In vespa da Roma a Saigon di Giorgio Bettinelli

Copertina del libro In Vespa di Giorgio Bettinelli: uno scooter carico di bagagli su una pista sabbiosa.

Ciao Mondo.

Ti è mai capitato di sentire il richiamo della strada prima ancora di aver acceso il motore? Quella strana, dolcissima urgenza che ti spinge a guardare oltre l’orizzonte, chiedendoti cosa ci sia dopo la prossima curva, oltre il confine, dove la mappa sfuma in territori che non hai mai osato calpestare? Se la risposta è sì, allora mettiti comodo, perché oggi voglio parlarti di un compagno di viaggio che non può mancare nella tua borsa da serbatoio o sul cruscotto del tuo camper: **”In Vespa” di Giorgio Bettinelli.**

Esistono libri che si leggono e libri che si vivono. L’opera di Bettinelli appartiene prepotentemente alla seconda categoria. Non è solo un diario di bordo; è un invito al viaggio puro, quello spogliato da ogni tecnicismo e sovrastruttura. La bellezza di questo racconto risiede proprio nella sua disarmante semplicità. La scrittura di Bettinelli è fluida, limpida, priva di quegli artifici letterari che spesso creano una distanza tra l’autore e il lettore. Al contrario, qui la parola si fa trasparente: leggendo, avrai la sensazione fisica di sederti sul sedile posteriore della sua Vespa, con il vento che ti sferza il viso e l’odore della miscela che impregna l’aria intorno a te.

La storia, se ci pensi, ha dell’incredibile e racchiude in sé l’essenza stessa dell’avventura casuale che cambia la vita. Immagina di trovarti in Indonesia, avvolto dal caldo umido dei tropici, e di ricevere in regalo una vecchia Vespa. Fino a quel momento, Giorgio non aveva mai guidato un veicolo a due ruote. Eppure, è proprio lì, tra i sentieri indonesiani, che avviene il suo “apprendistato scooteristico”. È un dettaglio che trovo meraviglioso: ci insegna che non serve essere esperti meccanici o piloti collaudati per abbracciare la libertà. Serve solo il coraggio di ingranare la prima marcia.

Da quel primo, incerto approccio nasce un’impresa epica: un viaggio da Roma a Saigon. Ventiquattromila chilometri. Dieci paesi da attraversare. Un’odissea su due ruote che Bettinelli trasforma in un mosaico di emozioni. Ogni capitolo è un universo a sé, una nazione diversa che si svela ai tuoi occhi con le sue contraddizioni. Ti ritroverai a percorrere strade in condizioni pietose, dove l’asfalto è un ricordo lontano e il fango sembra voler inghiottire le piccole ruote dello scooter. Attraverserai con lui terre tormentate da conflitti e guerriglie, percependone la tensione ma anche l’incredibile dignità dei popoli che le abitano.

Bettinelli possiede il raro dono di descrivere i luoghi e le persone in modo profondo, senza mai risultare pedante o noioso. La sua è una scrittura intraprendente, che non teme di mostrare l’Asia nella sua interezza: quella misera delle baraccopoli e quella opulenta dei palazzi, quella tragica della guerra e quella esilarante degli incontri fortuiti in qualche sperduta locanda di confine. Non c’è giudizio nelle sue parole, solo una curiosità insaziabile e un rispetto profondo per le persone.

Ma ciò che ti colpirà di più, ne sono certo, è il senso di sfrenata libertà che emana da ogni pagina. La Vespa non è solo un mezzo di trasporto; diventa un passaporto universale, un “grimaldello” che scardina le diffidenze e apre le porte delle case e dei cuori. Viaggiare a bassa velocità, con il ronzio costante del motore come colonna sonora, permette di cogliere dettagli che a bordo di un mezzo veloce andrebbero perduti: il profumo delle spezie in un mercato, il sorriso di un bambino lungo la strada, il mutare dei colori del cielo al tramonto sulle risaie.

“In Vespa” è un inno alla lentezza consapevole e alla scoperta genuina. Ti spinge a riflettere sulla filosofia del viaggio: non è importante la meta, né la velocità con cui la raggiungi, ma la qualità dello sguardo che posi sul mondo mentre lo attraversi. È un libro che parla di confini superati, non solo geografici ma soprattutto interiori.

Ti invito caldamente a lasciarti trasportare da Bettinelli in questa traversata leggendaria. Che tu sia un motociclista che macina chilometri ogni weekend o un sognatore che progetta il suo prossimo grande on the road, troverai in queste pagine linfa vitale per il tuo spirito vagabondo. Leggere questo libro significa riscoprire che il mondo, nonostante tutto, è ancora un posto immenso, terribile e magnifico, pronto a essere esplorato da chiunque abbia il cuore abbastanza leggero da seguirne il ritmo.

Proprio come facciamo noi qui su *unposticino.it*, Bettinelli ci ricorda che la vera avventura inizia dove finiscono le certezze e dove la strada smette di essere una linea su una mappa per diventare vita vissuta.

Prendi questo libro, mettiti in sella e lasciati portare lontano. Buon viaggio.

Lo trovi sicuramente nelle libreria (se non è disponibile puoi fartelo ordinare; editore Feltrinelli che è sempre una garanzia di approvvigionamento.

Disponibile su Amazon e su Audible (servizio di audio libri di Amazon non compreso con Prime)

Disponibile sulle solite conosciute librerie online… anche usato a meno di 5 euro.

Motor Bike Expo 2026: Il “Capodanno” dei motociclisti (e i miei highlights)

Ingresso Veronafiere con striscione rosso Motor Bike Expo MBE a gennaio.

Ciao Mondo!

Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni di viaggi in moto, è che la stagione non inizia davvero con il primo sole di primavera, ma a gennaio, a Verona. Il Motor Bike Expo 2026 (link al MBE qui) non è stato “solo una fiera”. Per chi, come noi, ha la benzina nelle vene, è stato il posto dove il mondo delle due ruote si è dato appuntamento per inaugurare l’anno come si deve: tra rombo di motori, profumo di miscela e quella voglia incredibile di pianificare la prossima avventura.

Moto da rally CFMOTO con livrea racing, pneumatici tassellati e scarico sportivo in uno showroom.
CFMOTO 450MT in versione Rally Raid con componenti racing e livrea personalizzata presso lo stand QD Exhaust.

Un’edizione da record

Diciamocelo chiaramente: Veronafiere si è trasformata in un gigantesco parco giochi per noi malati di due ruote. I numeri parlano chiaro: 180.000 visitatori (+7% rispetto all’anno scorso). E non eravamo solo noi italiani: quasi uno su tre arrivava dall’estero. Questo conferma che l’MBE è ormai un punto di riferimento internazionale, una tappa fissa per chi la moto la vive 365 giorni l’anno.

Non solo guardare: qui si impara (e si sogna)

La cosa che amo di più dell’MBE è che non è una vetrina statica, ma un luogo dove si cresce come motociclisti. Girando tra gli stand, ho trovato pane per i miei denti da viaggiatore off-road.

Due chicche su tutte per il setup da viaggio? La prima è lo zaino Wildcat da 25 litri di Mosko Moto (clicca qui per il link): compatto, tecnico, pensato da chi viaggia davvero per chi non vuole compromessi. È quel tipo di attrezzatura che ti fa venire voglia di caricare la moto e partire. La seconda riguarda la sicurezza, tema su cui non si scherza mai, specialmente in off-road. Ho apprezzato tantissimo la Netcube Jacket della Zandonà (clicca qui per il link). E lasciatemelo dire con un po’ di orgoglio locale: è un’azienda veneta che produce protezioni di altissimo livello. Vedere l’eccellenza di casa nostra proteggere i rider di tutto il mondo fa sempre un certo effetto.

Ma l’MBE è anche formazione tecnica. Ho seguito con molto interesse il mini corso sugli pneumatici per maxi-enduro organizzato dai ragazzi di Roadbookmag.it in collaborazione con Metzeler. Capire come lavora la gomma su asfalto e terra è fondamentale per noi che guidiamo bestioni da oltre 200kg in ogni condizione.

Polvere, deserto e leggende

Per noi che amiamo viaggiare e sporcarci le ruote, il contatto con i piloti è stato emozionante. L’MBE ha azzerato le distanze tra appassionati e campioni come Cairoli, Dovizioso, Biaggi e Bautista. Ma da viaggiatore, il mio cuore ha battuto forte al Dakar Talk. Vedere i piloti appena rientrati dalle dune e ascoltare i racconti di piste infinite ha trasformato il padiglione in un bivacco nel deserto. Lì, tra i racconti di orizzonti di sabbia, è impossibile non iniziare a sognare il prossimo viaggio.

