande inerzia. Non combatterla. Impara a sfruttare il suo momento. Una volta impostata la traiettoria con dolcezza, la moto carica sarà incredibilmente stabile, piantata a terra come un treno sui binari. Goditi questa stabilità invece di cercare un’agilità che non c’è.

    2. Lo Sguardo Predittivo: Guardare dove sarai, non dove sei

    Il segreto non è nella manetta, ma negli occhi. Sembra la frase di un biscotto della fortuna, ma è la verità tecnica più assoluta del motociclismo.

    Quando siamo freschi e riposati, guardare lontano ci viene naturale. Ma dopo 400 km di curve, o quando inizia a piovere, o quando il buio cala, il nostro istinto di sopravvivenza primordiale prende il sopravvento. Il cervello ci urla di proteggerci dall’immediato. Risultato: Lo sguardo cade. Iniziamo a guardare l’asfalto a tre metri dalla ruota anteriore.

    Questo è l’errore fatale che distrugge la fluidità. Guidare guardando la ruota anteriore è come correre guardandosi i piedi: ti sentirai sempre in ritardo, ogni curva sembrerà un’emergenza e la tua guida diventerà scattosa, piena di correzioni ansiose.

    La Tecnica del “Vanishing Point” (Punto di Fuga)

    Devi allenare i tuoi occhi a cercare costantemente il Vanishing Point. Immagina la strada come un nastro. Il punto di fuga è dove i due margini della strada (la linea bianca centrale e il bordo esterno) sembrano toccarsi e scomparire alla vista.

    Perché questo punto è la tua “Sfera di Cristallo”? Perché ti dice esattamente cosa farà la curva prima che tu ci arrivi:

    1. Il Punto si avvicina a te: La curva sta chiudendo (il raggio diminuisce). È un segnale di allarme: non accelerare, mantieni il gas parzializzato o sfiora il freno posteriore.
    2. Il Punto rimane alla stessa distanza: La curva è a raggio costante. Mantieni la piega e il gas stabile.
    3. Il Punto si allontana da te: La curva sta aprendo. Ecco il semaforo verde: puoi iniziare a raddrizzare la moto e dare gas progressivamente.

    Usare il Vanishing Point significa avere una mappa del futuro. Invece di reagire a ciò che sta succedendo ora, stai pianificando ciò che succederà tra 3 secondi. Questo elimina l’effetto sorpresa e, di conseguenza, la tensione muscolare.

    La Fissazione del Bersaglio (Target Fixation)

    C’è un altro nemico da combattere: la fissazione dell’ostacolo. La regola d’oro è: Vai dove guardi. Se in una curva vedi una buca, un sasso o un brecciolino e ci fissi lo sguardo pensando “non devo prenderlo”, ci finirai sopra matematicamente. È un meccanismo automatico di coordinazione occhio-mano.

    • L’esercizio Zen: Quando vedi un pericolo (un’auto che invade la corsia, una buca), notalo con la coda dell’occhio, ma forza attivamente il tuo sguardo a cercare la via di fuga, lo spazio libero. Gira la testa (il mento, non solo gli occhi) verso l’uscita della curva. Le tue mani seguiranno automaticamente, portando te e la moto in salvo.

    Visione Panoramica vs Visione a Tunnel

    Quando viaggiamo veloci o siamo stressati, la nostra vista tende a chiudersi a tunnel (focalizzandosi solo su un punto centrale). Per la guida turistica fluida, dobbiamo attivare la visione periferica.

    • Tieni lo sguardo “morbido”, non fisso.
    • Mentre punti il Vanishing Point, usa la visione periferica per monitorare l’asfalto, i cartelli stradali e il paesaggio.
    • Questo riduce la sensazione di velocità percepita. Ti sembrerà di andare piano, ma il tachimetro ti dirà che stai tenendo un ritmo eccellente, con zero sforzo.

    Come allenarlo nel prossimo viaggio

    La prossima volta che sei in sella e ti senti stanco o rigido:

    1. Fai un check cosciente: “Dove sto guardando?”
    2. Alza il mento. Fisicamente. Spesso guardiamo in basso perché la testa è inclinata. Tenere il mento alto costringe gli occhi a guardare l’orizzonte.
    3. Gioca a “Caccia al Punto”: entra in curva e scommetti con te stesso su dove finirà la curva basandoti solo sul punto di fuga.

    3. L’Arte della Frenata Dolce: Il Freno Posteriore come Timone

    Se hai frequentato corsi di guida in pista, ti avranno martellato sul fatto che il freno anteriore è quello che conta (circa l’80% della potenza frenante). E in pista è vero. Ma in strada, specialmente con la moto carica, il freno posteriore acquisisce un ruolo completamente diverso, trasformandosi da strumento di decelerazione a strumento di stabilizzazione e manovra.

    Il Ruolo della Stabilità

    Quando sei carico, il peso sul posteriore alleggerisce l’anteriore (come abbiamo visto nel Punto 1). Se usi solo il freno anteriore in ingresso curva, causi un brusco trasferimento di carico in avanti, comprimendo la forcella e facendo beccheggiare la moto. Questo è scomodo per te, terrificante per il passeggero e distrugge la fluidità.

    La Soluzione Fluida: L’uso parziale e continuo del freno posteriore (il cosiddetto “light Trail Braking”) in ingresso e al centro curva.

    Come Funziona il Freno Posteriore in Curva

    1. Anti-Beccheggio: Applicare il freno posteriore con dolcezza prima di iniziare la piega aiuta a bilanciare la decelerazione e a mantenere il retrotreno “schiacciato” a terra. Questo riduce il beccheggio e mantiene la moto in un assetto più piatto e neutro, garantendo che le sospensioni lavorino meglio.
    2. Stabilizzazione del Baricentro: Nei tornanti stretti, il freno posteriore ha il potere di “ancorare” la moto al terreno. Questo è cruciale quando si viaggia lenti e in pendenza. Mantenendo una pressione costante e leggera sul pedale del freno, abbassi leggermente il baricentro effettivo della moto e combatti l’inerzia laterale del carico.
    3. Il “Timone Invisibile”: Il fenomeno più utile: se applichi una frenata posteriore molto leggera mentre mantieni un filo di gas (il famoso gas parzializzato, a regime costante), le due forze si bilanciano, e la catena (o la trasmissione) rimane sempre in tiro. Questo crea una tensione sulla trasmissione che rende la moto incredibilmente stabile e aiuta l’avantreno a “puntare” meglio la corda. È come se il freno posteriore ti permettesse di stringere la curva con maggiore precisione.

    Tecnica Operativa: Il “Tocco d’Arresto”

    Non devi bloccare la ruota, ma usarlo con la stessa sensibilità che useresti con la frizione:

    • Preparazione: Avvicinandoti al tornante o alla curva stretta, decelera con il freno anteriore fino a raggiungere la velocità di ingresso desiderata.
    • Ingresso/Piegamento: Mentre inizi a piegare la moto (controsterzo leggero), rilascia completamente l’anteriore. Contemporaneamente, premi con il piede il freno posteriore, con una pressione che senti ma che non fa bloccare la ruota. Tieni il gas leggermente aperto.
    • La Fase del Flow: Mantieni quel filo di gas e il leggero freno posteriore per tutta la fase centrale della curva. Questo stabilizza la moto e ti dà un controllo millimetrico sulla traiettoria.
    • Uscita: Quando hai pieno campo visivo sull’uscita (hai trovato il Vanishing Point), rilascia il freno posteriore e aumenta gradualmente il gas, raddrizzando la moto.

    Attenzione alla Regolazione!

    Prima di adottare questa tecnica, assicurati che la leva del freno posteriore sia ben regolata per il tuo stivale. Se devi sollevare il piede o piegare troppo la caviglia per premerlo, non potrai mai essere sensibile e finirai per stancarti inutilmente.

    4. Ergonomia e Relax: Perché la tensione è il tuo peggior nemico

    Se scendi dalla moto con i tricipiti doloranti, il collo rigido o formicolio alle mani, c’è una cattiva notizia: stavi combattendo contro la tua stessa moto. La tensione muscolare è il killer silenzioso del Flow.

    Il Paradosso della Stabilità

    La moto è un oggetto fisico meraviglioso: grazie all’effetto giroscopico delle ruote e alla geometria dello sterzo (avancorsa), sopra una certa velocità vuole stare dritta e vuole assorbire le asperità. Se tu ti aggrappi al manubrio con forza (il famigerato “Death Grip”), trasformi le tue braccia in due barre rigide che collegano il manubrio alle tue spalle.

    Cosa succede quando sei rigido:

    1. Annulli le sospensioni: Ogni buca che colpisce la ruota anteriore non viene assorbita solo dalla forcella, ma si trasferisce direttamente attraverso le tue braccia rigide al tuo busto, scuotendo l’intera massa moto+pilota.
    2. Diventi un “Ammortizzatore di Sterzo” involontario: La moto cerca di auto-correggersi sulle piccole imperfezioni dell’asfalto. Se le tue braccia sono bloccate, impedisci questi micro-movimenti naturali, rendendo la moto nervosa e instabile.

    La Tecnica: Ancoraggio Inferiore, Libertà Superiore

    Devi separare il tuo corpo in due metà indipendenti.

    Dalla vita in giù (L’Ancora): È qui che ti tieni alla moto.

    • Stringi il serbatoio con le ginocchia (non stritolarlo, ma mantieni un contatto saldo).
    • Punta bene i piedi sulle pedane.
    • Nei cambi di direzione o in frenata, usa i muscoli del “core” (addominali e lombari) e le gambe per sostenere il peso del corpo. Questo toglie il carico dalle braccia. Se le tue gambe sono “molli”, finirai inevitabilmente per aggrapparti al manubrio per non scivolare in avanti.

    Dalla vita in su (La Danza): Qui devi essere liquido.

    • Gomiti piegati: Le braccia non devono mai essere tese. I gomiti devono essere flessi. Questo permette alle braccia di funzionare come una seconda coppia di ammortizzatori.
    • Mani di velluto: Immagina che le manopole siano fatte di uova fresche. Devi tenerle abbastanza da non farle cadere, ma non così forte da romperle. O immagina di tenere in mano un topolino vivo.
    • Spalle basse: La tensione porta le spalle verso le orecchie. Rilassale consapevolmente. Respirare profondamente aiuta a farle scendere.

    Il “Chicken Wing Check” (Il Test delle Ali di Pollo)

    Questo è un trucco da istruttore che puoi fare mentre guidi. Mentre sei in rettilineo o in una curva ampia a gas costante, prova a muovere i gomiti su e giù, come se stessi sbattendo le ali (“fare la gallina”).

    • Se ci riesci facilmente: Ottimo! Le tue braccia sono rilassate e stai lasciando lavorare la moto.
    • Se sei bloccato o fai fatica: Sei troppo rigido. Fai un respiro profondo, stringi il serbatoio con le ginocchia e rilassa le mani finché i gomiti non tornano mobili.

    Respirazione

    Sembra banale, ma quando affrontiamo un tornante difficile o una situazione di stress, andiamo in apnea. L’apnea crea tensione. Imponiti di espirare mentre entri in curva. L’espirazione rilassa il diaframma e, a cascata, le spalle e le braccia.

    Ergonomia della Moto

    Un piccolo appunto tecnico: a volte la tensione nasce da una moto regolata male.

    • Le leve freno/frizione sono inclinate correttamente? Dovrebbero seguire la linea naturale del braccio. Se sono troppo alte, guidi con i polsi stressati.
    • Il manubrio è troppo lontano? Se devi allungarti per raggiungerlo, sarai sempre teso. A volte basta ruotarlo leggermente indietro per cambiare la vita.

    Siamo arrivati al culmine della nostra guida Zen. Hai capito come gestire il peso, dove guardare, come frenare e come rilassarti. Ora dobbiamo mettere tutto insieme sulla striscia d’asfalto.

    La traiettoria è la firma del motociclista sulla strada. Quella “sportiva” che vedi in TV è fatta per limare i decimi di secondo. Quella che ti consiglio ora è fatta per salvarti la pelle e farti godere il viaggio.