Un saluto speciale: Bigai Moto

Tra un’esibizione di freestyle e un demo ride, c’è stato un momento per me molto importante, quello dei saluti agli amici veri. Ho fatto un salto allo stand di Bigai Moto di Gruaro (VE) (clicca qui per il link). Lì c’era Andrea, che non è solo un rivenditore dove trovare il meglio tra caschi, guanti, giubbotti e stivali: per me è un carissimo amico, oltre che il mio meccanico e rivenditore di fiducia. È bello vedere che in un evento così grande ci sia spazio per le realtà che conosciamo, quelle dove sai che la passione viene prima di tutto.

Cartellina e opuscoli rossi e bianchi del Motor Bike Expo 2026 disposti su una superficie verde.
Kit ufficiale e cartella stampa del Motor Bike Expo 2026 a Veronafiere.

Perché ti riguarda

Se segui unposticino.it, sai di cosa parlo. Che tu sia un amante dell’off-road, un viaggiatore da tenda e sacco a pelo, o un macinatore di asfalto, a Verona hai trovato qualcuno che parla la tua lingua. È quella sensazione impagabile di far parte di una tribù.

Le date per il prossimo anno sono già segnate: dal 22 al 24 gennaio 2027. Se quest’anno non c’eri, beh… vedi di non mancare al prossimo. Se c’eri, sai già perché ci tornerò.

Buona strada a tutti!

Una passeggiata nei Boschi

Copertina del libro 'Una Passeggiata nei Boschi' di Bill Bryson con un orso bruno in doppia esposizione con montagne innevate e foresta.

un libro di Bill Bryson

Ciao Mondo,

devi assolutamente leggere quello che sto per scriverti perché ho per le mani un libro che, credimi, sembra scritto apposta per chi ama la natura. Si chiama “Una passeggiata nei boschi” di Bill Bryson e, guarda, è un viaggio incredibile che ti farà venire voglia di preparare lo zaino e partire domattina stessa.

Immagina questo signore che, un po’ per follia e un po’ per sfida, decide di percorrere l’Appalachian Trail, un sentiero infinito che attraversa gli Stati Uniti tra foreste selvagge e montagne. Ti piacerà un sacco perché non è il solito racconto eroico o pretenzioso; Bryson è uno di noi, uno che fatica, che inciampa e che ammette quanto possa essere dannatamente monotono camminare per giorni sotto la pioggia vedendo solo alberi. Però, ascolta questa parte: lui non và da solo, ma convince un suo vecchio amico, Katz, che è un personaggio assurdo. Insieme sono una coppia comica nata: tra incontri con orsi immaginari e scorte di cibo discutibili, ti regaleranno delle scene che ti faranno fare delle grasse risate, di quelle che devi chiudere il libro un momento per riprendere fiato.

La cosa bella è che l’autore riesce a farti vedere i posti come se fossi lì con lui. Le descrizioni sono vivissime, senti quasi l’odore del bosco e il peso degli scarponi, ma tutto è condito da un’ironia tagliente che non ti abbandona mai. Incontra dei personaggi lungo il percorso che sono delle vere chicche umane, tipi bizzarri che rendono tutto ancora più vivo e divertente.

È il classico libro da leggere tutto d’un fiato, un compagno di viaggio perfetto. Se mai dovessi decidCiao Mondo,

devi assolutamente ascoltare quello che sto per dirti perché ho per le mani un libro che, credimi, sembra scritto apposta per te. Si chiama “Una passeggiata nei boschi” di Bill Bryson e, guarda, è un viaggio incredibile che ti farà venire voglia di preparare lo zaino e partire domattina stessa.

Immagina questo signore che, un po’ per follia e un po’ per sfida, decide di percorrere l’Appalachian Trail, un sentiero infinito che attraversa gli Stati Uniti tra foreste selvagge e montagne. Ti piacerebbe un sacco perché non è il solito racconto eroico o pretenzioso; Bryson è uno di noi, uno che fatica, che inciampa e che ammette quanto possa essere dannatamente monotono camminare per giorni sotto la pioggia vedendo solo alberi. Però, ascolta questa parte: lui non parte da solo, ma convince un suo vecchio amico, Katz, che è un personaggio assurdo. Insieme sono una coppia comica nata: tra incontri con orsi immaginari e scorte di cibo discutibili, ti regaleranno delle scene che ti faranno fare delle grasse risate, di quelle che devi chiudere il libro un momento per riprendere fiato.

La cosa bella è che l’autore riesce a farti vedere i posti come se fossi lì con lui. Le descrizioni sono vivissime, senti quasi l’odore del bosco e il peso degli scarponi, ma tutto è condito da un’ironia tagliente che non ti abbandona mai. Incontra dei personaggi lungo il percorso che sono delle vere chicche umane, tipi bizzarri che rendono tutto ancora più vivo e divertente.

È il classico libro da leggere tutto d’un fiato, un compagno di viaggio perfetto. Se mai dovessi decidere di farti una notte in campeggio sotto le stelle, portalo con te: leggerlo fuori da una tenda, nel silenzio della natura, rende tutto ancora più magico. Fidati di me, Mondo, inizialo stasera e poi fammi sapere quanto hai riso!ere di farti una notte in campeggio sotto le stelle, portalo con te: leggerlo fuori da una tenda, nel silenzio della natura, rende tutto ancora più magico. Fidati di me, Mondo, inizialo stasera e poi fammi sapere quanto hai riso!

Lo trovi anche su Audible o in quasi tutte le librerie online o fisiche.

Il prezzo a Gennaio 26 si aggira sui 13€, ma non dimenticare che esiste l’usato (ne ho trovato uno a 8€)

Kawasaky Versys 650 dopo 40.000km

Kawasaky Versys 650

Buongiorno Mondo,

Oggi voglio raccontarti della mia incredibile esperienza con la Kawasaky Versys 650 del 2019, dopo aver percorso 40.000 chilometri (non sono tanti, ma neanche pochi). Ho affrontato ogni tipo di terreno immaginabile, dall’asfalto liscio alle strade sterrate, passando per ghiaia e superfici scivolose. L’ho portata anche nella sabbia. Ho guidato sotto la pioggia battente, attraversato nevicate, sfidato venti fortissimi, nebbie da paura e superato tappone spaccaossa (la piu’ lunga da oltre 1000km con tre soste da mezz’ora l’una).

Sempre mantenuta al massimo delle sue prestazioni, con tagliandi effettuati regolarmente, accurata pulizia e lubrificazione della catena, oltre a tutte le altre manutenzioni necessarie per garantire che mi accompagnasse e mi accompagni in ogni esplorazione con il massimo della sicurezza e affidabilità. Unica manutenzione straordinaria di cui ha avuto bisogno, è stato il cambio del cavo frizione perché era diventato un po’ duretto e ho dovuto far revisionare la pompa del freno anteriore. Oltre a questo, tagliandi, regolazione gioco valvole come da programma, 2 cambi trasmissione e 2 treni gomme (3 se contiamo quelle di primo equipaggiamento)

Kawasaky Versys 650
kawasaky versys 650 montenegro

Ho apportato pochissimi aggiornamenti, ma necessari alle mie esigenze: ho aggiunto il cavalletto centrale per la manutenzione della catena in viaggio, una griglia parasassi al radiatore, l’attacco per la borsa da serbatoio, portapacchi e attacco per bauletto. Ultimamente ho aggiunto le manopole riscaldate, accessorio che non ritenevo necessario avendo guanti invernali riscaldati, ma due occasioni sotto la pioggia estiva , una in Piemonte e una in Bosnia, mi hanno fatto ricredere….. le manopole riscaldate sono utili anche e soprattutto in estate e nelle mezze stagioni… ma questo è un altro capitolo della storia!

Come mi sono trovato con questa avventuriera? Direi bene, senza ombra di dubbio.

Kawasaky Versys 650 tourer plus
kawsaky e tenda

Affidabile e facile da usare, molto ben bilanciata nel peso, offre una potenza modesta che risulta comunque più che adeguata, evitando la sensazione di desiderare ulteriori cavalli. Questo è un aspetto cruciale che mi impedisce di trovare una valida sostituta, e, ad essere sincero, non sto nemmeno cercando di trovarne una.

Vibrazioni si, ci sono, mai invasive, però sempre presenti…. Sella comoda ma non troppo… sicuramente migliorabile. Le sospensioni lavorano veramente bene, sia all’anteriore che al posteriore. Ci ho messo un pò a cucirmele addosso (anteriore regolabile, posteriore solo al precarico)… ma poi non ho avuto mai la sensazione di ondeggiamento, di spostamento strano di masse o di incertezza in inserimento, percorrenza e uscita di curva.