    5. La Traiettoria Turistica: Sacrificare l’Entrata per Godersi l’Uscita

    In pista, “spigoliamo” la curva: entriamo veloci, tagliamo presto verso il cordolo interno (apice) e sfruttiamo tutta la larghezza della pista in uscita aprendo il gas al massimo. Su strada, fare questo è un errore capitale. Perché? Perché in strada non sai cosa c’è dopo la curva (un trattore? ghiaia? la curva chiude?), e c’è una linea bianca che non puoi oltrepassare in uscita.

    Se entri presto (“anticipi la corda”), la forza centrifuga ti spingerà inesorabilmente verso l’esterno in uscita. Se sei carico di bagagli, correggere quella traiettoria è quasi impossibile: finirai nell’altra corsia.

    La Tecnica del “Late Apex” (Punto di Corda Ritardato)

    La regola d’oro del Flow turistico è: Resta largo finché non vedi l’uscita.

    Ecco come disegnarla, passo dopo passo:

    1. L’Approccio: Rimani posizionato all’esterno della tua corsia (vicino alla linea centrale nelle curve a sinistra, vicino al bordo strada nelle curve a destra – facendo sempre attenzione allo sporco!).
    2. L’Attesa (Pazienza Zen): Non avere fretta di “tuffarti” dentro la curva. Resisti alla tentazione. Continua dritto (o con una piega minima) più a lungo di quanto ti verrebbe naturale.
    3. La Svolta: Solo quando i tuoi occhi (che stanno cercando il Vanishing Point) vedono finalmente l’uscita della curva e la strada che si raddrizza, allora – e solo allora – imposti la piega decisa verso l’interno.
    4. L’Uscita: Poiché hai girato “tardi”, la moto sarà già puntata verso il rettilineo successivo. Non sarai spinto verso l’altra corsia, ma ti troverai naturalmente al centro della tua, con la moto che si raddrizza da sola mentre dai gas dolcemente.

    I 3 Vantaggi per il Viaggiatore Carico

    1. Il Radar di Sicurezza (Visuale): Rimanendo largo all’ingresso, “apri” l’angolo di visuale. Vedi molto prima se c’è un ostacolo, una macchina ferma o se la curva stringe improvvisamente. In montagna, questo significa vedere un pullman in arrivo 2 secondi prima di chi “taglia” la curva. Quei 2 secondi sono la differenza tra uno spavento e un incidente.
    2. Gestione dell’Imprevisto (Margine): Se entri tardi e scopri che la curva chiude a gomito (raggio decrescente), sei nella posizione perfetta. Hai ancora tutta la tua corsia a disposizione per piegare di più. Se fossi entrato presto, saresti già al limite interno e non avresti spazio per stringere ulteriormente senza invadere l’altra corsia.
    3. Meno Tempo in Piega (Stabilità): Con questa traiettoria, la fase di massima inclinazione dura meno. La moto sta dritta più a lungo in frenata, gira rapida (ma fluida), e torna dritta prima. Meno tempo passi “sulle spalle” delle gomme a pieno carico, più sei stabile e meno stressi la ciclistica.

    Rotondità vs Spigolosità

    Mentre in pista cerchiamo lo spigolo (V-shape) per massimizzare l’accelerazione, con i bagagli cerchiamo la U-shape (la rotondità). Non cercare l’accelerazione bruciante in uscita. Cerca la conservazione della velocità. Una traiettoria rotonda e ritardata ti permette di non dover frenare forte e di non dover accelerare forte. È la guida del “minimo sforzo, massimo risultato”.

    Fonti e Riferimenti

    Le informazioni tecniche di questo approccio derivano da una sintesi di:

    1. Roadcraft: The Police Rider’s Handbook: Il manuale della polizia britannica, considerato la bibbia della guida sicura su strada (sistema IPSGA).
    2. Keith Code – A Twist of the Wrist II: Per i concetti di stabilità della moto e gestione dell’acceleratore (adattati alla strada).
    3. Lee Parks – Total Control: Per la fisica delle sospensioni e la gestione del carico.

    Per Approfondire: Cosa Leggere e Guardare

    Per interiorizzare questi concetti, ti suggerisco di guardare questi contenuti prima della tua prossima partenza:

    Video Consigliati (YouTube):

    • CanyonChasers – “Why We Trail Brake”: Spiega benissimo perché usare i freni in curva è più sicuro che non usarli, con un focus sulla guida stradale.
    • MotoJitsu – “Low Speed Maneuvers”: Fondamentale per capire come gestire peso e frizione/freno posteriore nei tornanti lenti.
    • FortNine – “The Physics of Countersteering”: Per capire cosa succede davvero quando spingi sul manubrio (anche se sai guidare, la visualizzazione fisica aiuta la fluidità).

    Articoli e Libri:

    • “Proficient Motorcycling” di David L. Hough: Un classico assoluto sulla sopravvivenza e la fluidità nel traffico e in viaggio.
    • Articoli sul “The Pace” di Nick Ienatsch: Un concetto di guida che predilige la scorrevolezza e la minimizzazione dell’uso dei freni tramite una gestione perfetta dell’ingresso in curva.

    EICMA 2025: Il Tuo Biglietto per il Futuro delle Due Ruote

    EICMA 2025

    Buongiorno Mondo, oggi ti porto virtualmente con me a un evento che ha riscritto le regole del gioco: l’EICMA 2025.

    Non si è trattato di una semplice fiera, ma della “piena consacrazione del passaggio da fiera a evento espositivo globale e attrattivo,” come hanno giustamente sottolineato i vertici di EICMA. Quest’edizione, l’82ª per la precisione, ha segnato un successo incredibile, non solo per i numeri da capogiro, ma per la qualità, l’adrenalina e le tendenze che hanno definito il futuro che ti aspetta in sella.

    Sei pronto a tuffarti nei dati che hanno reso EICMA 2025 un successo senza precedenti e a scoprire cosa cambierà nel tuo garage? Partiamo!