Caricata come un mulo, mi ha permesso di vivere tantissime avventure in questi anni…. considera che ha trascorso con me gli anni di restrizione 2020-2022.. altrimenti i kilometri sarebbero molti, molti di piu’.

Anche in assetto da viaggio, e io viaggio con tutte le comodità appresso, non si scompone mai… mai un’esitazione.

Versys sulla neve
kawasaky versys 650 monte zoncolan

In Montenegro mi sono trovato ad affrontare un vero e proprio guado in città durante un’alluvione… la moto è stata sommersa fino quasi alla sella…. ma mi ha portato fuori… a riprova che i cavalli che ha nel motore bastano e avanzano per avventurarsi nel mondo. Ecco, a proposito, un problema che ho avuto è che con quella immersione, mi si è bruciato il sensore contamarce… ma non lo conto come difetto perchè la moto è comunque operativa e non dà nessun tipo di problema.

Fortunatamente non mi è ancora mai successo di aver bisogno di pezzi di ricambio, quindi non ti so dire se sono facili o meno da reperire, soprattutto fuori dall’Europa. In realtà non l’ho ancora mai portata fuori dall’Europa (geografica).

Cosa non mi è piaciuto? Ti sembrerà assurdo… ma è proprio la sua affidabilità. Mai una scodata, mai un’esitazione sulla frenata, mai un movimento scomposto… mai un’incertezza nell’accensione o qualsiasi altra cosa. Direi noiosa da quanto si comporta bene.

kawasaky tempesta in arrivo
kawasaky tempesta in arrivo

Una moto veramente emozionante è stata la Guzzi Breva 1100 ad esempio…. quella si era un’incognita ad ogni uscita, ogni scalata, ogni staccata… ma se ti interessano racconti di quella moto…. fammelo sapere.

La Kawa no, non è votata all’emozionare. E’ una compagna affidabile. E’ quella cosa che ti lascia lo spazio per te stesso… per goderti il paesaggio, il viaggio. Non devi pensare a lei, e lei che pensa a te! Sai che quando hai bisogno, lei è li, sempre pronta… dai 45 gradi ai -15, dal sole alla pioggia, dal mare alla montagna…. non si lamenta mai e ti perdona quando sbagli, quando osi troppo. Asfalto, polvere, sassi… lei và… carica come un mulo greco…. non si ferma mai!

Pneumatici Dunlop Mutant… trasmissione DID…. e Vaiana (questo è il nome che mia figlia a dato alla mia Versys) è pronta per qualsiasi terreno.

Ha l’anteriore da 17, ma lei non lo sa… ed io di certo non vado a dirglielo. Si crede una maxi enduro….

kawasaky sassaia
La versys nel greto del fiume

Ci sono moto migliori? Ovvio! Ci sono moto con piu’ cavalli, piu’ leggere, con il 19 all’anteriore…. Se parli con 100 persone, avrai 100 moto migliori al mondo! Ma io no, non mi affeziono ne al marchio ne al modello…. semplicemente in questo momento questa è la moto giusta per le mie esigenze…. come lo era il CBR, il Ninja, la Breva, il Caballero, la Royal e tutte le altre moto che mi hanno accompagnato in posti meravigliosi. Addiritura il Downtown ha avuto il suo giusto periodo nella mia vita…. e chissà… domani potrebbe essere il momento del Ciao.

Quando parli al bar di moto…. ascolta ma non assimilare. Non assimilare l’idea che se non hai almeno 120cv non ti diverti (prova una motard 500 2t)… non assimilare l’idea che se non hai una moto da 250kg non puoi viaggiare (Itchy Boots sta viaggiando in lungo e largo nel mondo con moto leggere da 25 cv… i tuoi amici esperti da bar… neanche sanno dove si trovano quei posti… o cosa significa imbarcare la moto in una zattera). Quando ti dicono di capire prima cosa vuoi dalla moto e poi decidere…. ricordati che Simone (Stepsover) ha attraversato il deserto in sella ad un CBR!

Pranzo con kawasaky
Pranzo con kawasaky

Non esiste la moto perfetta… esiste la moto giusta per quel determinato momento!

Ciao Mondo!!!

Se hai domande in merito a questa moto, contattami pure, e appena possibile ti risponderò volentieri!

Kawasaky a Limone del Garda
Kawasaky a Limone del Garda
kawasaky versys nel bosco
Nel bosco con la versys 650
Versys nel Tagliamento
kawasaky versys in riva al Talgiamento

Giudare la moto carica

Motociclista con casco e bagagli su strada panoramica al tramonto, vista mare e montagne. Luce dorata e colori caldi.

Buongiorno Mondo,

Quando sei in sella, carico di bagagli, magari dopo 600 km, la “staccata al limite” non serve a nulla. Quello che serve è preservare le energie e danzare tra le curve.

Curve, Bagagli e Zen: L’Arte della Guida Fluida in Viaggio

Hai presente quella sensazione di lotta con la moto quando la strada si attorciglia e le valigie sembrano pesare una tonnellata? Ecco, dimenticatela. Oggi parliamo di come trasformare ogni tornante in un passo di danza. Perché viaggiare in moto non significa arrivare primi, ma arrivare col sorriso.

Il segreto non è nella manetta, ma nella testa e negli occhi. Non è una lezione da pista, ma uno spunto per la “guida fluida” (il famoso Flow). Quando si viaggia carichi, l’aggressività non serve; serve l’armonia per stancarsi meno e godersi il panorama.


Approfondimenti Tecnici

Eccoci qui a smontare il primo e forse più importante tassello del nostro puzzle. Quando guidi la tua moto per andare al lavoro è una cosa; quando la guidi carica come un mulo per raggiungere Capo Nord o le curve della Sardegna, è un altro animale.


1. La Fisica del Viaggiatore: Il Baricentro e l’Inerzia

Hai mai notato che la tua moto, quella che conosci a memoria, improvvisamente sembra non volerti ascoltare quando parti per le vacanze? Non sei tu che hai disimparato a guidare. È la fisica che ha cambiato le regole del gioco.

Quando monti il tris di valigie (laterali più bauletto) e magari aggiungi una sacca a rollo sulla sella del passeggero, stai alterando radicalmente l’equilibrio per cui la moto è stata progettata.

Il “Mistero” del Baricentro

In configurazione standard, il baricentro della moto si trova generalmente basso e centrale, tra il motore e il serbatoio. Questo permette alla moto di “cadere” in curva e rialzarsi con agilità. Aggiungendo 30 o 40 kg di bagagli sul retrotreno, sposti questo punto cruciale indietro e in alto.

Cosa comporta questo spostamento?

  1. L’effetto “Chopper”: Il peso extra sul posteriore schiaccia l’ammortizzatore (se non lo hai precaricato correttamente). Questo fa abbassare il sedere della moto e, di conseguenza, sollevare il muso. La forcella si estende e l’angolo di sterzo si apre. In pratica, stai guidando con la geometria di una custom americana: la moto diventa stabilissima in rettilineo, ma pigra e lenta a scendere in piega.
  2. L’Avantreno “Galleggiante”: Con meno peso che preme sulla ruota anteriore, l’impronta a terra dello pneumatico diminuisce leggermente. Lo sterzo diventa leggerissimo, quasi “vagabondo”. Ti sembra di perdere sensibilità (feedback), come se tra le tue mani e l’asfalto ci fosse un filtro ovattato.

L’Inerzia

Qui entriamo nel tecnico, ma è fondamentale per capire il feeling. Immagina una pattinatrice sul ghiaccio: quando tiene le braccia strette al corpo, gira velocissima. Quando le allarga, rallenta. Le tue valigie laterali sono come le braccia aperte della pattinatrice.

Aumentando la massa lontano dal centro di rotazione della moto, aumenti la sua inerzia

  • Per entrare in curva: La moto oppone resistenza. Ci vuole più energia e più tempo per farle iniziare la piega.
  • Per uscire dalla curva: Una volta in piega, la moto “vuole” restarci. Ci vuole più fatica per raddrizzarla, specialmente nei cambi di direzione rapidi (le “S”). Io utilizzo “il colpetto”, ovvero un colpetto secco al freno anteriore mentre sto uscendo dalla prima curva, così facendo la moto si rialza e sono pronto ad impostare la seconda curva.

Il Bauletto: Il Nemico Silenzioso

Il bauletto posteriore è il più insidioso. Essendo posizionato molto in alto e a sbalzo oltre l’asse della ruota posteriore, agisce come un pendolo invertito. Ogni movimento dello sterzo viene amplificato dalla massa lassù in alto, creando oscillazioni che possono innescare ondeggiamenti alle alte velocità o rendere la moto goffa nei tornanti stretti.


La Soluzione Zen: Accompagnare, non Forzare

Hai capito che la tua moto ora è una “nave”, non più un motoscafo sportivo. Se provi a guidarla con aggressività, strattonando il manubrio per buttarla giù velocemente, innescherai solo oscillazioni e instabilità. Le sospensioni cariche andranno in crisi e tu ti stancherai le braccia in dieci minuti.

Ecco come adattare la tua guida (il Flow):

  1. Anticipa Mentalmente (Il tempo di reazione): Dato che la moto ci mette più tempo a reagire, tu devi dargli l’ordine prima. Non aspettare di essere dentro la curva. Inizia la preparazione alla curva (rilascio gas, posizionamento) un secondo prima del solito. Devi “chiamare” la curva in anticipo.
  2. Input Morbidi e Progressivi: Usa il controsterzo (spingere sul manubrio interno alla curva, ovvero per far girare la moto a destra devi spingere con la sinistra… lo sò, è controintuitivo… ma è così che funziona….), ma fallo come se stessi accarezzando la moto, non colpendola. Una pressione dolce, costante e progressiva.
    • Sbagliato: Colpo secco sul manubrio -> La moto oscilla, il carico si sposta bruscamente, l’ammortizzatore pompa.
    • Corretto: Pressione graduale -> La moto si inclina in modo fluido, il peso si trasferisce dolcemente, l’assetto rimane composto.
  3. Usa il Corpo (Senza esagerare): Senza doversi sporgere come in MotoGP (inutile e pericoloso su strada con bagagli), aiuta la moto spostando il busto leggermente verso l’interno della curva e caricando la pedana interna. Questo aiuta a contrastare quella forza centrifuga extra generata dai bagagli e richiede meno sforzo sul manubrio.
  4. Il Rituale Sacro del Precarico: Prima ancora di partire, c’è un’azione fisica che risolve metà dei problemi. Aumenta il precarico del monoammortizzatore posteriore. Quasi tutte le moto da turismo hanno una manopola (o un settaggio elettronico). Indurendo la molla, riporti la moto al suo assetto corretto, alzando il posteriore e ricaricando peso sull’anteriore. Se non lo fai, non c’è tecnica Zen che tenga: guiderai sempre in salita.

In sintesi: Una moto carica ha una grande inerzia. Non combatterla. Impara a sfruttare il suo momento. Una volta impostata la traiettoria con dolcezza, la moto carica sarà incredibilmente stabile, piantata a terra come un treno sui binari. Goditi questa stabilità invece di cercare un’agilità che non c’è.

2. Lo Sguardo Predittivo: Guardare dove sarai, non dove sei

Il segreto non è nella manetta, ma negli occhi. Sembra la frase di un biscotto della fortuna, ma è la verità tecnica più assoluta del motociclismo.

Quando siamo freschi e riposati, guardare lontano ci viene naturale. Ma dopo 400 km di curve, o quando inizia a piovere, o quando il buio cala, il nostro istinto di sopravvivenza primordiale prende il sopravvento. Il cervello ci urla di proteggerci dall’immediato. Risultato: Lo sguardo cade. Iniziamo a guardare l’asfalto a tre metri dalla ruota anteriore.

Questo è l’errore fatale che distrugge la fluidità. Guidare guardando la ruota anteriore è come correre guardandosi i piedi: ti sentirai sempre in ritardo, ogni curva sembrerà un’emergenza e la tua guida diventerà scattosa, piena di correzioni ansiose.

La Tecnica del “Vanishing Point” (Punto di Fuga)

Devi allenare i tuoi occhi a cercare costantemente il Vanishing Point. Immagina la strada come un nastro. Il punto di fuga è dove i due margini della strada (la linea bianca centrale e il bordo esterno) sembrano toccarsi e scomparire alla vista.

Perché questo punto è la tua “Sfera di Cristallo”? Perché ti dice esattamente cosa farà la curva prima che tu ci arrivi:

  1. Il Punto si avvicina a te: La curva sta chiudendo (il raggio diminuisce). È un segnale di allarme: non accelerare, mantieni il gas parzializzato o sfiora il freno posteriore.
  2. Il Punto rimane alla stessa distanza: La curva è a raggio costante. Mantieni la piega e il gas stabile.
  3. Il Punto si allontana da te: La curva sta aprendo. Ecco il semaforo verde: puoi iniziare a raddrizzare la moto e dare gas progressivamente.

Usare il Vanishing Point significa avere una mappa del futuro. Invece di reagire a ciò che sta succedendo ora, stai pianificando ciò che succederà tra 3 secondi. Questo elimina l’effetto sorpresa e, di conseguenza, la tensione muscolare.

La Fissazione del Bersaglio (Target Fixation)

C’è un altro nemico da combattere: la fissazione dell’ostacolo. La regola d’oro è: Vai dove guardi. Se in una curva vedi una buca, un sasso o un brecciolino e ci fissi lo sguardo pensando “non devo prenderlo”, ci finirai sopra matematicamente. È un meccanismo automatico di coordinazione occhio-mano.

  • L’esercizio Zen: Quando vedi un pericolo (un’auto che invade la corsia, una buca), notalo con la coda dell’occhio, ma forza attivamente il tuo sguardo a cercare la via di fuga, lo spazio libero. Gira la testa (il mento, non solo gli occhi) verso l’uscita della curva. Le tue mani seguiranno automaticamente, portando te e la moto in salvo.

Visione Panoramica vs Visione a Tunnel

Quando viaggiamo veloci o siamo stressati, la nostra vista tende a chiudersi a tunnel (focalizzandosi solo su un punto centrale). Per la guida turistica fluida, dobbiamo attivare la visione periferica.

  • Tieni lo sguardo “morbido”, non fisso.
  • Mentre punti il Vanishing Point, usa la visione periferica per monitorare l’asfalto, i cartelli stradali e il paesaggio.
  • Questo riduce la sensazione di velocità percepita. Ti sembrerà di andare piano, ma il tachimetro ti dirà che stai tenendo un ritmo eccellente, con zero sforzo.

Come allenarlo nel prossimo viaggio

La prossima volta che sei in sella e ti senti stanco o rigido:

  1. Fai un check cosciente: “Dove sto guardando?”
  2. Alza il mento. Fisicamente. Spesso guardiamo in basso perché la testa è inclinata. Tenere il mento alto costringe gli occhi a guardare l’orizzonte.
  3. Gioca a “Caccia al Punto”: entra in curva e scommetti con te stesso su dove finirà la curva basandoti solo sul punto di fuga.

3. L’Arte della Frenata Dolce: Il Freno Posteriore come Timone

Se hai frequentato corsi di guida in pista, ti avranno martellato sul fatto che il freno anteriore è quello che conta (circa l’80% della potenza frenante). E in pista è vero. Ma in strada, specialmente con la moto carica, il freno posteriore acquisisce un ruolo completamente diverso, trasformandosi da strumento di decelerazione a strumento di stabilizzazione e manovra.

Il Ruolo della Stabilità

Quando sei carico, il peso sul posteriore alleggerisce l’anteriore (come abbiamo visto nel Punto 1). Se usi solo il freno anteriore in ingresso curva, causi un brusco trasferimento di carico in avanti, comprimendo la forcella e facendo beccheggiare la moto. Questo è scomodo per te, terrificante per il passeggero e distrugge la fluidità.

La Soluzione Fluida: L’uso parziale e continuo del freno posteriore (il cosiddetto “light Trail Braking”) in ingresso e al centro curva.

Come Funziona il Freno Posteriore in Curva

  1. Anti-Beccheggio: Applicare il freno posteriore con dolcezza prima di iniziare la piega aiuta a bilanciare la decelerazione e a mantenere il retrotreno “schiacciato” a terra. Questo riduce il beccheggio e mantiene la moto in un assetto più piatto e neutro, garantendo che le sospensioni lavorino meglio.
  2. Stabilizzazione del Baricentro: Nei tornanti stretti, il freno posteriore ha il potere di “ancorare” la moto al terreno. Questo è cruciale quando si viaggia lenti e in pendenza. Mantenendo una pressione costante e leggera sul pedale del freno, abbassi leggermente il baricentro effettivo della moto e combatti l’inerzia laterale del carico.
  3. Il “Timone Invisibile”: Il fenomeno più utile: se applichi una frenata posteriore molto leggera mentre mantieni un filo di gas (il famoso gas parzializzato, a regime costante), le due forze si bilanciano, e la catena (o la trasmissione) rimane sempre in tiro. Questo crea una tensione sulla trasmissione che rende la moto incredibilmente stabile e aiuta l’avantreno a “puntare” meglio la corda. È come se il freno posteriore ti permettesse di stringere la curva con maggiore precisione.