    1. Il Trionfo dei Numeri: Un Successo che Raddoppia

    I numeri non mentono mai, e quelli di EICMA 2025 sono un vero e proprio bollettino di salute per il settore. Ti basti pensare che, rispetto all’edizione della ripartenza post-Covid del 2021, praticamente tutto è raddoppiato: visitatori, espositori e superficie occupata.

    Ecco una sintesi che ti dà l’idea della portata di questo evento:

    IndicatoreValoreImpatto per il Settore
    Presenze ComplessiveOltre 600.000Segnale di straordinaria vitalità del mercato.
    EspositoriOltre 730Massima copertura del panorama industriale mondiale.
    Paesi Espositori50Piattaforma di business realmente globale.
    Operatori B2B AccreditatiOltre 43.000Alto tasso di opportunità di business e partnership.
    Incremento Operatori Esteri (vs 2024)+28%Visibilità e ROI (Ritorno sull’Investimento) senza pari per i brand.
    Professionisti MediaOltre 8.200Garanzia di una copertura mediatica globale da 67 Paesi.
    Superficie TotaleOltre 300.000 mqLa più grande esposizione di sempre.

    L’aumento del 28% degli operatori B2B (Business-to-Business: sono aziende, professionisti e altre organizzazioni che effettuano transazioni commerciali, vendita di prodotti, servizi, ecc. esclusivamente con altre imprese, invece che con i consumatori finali) provenienti dall’estero non è solo una statistica, ma la prova che EICMA è il luogo dove si stringono gli affari che modellano il tuo prossimo acquisto. I 43.000 operatori B2B da 167 nazioni certificano Milano come l’autentica capitale mondiale delle due ruote.


    2. Oltre la Vetrina: Esperienze che Fanno la Storia

    EICMA non è stata solo una sfilata di moto nuove, ma un vero e proprio ecosistema di esperienze, capaci di trasformare una visita in un ricordo indelebile.

    MotoLive: Adrenalina Pura per il Ventesimo

    L’arena esterna MotoLive ha compiuto 20 anni con la sua massima estensione di sempre: oltre 60.000 mq di pura adrenalina. Dalle Gare Ufficiali che mi hanno fatto sognare, agli Show Acrobatici mozzafiato, fino alla Champions Charity Race trasmessa in diretta TV che ha unito dodici leggende del motorsport per beneficenza. Se cerchi emozioni forti, questo è stato il cuore pulsante dell’evento.

    Champion Charity race
    alcuni tra i piloti migliori nel panorama del racing

    “Desert Queens”: Il Mito della Dakar in Italia

    Un’operazione culturale che mi ha particolarmente colpito è stata la mostra “Desert Queens”, realizzata in collaborazione con ASO (Amaury Sport Organisation). Per la prima volta in Italia, il mito della Dakar ha preso forma, e oltre 42.000 persone si sono immerse in questo viaggio. Abbiamo potuto ammirare 31 moto originali che hanno fatto la storia, dalla leggendaria Yamaha XT500 vincitrice della prima edizione (1979) fino alla modernissima KTM 450 Rally del 2025. Un vero e proprio omaggio alla passione e all’avventura che tanto amiamo noi di unposticino.it.

    Tiziano RallyPov
    un incontro piacevole con Tiziano,

    Il valore di questa iniziativa è stato amplificato dalla presenza e dal contributo diretto di figure centrali della community: non solo un’esposizione statica, ma un palcoscenico di racconti vivi. Siamo stati immersi nell’atmosfera della Dakar grazie anche a Tiziano di RallyPov che, contribuendo in prima persona all’organizzazione di questo evento, è salito sul palco insieme al suo compagno di avventure Cesare. I loro interventi hanno arricchito il palinsesto con la viva voce della passione, raccontando aneddoti e retroscena interessanti che hanno dato spessore umano e autenticità alla leggenda del rally raid più famoso al mondo. Un modo eccellente per unire la storia esposta al mito vivo.

    Cesare Zacchetti
    Due chiacchiere con Cesare Zacchetti

    Il Ponte verso il Digitale e la Città

    EICMA ha guardato al futuro con due aree strategiche:

    • Y.U.M. (Your Urban Mobility): 4.000 mq dove migliaia di persone hanno potuto testare gratuitamente oltre 40 veicoli per la mobilità urbana (scooter, ciclomotori, quadricicli).
    • Area Gaming: La più grande mai realizzata, con otto simulatori di ultima generazione. Una mossa vincente per coinvolgere le nuove generazioni e creare un ponte tra il brivido della pista reale e quello del digitale.

    3. Le Tendenze che Guideranno il Tuo 2026

    Il momento clou di EICMA è sempre la presentazione delle novità. Quest’anno sono emerse tre macro-tendenze che tu, appassionato di viaggi, non puoi ignorare.

    L’Ascesa Inarrestabile dell’Asia

    Dimentica la vecchia etichetta “solo prezzo”. I brand asiatici, guidati da nomi come CFMoto, QJ Motor e la debuttante ZX Moto (fondata da Zhang Xue che diresse la Kove al debutto), hanno mostrato una leadership tecnologica impressionante.

    CFMoto, ad esempio, ha alzato l’asticella con la SR-RR V4 Prototype, una superbike con oltre 210 CV e, per la prima volta, aerodinamica attiva! E per te che ami l’avventura, la 1000 MT-X si è presentata come una maxi-adventure senza compromessi, con componentistica premium.

    CF Moto 1000 MTX
    la 1000 MTX di CF Moto esageratamente potente

    L’Innovazione al Servizio della Facilità di Guida

    I marchi storici hanno risposto con mosse strategiche focalizzate sull’usabilità e sull’espansione del mercato.

    • Honda ha introdotto la frizione elettronica E-Clutch di serie sulla nuova Transalp 2026!
    • BMW ha risposto con la frizione centrifuga ERC (Easy Ride Clutch) sulla F450 GS, un sistema che mantiene comunque la leva manuale per la massima versatilità.

    Queste tecnologie non sono semplici gadget, ma mosse intelligenti per rendere il motociclismo più accessibile e meno stancante, soprattutto nei lunghi viaggi o nel traffico urbano.