Tecnica Operativa: Il “Tocco d’Arresto”

Non devi bloccare la ruota, ma usarlo con la stessa sensibilità che useresti con la frizione:

  • Preparazione: Avvicinandoti al tornante o alla curva stretta, decelera con il freno anteriore fino a raggiungere la velocità di ingresso desiderata.
  • Ingresso/Piegamento: Mentre inizi a piegare la moto (controsterzo leggero), rilascia completamente l’anteriore. Contemporaneamente, premi con il piede il freno posteriore, con una pressione che senti ma che non fa bloccare la ruota. Tieni il gas leggermente aperto.
  • La Fase del Flow: Mantieni quel filo di gas e il leggero freno posteriore per tutta la fase centrale della curva. Questo stabilizza la moto e ti dà un controllo millimetrico sulla traiettoria.
  • Uscita: Quando hai pieno campo visivo sull’uscita (hai trovato il Vanishing Point), rilascia il freno posteriore e aumenta gradualmente il gas, raddrizzando la moto.

Attenzione alla Regolazione!

Prima di adottare questa tecnica, assicurati che la leva del freno posteriore sia ben regolata per il tuo stivale. Se devi sollevare il piede o piegare troppo la caviglia per premerlo, non potrai mai essere sensibile e finirai per stancarti inutilmente.

4. Ergonomia e Relax: Perché la tensione è il tuo peggior nemico

Se scendi dalla moto con i tricipiti doloranti, il collo rigido o formicolio alle mani, c’è una cattiva notizia: stavi combattendo contro la tua stessa moto. La tensione muscolare è il killer silenzioso del Flow.

Il Paradosso della Stabilità

La moto è un oggetto fisico meraviglioso: grazie all’effetto giroscopico delle ruote e alla geometria dello sterzo (avancorsa), sopra una certa velocità vuole stare dritta e vuole assorbire le asperità. Se tu ti aggrappi al manubrio con forza (il famigerato “Death Grip”), trasformi le tue braccia in due barre rigide che collegano il manubrio alle tue spalle.

Cosa succede quando sei rigido:

  1. Annulli le sospensioni: Ogni buca che colpisce la ruota anteriore non viene assorbita solo dalla forcella, ma si trasferisce direttamente attraverso le tue braccia rigide al tuo busto, scuotendo l’intera massa moto+pilota.
  2. Diventi un “Ammortizzatore di Sterzo” involontario: La moto cerca di auto-correggersi sulle piccole imperfezioni dell’asfalto. Se le tue braccia sono bloccate, impedisci questi micro-movimenti naturali, rendendo la moto nervosa e instabile.

La Tecnica: Ancoraggio Inferiore, Libertà Superiore

Devi separare il tuo corpo in due metà indipendenti.

Dalla vita in giù (L’Ancora): È qui che ti tieni alla moto.

  • Stringi il serbatoio con le ginocchia (non stritolarlo, ma mantieni un contatto saldo).
  • Punta bene i piedi sulle pedane.
  • Nei cambi di direzione o in frenata, usa i muscoli del “core” (addominali e lombari) e le gambe per sostenere il peso del corpo. Questo toglie il carico dalle braccia. Se le tue gambe sono “molli”, finirai inevitabilmente per aggrapparti al manubrio per non scivolare in avanti.

Dalla vita in su (La Danza): Qui devi essere liquido.

  • Gomiti piegati: Le braccia non devono mai essere tese. I gomiti devono essere flessi. Questo permette alle braccia di funzionare come una seconda coppia di ammortizzatori.
  • Mani di velluto: Immagina che le manopole siano fatte di uova fresche. Devi tenerle abbastanza da non farle cadere, ma non così forte da romperle. O immagina di tenere in mano un topolino vivo.
  • Spalle basse: La tensione porta le spalle verso le orecchie. Rilassale consapevolmente. Respirare profondamente aiuta a farle scendere.

Il “Chicken Wing Check” (Il Test delle Ali di Pollo)

Questo è un trucco da istruttore che puoi fare mentre guidi. Mentre sei in rettilineo o in una curva ampia a gas costante, prova a muovere i gomiti su e giù, come se stessi sbattendo le ali (“fare la gallina”).

  • Se ci riesci facilmente: Ottimo! Le tue braccia sono rilassate e stai lasciando lavorare la moto.
  • Se sei bloccato o fai fatica: Sei troppo rigido. Fai un respiro profondo, stringi il serbatoio con le ginocchia e rilassa le mani finché i gomiti non tornano mobili.

Respirazione

Sembra banale, ma quando affrontiamo un tornante difficile o una situazione di stress, andiamo in apnea. L’apnea crea tensione. Imponiti di espirare mentre entri in curva. L’espirazione rilassa il diaframma e, a cascata, le spalle e le braccia.

Ergonomia della Moto

Un piccolo appunto tecnico: a volte la tensione nasce da una moto regolata male.

  • Le leve freno/frizione sono inclinate correttamente? Dovrebbero seguire la linea naturale del braccio. Se sono troppo alte, guidi con i polsi stressati.
  • Il manubrio è troppo lontano? Se devi allungarti per raggiungerlo, sarai sempre teso. A volte basta ruotarlo leggermente indietro per cambiare la vita.

Siamo arrivati al culmine della nostra guida Zen. Hai capito come gestire il peso, dove guardare, come frenare e come rilassarti. Ora dobbiamo mettere tutto insieme sulla striscia d’asfalto.

La traiettoria è la firma del motociclista sulla strada. Quella “sportiva” che vedi in TV è fatta per limare i decimi di secondo. Quella che ti consiglio ora è fatta per salvarti la pelle e farti godere il viaggio.


5. La Traiettoria Turistica: Sacrificare l’Entrata per Godersi l’Uscita

In pista, “spigoliamo” la curva: entriamo veloci, tagliamo presto verso il cordolo interno (apice) e sfruttiamo tutta la larghezza della pista in uscita aprendo il gas al massimo. Su strada, fare questo è un errore capitale. Perché? Perché in strada non sai cosa c’è dopo la curva (un trattore? ghiaia? la curva chiude?), e c’è una linea bianca che non puoi oltrepassare in uscita.

Se entri presto (“anticipi la corda”), la forza centrifuga ti spingerà inesorabilmente verso l’esterno in uscita. Se sei carico di bagagli, correggere quella traiettoria è quasi impossibile: finirai nell’altra corsia.

La Tecnica del “Late Apex” (Punto di Corda Ritardato)

La regola d’oro del Flow turistico è: Resta largo finché non vedi l’uscita.

Ecco come disegnarla, passo dopo passo:

  1. L’Approccio: Rimani posizionato all’esterno della tua corsia (vicino alla linea centrale nelle curve a sinistra, vicino al bordo strada nelle curve a destra – facendo sempre attenzione allo sporco!).
  2. L’Attesa (Pazienza Zen): Non avere fretta di “tuffarti” dentro la curva. Resisti alla tentazione. Continua dritto (o con una piega minima) più a lungo di quanto ti verrebbe naturale.
  3. La Svolta: Solo quando i tuoi occhi (che stanno cercando il Vanishing Point) vedono finalmente l’uscita della curva e la strada che si raddrizza, allora – e solo allora – imposti la piega decisa verso l’interno.
  4. L’Uscita: Poiché hai girato “tardi”, la moto sarà già puntata verso il rettilineo successivo. Non sarai spinto verso l’altra corsia, ma ti troverai naturalmente al centro della tua, con la moto che si raddrizza da sola mentre dai gas dolcemente.

I 3 Vantaggi per il Viaggiatore Carico

  1. Il Radar di Sicurezza (Visuale): Rimanendo largo all’ingresso, “apri” l’angolo di visuale. Vedi molto prima se c’è un ostacolo, una macchina ferma o se la curva stringe improvvisamente. In montagna, questo significa vedere un pullman in arrivo 2 secondi prima di chi “taglia” la curva. Quei 2 secondi sono la differenza tra uno spavento e un incidente.
  2. Gestione dell’Imprevisto (Margine): Se entri tardi e scopri che la curva chiude a gomito (raggio decrescente), sei nella posizione perfetta. Hai ancora tutta la tua corsia a disposizione per piegare di più. Se fossi entrato presto, saresti già al limite interno e non avresti spazio per stringere ulteriormente senza invadere l’altra corsia.
  3. Meno Tempo in Piega (Stabilità): Con questa traiettoria, la fase di massima inclinazione dura meno. La moto sta dritta più a lungo in frenata, gira rapida (ma fluida), e torna dritta prima. Meno tempo passi “sulle spalle” delle gomme a pieno carico, più sei stabile e meno stressi la ciclistica.