    BMW 450 GS
    La tanto attesa BMW 450 GS

    Icone Rinnovate e Nuovi Segmenti

    Il segmento adventure ha visto l’introduzione della BMW F450 GS (perfetta per le patenti A2) e gli affinamenti sulla Moto Guzzi Stelvio 2026 con aerodinamica migliorata e radar posteriore opzionale, un plus non da poco per la sicurezza in viaggio. Kawasaki, invece, ha fatto tornare l’iconica KLE 500, reinterpretata con un moderno motore bicilindrico.


    4. Il Verdetto Finale: Un Nuovo Standard di Riferimento

    EICMA 2025 è stato un punto di svolta. Ci ha mostrato chiaramente che il motociclismo del futuro sarà:

    1. Ibrido: Con l’integrazione sempre maggiore tra esperienza fisica (MotoLive) e digitale (Area Gaming).
    2. Tecnologico: Con una competizione serrata tra costruttori, dove l’innovazione è la chiave per l’usabilità quotidiana.
    3. Globale: Con i brand asiatici che non solo sono in gara, ma stanno dettando l’agenda tecnologica.

    La passione e la cultura, veicolate da iniziative come “Desert Queens” e lo slogan “That’s Amore” con un cuore formato dalla traccia di uno pneumatico, si confermano le leve strategiche più potenti per coinvolgere la community.

    In conclusione, se ti è piaciuto questo riassunto, sappi che EICMA 2025 ha definito un nuovo e altissimo standard. L’appuntamento per vedere le nuove tendenze è già fissato per la prossima edizione, dal 3 all’8 novembre a Fiera Milano Rho.

    Hai già la tua prossima meta in mente? Spero che la tua avventura sia ricca di emozioni!

    Bivacco in moto

    Visto che sarà un articolo lungo, se non sei amante della lettura, evidenzio le parti cruciali così risparmi un sacco di tempo. Perdi il contesto… ma dovrebbe essere comunque abbastanza chiaro…. spero.

    Ciao Mondo, affronto questo argomento ostico, spigoloso, e molto, molto difficile!

    Perché ho scritto questo? Perché ci sono persone che lo confondono con il campeggio abusivo, altre che vedono il bivacco giustificato solo in alta quota, non c’è una legge nazionale che lo regoli, ma viene demandato alle regioni, che lo demanda alle provincie che lo demandano ai comuni…. I parchi naturali hanno norme a se, ci sono poi aree geologicamente instabili regolate dalla guardia forestale ecc ecc ecc. Insomma, un vespaio che nasconde bene la sua regina. Ma una cosa puoi vedere come regola fondamentale: rispetta il posto dove sei, la natura, gli animali… compi le azioni giuste… e nessuno ti darà mai fastidio.

    Una sola volta, in un bosco del Veneto, sono stato avvicinato da persone in divisa… ma hanno solo chiesto se tutto andasse bene e se avessi bisogno di aiuto. Come ti poni, come ti muovi e come prepari la tua postazione di bivacco…. dicono tutto di te!

    Partiamo dal definire cos’è per me il bivacco: una sosta veloce, solo per pernottare, dal tramonto (o meglio, poco prima, e poi vedremo il perché) all’alba. Lasciare come, o meglio di come si è trovato il posto. I falò…. ne parliamo dopo approfonditamente, ma no, non accenderli se anche hai un solo dubbio…. e se non lo hai, fermati e chiediti se è sicuro…. insomma… non accenderli che fai prima!!!

    Quale attrezzatura usare? La domanda del secolo! Impossibile rispondere…. davvero!!! D’estate? D’inverno? Mezze stagioni? Sopra i 1000 metri? Sotto? Sopra i 2000? Nel bosco? In un prato? Ceni li? Ceni in ristorante e poi vai li? Sei solo? Siete in due? Tre? Tenda? Tarp? Sei freddoloso? Ecc ecc ecc.

    Tagliamo la testa al toro e ti faccio l’esempio di cosa porto io. Qualche anno di esperienza ce l’ho… ma per le mie esigenze. Quindi leggi, ma confronta con altri (poi ti metterò qualche link) e fatti una tua idea. Lo sò, è furba come idea, purtroppo solo tu capirai con l’esperienza cosa ti potrà servire. Io cerco di accompagnarti nel tuo primo bivacco…. ma occhi aperti… non è una guida definitiva… e nessuna lo può essere.

    Il primo consiglio super mega scontato? Le prime uscite falle con chi ha già esperienza. Ho scoperto l’acqua calda, vero? Beh, io non lo ho fatto! Sono uscito da solo e poi, quando ormai avevo già una mia esperienza, sono uscito con persone che il bivacco lo masticano mattina pomeriggio e sera. Differenze? Poche, a parte il costo dei materiali…. io sono rimasto con i miei super economici… loro, hanno magliette che costano come tutta la mia attrezzatura.

    La tenda: sono partito dalle marche piu’ blasonate, e poi ho usato per anni la tenda economica della diecidiscipline (hai capito di quale catena parlo, vero?). Ho superato diluvi, neve, caldo, umido… Adesso uso la 2 SECONDS EASY FRESH & BLACK per la facilità d’uso e la sua comodità. Ti spiego: quando arrivi nel posto prescelto (e poi vediamo come mi creo delle opzioni da casa), è possibile che stia piovendo o nevicando. Con la tenda economica (ma anche con molte tende costose), devi prima montare la parte interna (che è una zanzariera con pavimento cerato) e la paleria, e poi mettere la copertura esterna. Vien da sè che l’interno si bagna, e non è decisamente simpatico. Con il caldo, poi, tutto si complica! Sudi come una bestia per montare la tenda… e quando sei in bivacco è scomodissimo lavare gli indumenti e lavarsi quando si è sudati…. Ecco perché, a discapito della trasportabilità (la 2 second è molto piu ingombrante da chiusa), ho cambiato tenda con una facile e veloce da aprire… basta tirare due cordini. Questo mi torna utile anche con il freddo… diminuendo i tempi di preparazione del bivacco.