Rotondità vs Spigolosità

Mentre in pista cerchiamo lo spigolo (V-shape) per massimizzare l’accelerazione, con i bagagli cerchiamo la U-shape (la rotondità). Non cercare l’accelerazione bruciante in uscita. Cerca la conservazione della velocità. Una traiettoria rotonda e ritardata ti permette di non dover frenare forte e di non dover accelerare forte. È la guida del “minimo sforzo, massimo risultato”.

Fonti e Riferimenti

Le informazioni tecniche di questo approccio derivano da una sintesi di:

  1. Roadcraft: The Police Rider’s Handbook: Il manuale della polizia britannica, considerato la bibbia della guida sicura su strada (sistema IPSGA).
  2. Keith Code – A Twist of the Wrist II: Per i concetti di stabilità della moto e gestione dell’acceleratore (adattati alla strada).
  3. Lee Parks – Total Control: Per la fisica delle sospensioni e la gestione del carico.

Per Approfondire: Cosa Leggere e Guardare

Per interiorizzare questi concetti, ti suggerisco di guardare questi contenuti prima della tua prossima partenza:

Video Consigliati (YouTube):

  • CanyonChasers – “Why We Trail Brake”: Spiega benissimo perché usare i freni in curva è più sicuro che non usarli, con un focus sulla guida stradale.
  • MotoJitsu – “Low Speed Maneuvers”: Fondamentale per capire come gestire peso e frizione/freno posteriore nei tornanti lenti.
  • FortNine – “The Physics of Countersteering”: Per capire cosa succede davvero quando spingi sul manubrio (anche se sai guidare, la visualizzazione fisica aiuta la fluidità).

Articoli e Libri:

  • “Proficient Motorcycling” di David L. Hough: Un classico assoluto sulla sopravvivenza e la fluidità nel traffico e in viaggio.
  • Articoli sul “The Pace” di Nick Ienatsch: Un concetto di guida che predilige la scorrevolezza e la minimizzazione dell’uso dei freni tramite una gestione perfetta dell’ingresso in curva.

Charge Around the Globe la serie TV

change around the globe locandina

Ehi Mondo,

Ho appena finito di guardare i primi episodi di questa docuserie su Prime Video, “Charge Around the Globe”. 

Ispirata dalle aventure di Aloha Wonderwell, che per prima ha fatto il giro del mondo in auto nel 1922, Lexie lancia una sfida: 6 continenti in 90 giorni con un’auto elettrica

Cominciamo col dire che la protagonista, Lexie Limitless, youtuber che a 21 anni ha già viaggiato in tutto il mondo, è una ragazza davvero simpatica e solare. Si vede che ha una passione genuina per i viaggi e che affronta le sfide con un ottimismo contagioso. La sua storia è sicuramente ispirante, soprattutto per chi sogna di esplorare il mondo.

Tuttavia, ho notato alcune cose che mi hanno lasciato un po’ perplesso. Innanzitutto, è evidente che la serie sia fortemente sponsorizzata da Ford. Non c’è dubbio che vogliano promuovere l’uso dei veicoli elettrici, ma a volte sembra che questo scopo prevarichi la narrazione stessa.

Ho apprezzato molto le riprese, sono ben fatte e ci permettono di immergerci nell’avventura di Lexie. Però, a tratti ho trovato il tutto un po’ troppo “patinato”. Manca un po’ di quel tocco di autenticità che ti fa sentire davvero parte del viaggio. Ben inteso: le riprese sono tecnicamente impeccabili, innegabilmente ben fatte, ma manca quel qualcosa in più per emozionarmi davvero. Manca forse un tocco più personale, un’angolazione più inusuale che mi facesse sentire parte del viaggio

Un altro punto che mi ha fatto riflettere è la facilità con cui vengono superate alcune delle sfide legate alla mobilità elettrica. Capisco che si tratti di una serie promozionale, ma mi sarei aspettato di vedere qualche difficoltà in più, qualche situazione che mettesse alla prova la tecnologia e l’organizzazione del viaggio.

Detto questo, la serie si lascia guardare con piacere. I dialoghi sono scorrevoli e la narrazione è ben strutturata. Inoltre, la possibilità di scegliere tra l’audio originale e la versione doppiata in italiano con la voce originale di Lexi in sottofondo è un valore aggiunto.

In conclusione, “Charge Around the Globe” è una serie che ti consiglio di vedere se sei interessato ai viaggi, e alle sfide personali. Non è un documentario che ti rivoluzionerà la vita, ma ti offre un paio d’ore di svago.

Io sono curioso di vedere come si svilupperà la storia nelle prossime puntate. Magari mi sorprenderanno e mi faranno cambiare idea su alcuni aspetti.

E tu, Mondo, l’hai già vista? Cosa ne pensi?

Fammi sapere!

A presto

Qui trovi il canale youtube di Lexi, da non perdere! https://www.youtube.com/@LexieLimitless

Moto in caduta libera: il 2025 è l’anno del “Grande Fermo”?

Traffico di scooter, motociclista stanco e colonnina elettrica fuori servizio, moto in vendita, cartellone ANCMMA e mano gigante. Sfide della mobilità urbana.

Analisi critica dei dati ANCMA: tra scuse burocratiche e un mercato che premia solo la necessità urbana. Le moto “vere” perdono quasi il 20%.

Se leggi il comunicato ufficiale di ANCMA, la parola d’ordine è “ottimismo prudente”. Ci dicono che il mercato è a “doppia velocità”. Ma se togliamo il trucco dai numeri, la realtà che emerge per il 2025 è un’altra: la passione per la moto sta subendo una frenata d’emergenza, mentre il settore sopravvive solo grazie a chi deve spostarsi nel traffico per necessità.

Il bluff dell’Euro 5+

L’industria punta il dito contro il cambio di normativa (Euro 5+), parlando di “effetti distorsivi” e surplus di immatricolazioni nel 2024. È la classica scusa del “meteo avverso” usata dai politici. La verità è che, al netto dei tecnicismi, le moto segnano un drammatico -19,2%. Un quinto del mercato è sparito in dodici mesi.

Non si può dare colpa solo alla burocrazia: se il confronto con il 2023 (anno “pulito”) segna comunque un -7,5% per le moto, significa che il calo è strutturale. Il motociclista sta smettendo di comprare il nuovo. Perché? Prezzi fuori controllo, tassi di interesse allucinanti e un’offerta che forse non intercetta più i desideri dei viaggiatori veri.

La “Scooterizzazione” d’Italia

Il dato positivo degli scooter (+5,5%) non è una vittoria del motociclismo, ma la certificazione del fallimento del trasporto pubblico e della viabilità urbana. Gli italiani non comprano scooter per “piacere”, ma per sopravvivere alle ZTL e ai parcheggi impossibili. Stiamo assistendo alla trasformazione delle due ruote da oggetto di desiderio e libertà (quella che racconto nei miei viaggi) a semplice elettrodomestico da pendolare.

Il fallimento (annunciato) dell’elettrico

Nonostante gli incentivi e la spinta green, il mercato elettrico è in terapia intensiva: -15,8%. Se nemmeno gli sconti statali convincono l’utente urbano a passare alla batteria, significa che il prodotto non è pronto o che i costi sono ancora del tutto irrazionali per il cittadino medio. Curioso notare come gli unici a salvarsi siano i quadricicli elettrici (le “macchinine”), segno che chi vuole l’elettrico cerca un tetto sulla testa, non due ruote sotto il sedere.

Cosa resta della passione?

Mentre il presidente di ANCMA, Mariano Roman, parla di “ruolo centrale nelle scelte di svago”, i dati dicono che lo svago è proprio ciò che sta soffrendo di più. Le moto, strumento principe del turismo a lungo raggio e dell’avventura, sono le più colpite.

Il mio sospetto è che il mercato si sta spaccando. Da una parte lo scooterista di necessità, dall’altra un motociclista sempre più anziano o elitario che fatica a star dietro ai listini prezzi che sfiorano (e superano) quelli delle utilitarie.

Sulla strada giusta

Uomo su strada deserta, braccio alzato, guarda un oggetto in aria. Titolo libro: "Sulla Strada Giusta" di Francesco Grandis.