    Sotto la tenda metto sempre un telo cerato…. in caso di pioggia, giro i bordi in modo che il telo rimanga sotto la tenda e non sbordi MAI, piuttosto rimane il perimetro della tenda a contatto con il terreno, questo per evitare che il telo si trasformi in un recipiente d’acqua. Perché uso un telo? Per non sporcare la tenda con le foglie umide o il fango, o la sabbia o quello che trovo e perché trattiene l’umidità dal terreno.

    Con il freddo, io metto una coperta termica d’emergenza (ne trovi usa e getta da 3 euro o riutilizzabili a 8-9 euro) dentro alla tenda, sotto al materasso.

    Prima di partire prova almeno 2-3 volte a richiudere la tenda. Nelle prime uscite ti renderai conto che è l’operazione piu’ difficile.

    Il materasso: ho iniziato con materassini in schiuma pieghevoli, per poi passare agli auto gonfianti. Per un bel po di anni ho utilizzato il materasso entry-level super economico sempre della diecidiscipline, Ora utilizzo un super compatto che ha un buon compromesso tra prezzo, spazi utilizzati da chiuso, comodità , e comfort di temperatura.

    Perché dovresti preoccuparti del materasso quando vai in bivacco? La risposta è semplice: il sonno di qualità è fondamentale per recuperare l’energia fisica e mentale durante un’avventura all’aperto. Ricorda che poi dovrai guidare la tua moto. Un buon materasso da trekking/campeggio offre isolamento dal terreno duro e freddo, permettendoti di dormire comodamente e svegliarti pronto per affrontare nuove strade.

    Le Opzioni Disponibili

    1. Materassi ad Aria: Questi materassi sono leggeri e compatti ma offrono un buon isolamento dal terreno. Sono gonfiati con una pompa manuale o elettrica, e possono essere regolati per ottenere il livello di comfort desiderato.
    2. Materassi Autoinflabili: Questi materassi combinano schiuma e aria per offrire comfort e isolamento. Si autoinflano quando si apre una valvola e possono essere sgonfiati per il trasporto. Sono più pesanti rispetto ai materassi ad aria ma sono molto comodi.
    3. Materassi in Schiuma: Questi sono leggeri e resistenti ma offrono un comfort limitato rispetto agli altri tipi. Sono pieghevoli e facili da trasportare, ideali per escursioni ultraleggere.
    4. Materassi Ibridi: Alcuni modelli combinano schiuma e aria per ottenere un compromesso tra comfort e peso. Sono una scelta popolare per chi cerca il giusto equilibrio tra peso e comfort.

    Cosa Considerare nella Scelta

    • Peso e Dimensioni: Se fai viaggi lunghi o hai bisogno di risparmiare spazio, opta per materassi leggeri e compatti.
    • Isolamento Termico: Verifica l’indice R-value del materasso. Un valore più alto indica un migliore isolamento termico. Questo è particolarmente importante in condizioni di freddo.
    • Comodità: Il comfort è soggettivo, quindi prova diversi materassi prima di scegliere quello giusto per te. Alcuni preferiscono una superficie più rigida, mentre altri vogliono il massimo comfort.
    • Durabilità: Investi in un materasso di qualità che duri nel tempo. I materassi più economici possono sviluppare perdite o perdere la loro capacità di isolamento con l’uso frequente (tranne alcune eccezioni come il succitato materasso economico della diecidiscipline).
    • Facilità d’Uso: Alcuni materassi richiedono più tempo e sforzo per gonfiarsi e sgonfiarsi, mentre altri sono rapidi e facili da usare.

    Cuscino. Non dimenticarti il cuscino! Io ho il cuscino incorporato nel materasso, ma prima usavo il sempre super economico cuscino della diecidiscipline (e si… compro quasi tutto lì perché trovo il giusto compromesso prezzo-qualità a mè serve).

    Sacco a pelo Anche qui, sono partito con sacchi a peli di marche blasonate che costano e soprattutto costavano un occhio della testa! Una vera follia per i tempi!. E’ anche vero, però, che sono comodissimi, sono durati per anni (in realtà sono ancora in ottime condizioni), tengono caldo e sono anche belli da vedere. Però, ora indovina cosa uso? E si, proprio gli economici della diecidiscipline: uno da confort 20 gradi e uno da 10 gradi, in base alle condizioni in cui mi troverò. Per le temperature piu fredde, invece, mi affido ad altre marche, ma solo per mie esigenze, non certo per la differenza di qualità.

    I Due Principali Tipi di Sacchi a Pelo

    1. Mummia: I sacchi a pelo mummia sono progettati per aderire strettamente al tuo corpo, minimizzando lo spazio vuoto e massimizzando l’isolamento termico. Sono ideali per condizioni di freddo estremo.
    2. Rettangolari: Questi sacchi a pelo sono un po’ più spaziosi e offrono più libertà di movimento rispetto a quelli a forma di mummia. Sono ottimi per campeggiatori che preferiscono un po’ di spazio extra.

    I Materiali Contano

    La maggior parte dei sacchi a pelo è realizzata con uno strato esterno in nylon resistente e uno strato interno in materiale isolante. Le opzioni di isolamento includono piuma d’oca e sintetico. Le piume d’oca offrono un’eccellente capacità di isolamento e compressibilità, ma sono più costose e richiedono cure speciali. I sacchi a pelo sintetici sono più economici, resistenti all’umidità e richiedono meno manutenzione.

    Dimensioni e Peso

    Ovviamente valuta tu quanto peso puoi stivare e quali dimensioni servono a te! A partita di prestazioni, cambiando i materiali, utilizzerai piu’ o meno spazio e peso.

    Cerniere e Tasche Le cerniere di alta qualità sono essenziali per evitare fastidiosi inceppamenti. Alcuni sacchi a pelo hanno cerniere lunghe che consentono di aprire completamente il sacco, mentre altri hanno cerniere più corte per un isolamento migliore (la zip è uno dei punti di dispersione del calore). Le tasche interne possono essere utili per tenere oggetti personali come telefono, torcia o documenti a portata di mano durante la notte.