Buongiorno Mondo

ti parlo di un libro che, anche se non è una guida di viaggio con le foto dei panorami mozzafiato, è profondamente in linea con lo spirito di unposticino.it e di tutti noi che cerchiamo la nostra strada, che sia in moto, camper, bici o, appunto, nella vita.

Parlo di “Sulla strada giusta” di Francesco Grandis, pubblicato nel 2020. Mettiti comodo, perché non è il solito memoir da zaino in spalla, ma qualcosa di molto più intimo e, credimi, necessario.

Non è un Viaggio, è IL Viaggio

Scordati gli itinerari esotici e i consigli su dove dormire in tenda. Grandis non ti porta a fare il giro del mondo in moto, ma ti invita a seguirlo nel suo viaggio interiore, quello più difficile e importante di tutti.

Questo libro è un saggio autobiografico, una chiacchierata sincera sulle scelte che ci cambiano la vita. È la storia di come l’autore ha cercato e, a quanto pare, trovato un equilibrio tra quello che amava fare e la necessità di “campare”. La bellezza è che non è la solita storia di chi “molla tutto e va a fare il surf in Australia” in modo impulsivo. Francesco ci racconta come ha trovato una strada alternativa, un modo per conciliare vita e lavoro con intelligenza, senza fare il botto.

L’Onestà di un Viaggiatore Interiore

Il protagonista, ovviamente, è Grandis stesso. Ma il suo percorso non è fatto di chilometri e vette conquistate, è un arco narrativo interiore pazzesco. Si mette a nudo, ti racconta le sue crisi e le sfide che lo hanno costretto a ripensare tutto. Non è un supereroe, ma uno di noi che, con l’autoanalisi e una bella dose di determinazione, è riuscito a ridefinire cosa significa davvero avere successo e, soprattutto, essere felici.

Ti assicuro che la sua scrittura è come una di quelle chiacchierate che fai al tramonto, magari dopo una giornata passata a macinare chilometri. È diretta, accessibile, senza fronzoli. Non si perde in descrizioni di paesaggi (i veri panorami qui sono i suoi stati d’animo e i dilemmi che affrontava), ma usa un ritmo cadenzato, che ti invita a fermarti e riflettere. La sua prosa è completamente al servizio dell’introspezione: ti sentirai coinvolto a livello emotivo e intellettuale.

Il Focus: La Scelta è la Destinazione

Il cuore del libro è proprio questo: il viaggio come metafora di trasformazione. Non si tratta di esplorare terre lontane per l’avventura fine a sé stessa, ma di scavare dentro di te per ridefinire il tuo posto nel mondo e, in particolare, il rapporto con il lavoro.

Il vero paesaggio che esplori leggendo è la psiche dell’autore. Grandis analizza a fondo il concetto di “scelta”, quel coraggio di cercare un’autonomia vera e propria, dimostrando che è possibile costruire un’alternativa realistica alle pressioni sociali che spesso ci dicono cosa dovremmo fare.

Il mio pensiero (e il Tuo Invito)

“Sulla strada giusta” è un libro fresco e, a mio avviso, necessario. Il suo grande punto di forza è proprio la sua unicità: non ti propone mete esotiche, ma una riflessione profonda sulla tua vita.

È un’indagine sincera che ti stimolerà a interrogarti sulla tua “strada giusta”. Non ti darà soluzioni magiche, ma ti fornirà un esempio concreto di come si può superare l’insoddisfazione senza dover per forza “mollare tutto” in preda a un raptus.

Se cerchi ispirazione per ripensare la tua vita, il tuo lavoro, e se sei stanco dei soliti cliché di viaggio-fuga, questo è un titolo che devi assolutamente mettere nella tua lista.

È un invito potente: esplora il tuo mondo interiore, perché è lì che troverai la tua personale “strada giusta”.

Qualche dritta

Disponibile come audiolibro su audible e acquistabile onine in molte piattaforme e librerie; copia e incolla questa ricerca: Sulla strada giusta Francesco Grandis acquisto

il prezzo è di circa 11€, si trova anche usato a 7-8€ ad esempio su Libraccio.it

Night Cat 2 Posti Pro: La Tenda che Non Teme la Transilvania (E Si Monta Asciutta)

La tenda Night Cat 2 Pro verde, illuminata internamente, montata di notte in un campeggio con un'altra tenda nera sullo sfondo.

Ciao Mondo!

Se hai mai pianificato un viaggio epico, di quelli che prevedono lunghe ore in sella o in cammino, sai che l’attrezzatura giusta non è un optional, ma la chiave tra l’avventura e la disperazione. Voglio parlarti di un pezzo che ho messo alla prova duramente: la tenda Night Cat 2 posti Pro. L’ho usata nel mio viaggio in moto verso la Transilvania, e fidati, non mi ha tradito.

Breve Nota sul Brand Night Cat

Prima di addentrarci nei dettagli, è utile sapere che Night Cat è un brand relativamente giovane e molto focalizzato sull’attrezzatura da outdoor e camping ultraleggera e portatile. Si è fatto conoscere sul mercato (soprattutto online) proponendo tende con un ottimo rapporto qualità-prezzo, spesso dotate di soluzioni di montaggio rapido o ultraleggere, puntando in modo particolare sull’affidabilità in condizioni meteo avverse, un aspetto che, come vedremo, è pienamente confermato da questo modello Pro.


La Tenda Night Cat 2 Posti Pro: Prestazioni Senza Compromessi

Quando sei in viaggio, ogni grammo e ogni centimetro contano. La Night Cat Pro si presenta bene fin da subito.

Una tenda da campeggio Night Cat verde scuro è montata in primo piano su un terreno erboso, con un gruppo di motociclette parcheggiate sotto degli alberi sullo sfondo.
Il campo è pronto: La tenda Night Cat 2 Pro offre riparo dopo una giornata di viaggio in moto.

Punti di Forza (Quello che Funziona Davvero)

Prima di tutto, è compatta da chiusa e molto leggera. Questo è fondamentale sia per chi fa bikepacking sia per chi carica lo zaino. Non ti ritroverai a lottare con la borsa della tenda per ore.

Ma la vera eccellenza si vede sotto pressione:

  • Montaggio Anti-Pioggia: Il Vantaggio del Telo Esterno: Questo è un dettaglio tecnico che fa la differenza. A differenza della maggior parte delle tende, la Night Cat Pro è progettata con la paleria esterna e il telo esterno e la zanzariera interna sono già collegati tra loro. Questo significa che quando monti la tenda sotto la pioggia, l’interno non si bagna! Il telo esterno viene tirato su per primo e protegge subito l’abitacolo. È un enorme sollievo.
  • Resistenza Totale: Ha tenuto benissimo la pioggia battente. In certe notti di tempesta, sapevo che il riparo era garantito. Non solo: la struttura, grazie alla paleria resistente, ha resistito a venti abbastanza importanti. È una tenda che ti fa dormire sereno.
  • Facilità d’Uso: È facile da montare, il che è un sollievo dopo una giornata intensa. E i picchetti in alluminio? Hanno fatto il loro dovere, piantandosi bene anche in quel terreno sassoso che ti fa disperare.
  • Abitabilità Intelligente: L’interno è molto spazioso per una due posti. Ma il vero colpo di genio sono i due absidi, che sono molto grandi. Questo spazio è vitale: ti permette di cucinare qualcosa al riparo dalla pioggia e, soprattutto, di lasciare fuori, ma protetti, gli stivali infangati, le borse e l’attrezzatura ingombrante. Mantiene la zona notte pulita e asciutta.

Il Lato Negativo (Quello che Manca)

Se c’è una cosa che mi ha dato fastidio è un dettaglio di comodità: mancano delle tasche interne per stivare oggetti personali. Devi trovare un modo per tenere telefono, torcia o occhiali a portata di mano. Su un modello Pro, onestamente, è una piccola caduta di stile organizzativa.

Interno tenda Night Cat 3 pro
L’ufficio è chiuso. 😉 Dopo una giornata in viaggio (moto, bici o kayak che sia), questo è il mio #Posticino preferito. Zanzariera anti-ospiti e base pronta per il materassino: il riposo del guerriero nomade.

Il Giudizio Finale

La Night Cat 2 posti Pro è la tenda giusta se cerchi un equilibrio perfetto tra trasportabilità e performance sotto stress. Grazie al montaggio che protegge immediatamente l’interno, è l’ideale per chi, come me, affronta viaggi dinamici dove l’affidabilità contro gli elementi non è negoziabile. Ti dà la sicurezza di un riparo solido, gestibile con rapidità, rendendo il difetto delle tasche facilmente perdonabile.

Link produttore: https://nightcat.com/

EICMA 2025: Il Tuo Biglietto per il Futuro delle Due Ruote

EICMA 2025

Buongiorno Mondo, oggi ti porto virtualmente con me a un evento che ha riscritto le regole del gioco: l’EICMA 2025.

Non si è trattato di una semplice fiera, ma della “piena consacrazione del passaggio da fiera a evento espositivo globale e attrattivo,” come hanno giustamente sottolineato i vertici di EICMA. Quest’edizione, l’82ª per la precisione, ha segnato un successo incredibile, non solo per i numeri da capogiro, ma per la qualità, l’adrenalina e le tendenze che hanno definito il futuro che ti aspetta in sella.

Sei pronto a tuffarti nei dati che hanno reso EICMA 2025 un successo senza precedenti e a scoprire cosa cambierà nel tuo garage? Partiamo!


1. Il Trionfo dei Numeri: Un Successo che Raddoppia

I numeri non mentono mai, e quelli di EICMA 2025 sono un vero e proprio bollettino di salute per il settore. Ti basti pensare che, rispetto all’edizione della ripartenza post-Covid del 2021, praticamente tutto è raddoppiato: visitatori, espositori e superficie occupata.

Ecco una sintesi che ti dà l’idea della portata di questo evento:

IndicatoreValoreImpatto per il Settore
Presenze ComplessiveOltre 600.000Segnale di straordinaria vitalità del mercato.
EspositoriOltre 730Massima copertura del panorama industriale mondiale.
Paesi Espositori50Piattaforma di business realmente globale.
Operatori B2B AccreditatiOltre 43.000Alto tasso di opportunità di business e partnership.
Incremento Operatori Esteri (vs 2024)+28%Visibilità e ROI (Ritorno sull’Investimento) senza pari per i brand.
Professionisti MediaOltre 8.200Garanzia di una copertura mediatica globale da 67 Paesi.
Superficie TotaleOltre 300.000 mqLa più grande esposizione di sempre.

L’aumento del 28% degli operatori B2B (Business-to-Business: sono aziende, professionisti e altre organizzazioni che effettuano transazioni commerciali, vendita di prodotti, servizi, ecc. esclusivamente con altre imprese, invece che con i consumatori finali) provenienti dall’estero non è solo una statistica, ma la prova che EICMA è il luogo dove si stringono gli affari che modellano il tuo prossimo acquisto. I 43.000 operatori B2B da 167 nazioni certificano Milano come l’autentica capitale mondiale delle due ruote.


2. Oltre la Vetrina: Esperienze che Fanno la Storia

EICMA non è stata solo una sfilata di moto nuove, ma un vero e proprio ecosistema di esperienze, capaci di trasformare una visita in un ricordo indelebile.

MotoLive: Adrenalina Pura per il Ventesimo

L’arena esterna MotoLive ha compiuto 20 anni con la sua massima estensione di sempre: oltre 60.000 mq di pura adrenalina. Dalle Gare Ufficiali che mi hanno fatto sognare, agli Show Acrobatici mozzafiato, fino alla Champions Charity Race trasmessa in diretta TV che ha unito dodici leggende del motorsport per beneficenza. Se cerchi emozioni forti, questo è stato il cuore pulsante dell’evento.

Champion Charity race
alcuni tra i piloti migliori nel panorama del racing

“Desert Queens”: Il Mito della Dakar in Italia

Un’operazione culturale che mi ha particolarmente colpito è stata la mostra “Desert Queens”, realizzata in collaborazione con ASO (Amaury Sport Organisation). Per la prima volta in Italia, il mito della Dakar ha preso forma, e oltre 42.000 persone si sono immerse in questo viaggio. Abbiamo potuto ammirare 31 moto originali che hanno fatto la storia, dalla leggendaria Yamaha XT500 vincitrice della prima edizione (1979) fino alla modernissima KTM 450 Rally del 2025. Un vero e proprio omaggio alla passione e all’avventura che tanto amiamo noi di unposticino.it.

Tiziano RallyPov
un incontro piacevole con Tiziano,

Il valore di questa iniziativa è stato amplificato dalla presenza e dal contributo diretto di figure centrali della community: non solo un’esposizione statica, ma un palcoscenico di racconti vivi. Siamo stati immersi nell’atmosfera della Dakar grazie anche a Tiziano di RallyPov che, contribuendo in prima persona all’organizzazione di questo evento, è salito sul palco insieme al suo compagno di avventure Cesare. I loro interventi hanno arricchito il palinsesto con la viva voce della passione, raccontando aneddoti e retroscena interessanti che hanno dato spessore umano e autenticità alla leggenda del rally raid più famoso al mondo. Un modo eccellente per unire la storia esposta al mito vivo.

Cesare Zacchetti
Due chiacchiere con Cesare Zacchetti

Il Ponte verso il Digitale e la Città

EICMA ha guardato al futuro con due aree strategiche:

  • Y.U.M. (Your Urban Mobility): 4.000 mq dove migliaia di persone hanno potuto testare gratuitamente oltre 40 veicoli per la mobilità urbana (scooter, ciclomotori, quadricicli).
  • Area Gaming: La più grande mai realizzata, con otto simulatori di ultima generazione. Una mossa vincente per coinvolgere le nuove generazioni e creare un ponte tra il brivido della pista reale e quello del digitale.

3. Le Tendenze che Guideranno il Tuo 2026

Il momento clou di EICMA è sempre la presentazione delle novità. Quest’anno sono emerse tre macro-tendenze che tu, appassionato di viaggi, non puoi ignorare.

L’Ascesa Inarrestabile dell’Asia

Dimentica la vecchia etichetta “solo prezzo”. I brand asiatici, guidati da nomi come CFMoto, QJ Motor e la debuttante ZX Moto (fondata da Zhang Xue che diresse la Kove al debutto), hanno mostrato una leadership tecnologica impressionante.

CFMoto, ad esempio, ha alzato l’asticella con la SR-RR V4 Prototype, una superbike con oltre 210 CV e, per la prima volta, aerodinamica attiva! E per te che ami l’avventura, la 1000 MT-X si è presentata come una maxi-adventure senza compromessi, con componentistica premium.

CF Moto 1000 MTX
la 1000 MTX di CF Moto esageratamente potente

L’Innovazione al Servizio della Facilità di Guida

I marchi storici hanno risposto con mosse strategiche focalizzate sull’usabilità e sull’espansione del mercato.

  • Honda ha introdotto la frizione elettronica E-Clutch di serie sulla nuova Transalp 2026!
  • BMW ha risposto con la frizione centrifuga ERC (Easy Ride Clutch) sulla F450 GS, un sistema che mantiene comunque la leva manuale per la massima versatilità.

Queste tecnologie non sono semplici gadget, ma mosse intelligenti per rendere il motociclismo più accessibile e meno stancante, soprattutto nei lunghi viaggi o nel traffico urbano.

BMW 450 GS
La tanto attesa BMW 450 GS

Icone Rinnovate e Nuovi Segmenti

Il segmento adventure ha visto l’introduzione della BMW F450 GS (perfetta per le patenti A2) e gli affinamenti sulla Moto Guzzi Stelvio 2026 con aerodinamica migliorata e radar posteriore opzionale, un plus non da poco per la sicurezza in viaggio. Kawasaki, invece, ha fatto tornare l’iconica KLE 500, reinterpretata con un moderno motore bicilindrico.


4. Il Verdetto Finale: Un Nuovo Standard di Riferimento

EICMA 2025 è stato un punto di svolta. Ci ha mostrato chiaramente che il motociclismo del futuro sarà:

  1. Ibrido: Con l’integrazione sempre maggiore tra esperienza fisica (MotoLive) e digitale (Area Gaming).
  2. Tecnologico: Con una competizione serrata tra costruttori, dove l’innovazione è la chiave per l’usabilità quotidiana.
  3. Globale: Con i brand asiatici che non solo sono in gara, ma stanno dettando l’agenda tecnologica.

La passione e la cultura, veicolate da iniziative come “Desert Queens” e lo slogan “That’s Amore” con un cuore formato dalla traccia di uno pneumatico, si confermano le leve strategiche più potenti per coinvolgere la community.

In conclusione, se ti è piaciuto questo riassunto, sappi che EICMA 2025 ha definito un nuovo e altissimo standard. L’appuntamento per vedere le nuove tendenze è già fissato per la prossima edizione, dal 3 all’8 novembre a Fiera Milano Rho.

Hai già la tua prossima meta in mente? Spero che la tua avventura sia ricca di emozioni!