    Consigli per la Cura

    1. **Area il sacco a pelo dopo ogni utilizzo per evitare la formazione di odori sgradevoli.
    2. **Lava il sacco a pelo solo quando è necessario e segui le istruzioni del produttore.
    3. **Conserva il sacco a pelo in un luogo asciutto e evita di comprimerlo per lunghi periodi quando non è in uso.

    Ma se non sai come funziona un sacco a pelo, rischi di usarlo nel modo sbagliato e subire il freddo o il caldo.

    Un sacco a pelo è un dispositivo progettato per mantenere caldo di chiunque vi dorma all’interno, fornendo un isolamento termico tra il corpo dell’utente e l’ambiente esterno. Funziona attraverso tre principi chiave: isolamento, trattenimento del calore corporeo e limitazione della perdita di calore.

    Hai capito quindi che è il tuo calore a scaldare l’aria all’interno del sacco a pelo, e non il sacco a pelo stesso che scalda te. Questo principio è importantissimo…. Il modo migliore per ottenere le massime prestazioni è dormire in mutande, o al massimo con abbigliamento tecnico traspirante. Se ti metti il pigiamone…. non otterrai il caldo voluto. Anche l’alimentazione è importante per questo scopo: devi mangiare qualcosa di sostanzioso che doni energia al tuo corpo. Una cena leggera in inverno, significa meno energie a disposizione per il tuo corpo, quindi, meno caldo. Un pò diverso il discorso se parliamo di temperature estremamente fredde…. ma dopo ti darò qualche dritta scoperta e provata sul campo.

    1. Isolamento: I sacchi a pelo sono costituiti da materiali isolanti che riducono al minimo la conduzione del calore tra il corpo e l’ambiente circostante. Questo isolamento è tipicamente realizzato con uno strato di materiale termicamente resistente, come piuma d’oca o sintetico, all’interno del sacco a pelo. Questo materiale agisce come una barriera termica, impedendo al calore del corpo di disperdersi nell’ambiente.

    2. Trattenimento del Calore Corporeo: Quando una persona si infila in un sacco a pelo, il suo corpo inizia a riscaldare l’aria all’interno del sacco. Il calore corporeo viene intrappolato dal materiale isolante del sacco a pelo e crea un ambiente più caldo all’interno rispetto all’esterno. Questo processo continua finché l’aria all’interno del sacco raggiunge una temperatura stabile in cui il corpo smette di perdere calore in modo significativo.

    3. Limitazione della Perdita di Calore: Per evitare la perdita di calore, alcuni sacchi a pelo sono progettati con una chiusura superiore che può essere tirata sopra la testa, lasciando solo un piccolo foro per il viso. Questo contribuisce a trattenere il calore corporeo e a evitare che l’aria fredda entri nel sacco. Inoltre, i sacchi a pelo spesso includono cerniere lungo i lati, in modo che possano essere completamente chiusi, lasciando solo una piccola apertura per la testa, o aperti completamente se fa troppo caldo.

    In sintesi, un sacco a pelo funziona creando una barriera isolante tra il corpo dell’utente e l’ambiente circostante, trattenendo il calore corporeo e limitando la perdita di calore. Questo permette a chiunque lo utilizzi di rimanere al caldo e comodo durante la notte all’aperto o in qualsiasi ambiente in cui sia necessario isolamento termico.

    Come valutare le temperature riportare nei sacchi a pelo? Solitamente sono riportate tre temperature (standard europeo EN ISO 23537-1:2016:

    Temperatura Massima di Confort è la temperatura massima in cui puoi usare quel sacco a pelo

    Temperatura di Confort è la temperatura ideale per utilizzare quel sacco a pelo per un sonno riposante

    Limite Inferiore di Confort (o Temperatura Minima di Confort) è la temperatura in cui il sacco a pelo permette un sonno rannicchiato per otto ore senza svegliarsi per il freddo

    Temperatura Estrema è la minima temperatura di utilizzo che permette di non entrare in ipotermia per un tempo massimo di 6 ore

    Quindi mi raccomando Mondo, la temperatura estrema, non la devi proprio considerare! La temperatura minima in cui puoi usare il tuo sacco a pelo è la Confort, al massimo, se non soffri il freddo come me, puoi prendere il limite inferiore di confort come temperatura minima. Ricorda che il freddo uccide silenziosamente.

    Bene, ora abbiamo tutto ciò che ci serve per dormire, ma prima di dormire, dobbiamo mangiare. E quì si apre un mondo… ma come sempre, io ti scrivo quello che IO faccio e quello che IO mi porto nei miei viaggi.

    La cucina da campo Se sei abituato a mangiare panini o cibi pronti, salta pure questo capitolo, altrimenti…. mettiamo il cappello da sheff ed iniziamo.

    Ciò che mi sono reso conto essere indispensabile per un bel vivere la cena, sono il tavolino e la sedia. Lo so lo so, tavolino e sedia sono sinonimo di campeggio e comportano la multa, ma io li uso per il tempo strettamente necessario a cuocere e mangiare, dopo di che smonto tutto e carico in moto. Il tavolino l’ho preso dalla diecidiscipline, mentre la sedia l’ho comprata dal negozio online con la virgola (capito no?). E se la sedia tiene me…. è veramente robusta. Entrambi leggeri, il tavolino leggermente ingombrante da portare in moto (ce ne sono di piu pieghevoli ma anche piu costosi), la sedia entra agevolmente nel bauletto se non è troppo carico.

    Partiamo dalla preparazione del cibo: un buon tagliere in miniatura e un buon coltello non devono mancare. Attenzione…. sul coltello si apre una finestra sulle leggi penali di detenzione armi proprie ed improprie che ti consiglio di tenere bene a mente! Ti lascio sotto qualche link al riguardo. Anche un mestolo in legno a cui ho tagliato il manico alla misura a me congeniale per poterlo riporre in moto.

    Posate, io uso delle posate pieghevoli e separabili che anni fà mi ha regalato Vale e che ancora uso e custodisco gelosamente. Sono uno dei miei gioiellini.

    Pentole: io porto sempre un classico pentolino da campeggio ed una padella con manico pieghevole acquistati da…. ormai sono stufo di scriverlo…. diecidiscipline. Devo parlare con loro…. potrebbero farmi da sponsor!!

    Cucina: io adotto due soluzioni: un gas da trekking e una griglia portatile (dipende dalla situazione e dal luogo). Tieni a mente che non sempre è possibile cucinare, neanche con un gas da trekking, ad esempio in pieno estate, magari con un bel prato secco o nel bosco con il fondo di foglie secche…. valuta sempre bene se puoi o no cucinare senza causare incendio. Quando le condizioni lo permettono, una bella grigliata nessuno me la toglie! Il paravento è essenziale, permette di risparmiare tempo e gas, ed in caso di vento, anche debole, è l’unico modo per poter cucinare.

    Piatto: ovviamente non lo uso…. ho una ciottola che fà parte del set pentolino da campeggio che uso esclusivamente per riversare il sugo: infatti, prima cucino il sugo e poi, sullo stesso pentolino, la pasta. Mangio direttamente nel pentolino, o, in caso di carne, uso il tagliere come piatto. La verdura, invece, la mangio nella ciottola che ho citato prima.

    Pulizia posate e stoviglie: porto metà spugnetta da cucina e uso un contenitore di igenizzante usato per portare con me del sapone per piatti eco compatibile (quello che uso anche in camper, lo trovi nei negozzi specializzati, appunto, in prodotti per camper, forse anche dai rivenditori di prodotti per la pulizia della casa che trovi nel tuo paese). Uso una retina da lavatrice per appendere tutto ciò che ho lavato ad un albero e lasciare che si asciughi.

    Caffè: io non ne posso fare a meno, tranne quando ho un buon the a disposizione. Quindi una moca da uno è sempre con me in questi viaggi. Uso gli involucri per i giochi che si trovano dentro gli ovetti di cioccolato e latte per bambini… quelli gialli per intenderci. Gli stessi li uso anche per il sale. Lo zucchero, invece, lo porto nelle bustine di carta. Lo bevo in una ciottola in metallo con manici chiudibili, lo stesso, può essere usato anche per scaldare l’acqua o altro. Quando possibile, cerco di portare prodotti che possano avere piu’ utilizzi per minimizzare gli spazzi ed il peso.

    Stivare il cibo: uso una borsa frigo e come ghiaccioli uso due bottiglie d’acqua che faccio ghiacciare nel congelatore di casa prima di partire. Durano abbastanza e poi ho acqua fresca a disposizione. Lo spazio è troppo prezioso per essere sprecato con i ghiaccioli da frigo portatile.

    Acqua: dimenticati il cibo e sarai triste, dimenticati l’acqua e passerai dei guai!!! Io uso delle borracce termiche che mi aiutano tantissimo sia d’inverno che e soprattutto d’estate. Già solo acquistare l’acqua da un supermercato climatizzato e metterla subito nella borraccia… mantiene una gustosa freschezza. D’estate, uso anche sali minerali.. ma è una cosa mia… prima di usarli informati. In Italia trovi qualche fontanella con acqua potabile, in questo caso, se hai android, potresti trovare utile l’app fontanelle d’italia, mentre per Ios non ne ho ancora trovata una degna di nota. Esiste poi un’altra possibilità: un filtro potabilizzatore da trekking che ti permette di bere acque da fiumi e torrenti… ma noi che abbiamo la moto adisposizione… forse non ne abbiamo una gran necessità.

    Igiene Personale: dopo aver mangiato, bevuto il caffè e smontato il tavolo, la sedia e riposto tutto… è ora di andare a riposare. Ma prima… bisogna lavarsi. Portare una doccia solare sarebbe bellissimo…. è anche piccola e leggere quando è vuota… ma se la devo portare con me con 5-6 litri d’acqua…. sono 5 o 6 kili che non mi posso permettere. La soluzione che uso da anni è la salviettina umidificata per la pulizia dei neonati. Uso quella perché, dopo varie prove, la trovo meno invasiva e piu profumata. Ero titubante la prima volta, ma devo dire che con gli anni e le mille e mille volte che l’ho usata… è un’ottima soluzione. Se la usiamo con i nostri bimbi… perché mai non dovremmo usarla per noi? Per quanto riguarda i denti… semplice spazzolino con dentifricio (piccolo, tipo i campioni… li trovi nei negozi che vendono prodotti per la cura della persona, basta chiedere prodotti per i viaggi)

    Trovare il posto per il bivacco: puoi usare diversi modi… ma per iniziare

    vai su google maps e ingrandisci quanto piu’ possibile per cerca di capire se ci sono strade praticabili (ovviamente sterrate) per arrivare in quel determinato posto. Quando arrivi lì. valuta… potresti trovare posti che non avevi visto su maps o che non sono segnati in park4night. Controlla bene le condizioni del posto, ma di questo ne parlo dopo. Da evitare come la peste sono i greti dei fiumi e dei torrenti oltre alle zone franate (potrebbero esserci smottamenti anche importanti). Attento anche ai posti che creano delle conche… in caso di pioggia potresti non viverla proprio bene trovandoti in mezzo ad un lago!

    Gli animali selvatici Cerca tracce di passaggio di animali e valuta quali siano… se vedi tracce di cervi o cinghiali e presta massima attenzione. Solitamente non si avvicinano… sentono la tua presenza da kilometri di distanza e credimi, hanno piu paura loro di te di quanta tu ne possa avere di loro. Ma è sempre bene evitare posti di passaggio. Non tenere cibi che emanano odori forti in tenda (ad esempio affettati, carne in genere o frutta). Io li appendo ad un albero a parecchi metri di distanza, dove appendo anche le mondizie (non serve che ti dica di portare con te le monnezze quando te ne vai, vero?).

    Spero di averti dato buoni spunti per iniziare la tua scoperta del bivacco… questo modo meraviglioso di vivere il viaggio! Documentati, cerca corsi, viaggia con persone che abbiano esperienza ed inizia a saggiare questo modo di vivere la natura! Non te ne pentirai!!

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