In vespa da Roma a Saigon di Giorgio Bettinelli

Copertina del libro In Vespa di Giorgio Bettinelli: uno scooter carico di bagagli su una pista sabbiosa.

Ciao Mondo.

Ti è mai capitato di sentire il richiamo della strada prima ancora di aver acceso il motore? Quella strana, dolcissima urgenza che ti spinge a guardare oltre l’orizzonte, chiedendoti cosa ci sia dopo la prossima curva, oltre il confine, dove la mappa sfuma in territori che non hai mai osato calpestare? Se la risposta è sì, allora mettiti comodo, perché oggi voglio parlarti di un compagno di viaggio che non può mancare nella tua borsa da serbatoio o sul cruscotto del tuo camper: **”In Vespa” di Giorgio Bettinelli.**

Esistono libri che si leggono e libri che si vivono. L’opera di Bettinelli appartiene prepotentemente alla seconda categoria. Non è solo un diario di bordo; è un invito al viaggio puro, quello spogliato da ogni tecnicismo e sovrastruttura. La bellezza di questo racconto risiede proprio nella sua disarmante semplicità. La scrittura di Bettinelli è fluida, limpida, priva di quegli artifici letterari che spesso creano una distanza tra l’autore e il lettore. Al contrario, qui la parola si fa trasparente: leggendo, avrai la sensazione fisica di sederti sul sedile posteriore della sua Vespa, con il vento che ti sferza il viso e l’odore della miscela che impregna l’aria intorno a te.

La storia, se ci pensi, ha dell’incredibile e racchiude in sé l’essenza stessa dell’avventura casuale che cambia la vita. Immagina di trovarti in Indonesia, avvolto dal caldo umido dei tropici, e di ricevere in regalo una vecchia Vespa. Fino a quel momento, Giorgio non aveva mai guidato un veicolo a due ruote. Eppure, è proprio lì, tra i sentieri indonesiani, che avviene il suo “apprendistato scooteristico”. È un dettaglio che trovo meraviglioso: ci insegna che non serve essere esperti meccanici o piloti collaudati per abbracciare la libertà. Serve solo il coraggio di ingranare la prima marcia.

Da quel primo, incerto approccio nasce un’impresa epica: un viaggio da Roma a Saigon. Ventiquattromila chilometri. Dieci paesi da attraversare. Un’odissea su due ruote che Bettinelli trasforma in un mosaico di emozioni. Ogni capitolo è un universo a sé, una nazione diversa che si svela ai tuoi occhi con le sue contraddizioni. Ti ritroverai a percorrere strade in condizioni pietose, dove l’asfalto è un ricordo lontano e il fango sembra voler inghiottire le piccole ruote dello scooter. Attraverserai con lui terre tormentate da conflitti e guerriglie, percependone la tensione ma anche l’incredibile dignità dei popoli che le abitano.

Bettinelli possiede il raro dono di descrivere i luoghi e le persone in modo profondo, senza mai risultare pedante o noioso. La sua è una scrittura intraprendente, che non teme di mostrare l’Asia nella sua interezza: quella misera delle baraccopoli e quella opulenta dei palazzi, quella tragica della guerra e quella esilarante degli incontri fortuiti in qualche sperduta locanda di confine. Non c’è giudizio nelle sue parole, solo una curiosità insaziabile e un rispetto profondo per le persone.

Ma ciò che ti colpirà di più, ne sono certo, è il senso di sfrenata libertà che emana da ogni pagina. La Vespa non è solo un mezzo di trasporto; diventa un passaporto universale, un “grimaldello” che scardina le diffidenze e apre le porte delle case e dei cuori. Viaggiare a bassa velocità, con il ronzio costante del motore come colonna sonora, permette di cogliere dettagli che a bordo di un mezzo veloce andrebbero perduti: il profumo delle spezie in un mercato, il sorriso di un bambino lungo la strada, il mutare dei colori del cielo al tramonto sulle risaie.

“In Vespa” è un inno alla lentezza consapevole e alla scoperta genuina. Ti spinge a riflettere sulla filosofia del viaggio: non è importante la meta, né la velocità con cui la raggiungi, ma la qualità dello sguardo che posi sul mondo mentre lo attraversi. È un libro che parla di confini superati, non solo geografici ma soprattutto interiori.

Ti invito caldamente a lasciarti trasportare da Bettinelli in questa traversata leggendaria. Che tu sia un motociclista che macina chilometri ogni weekend o un sognatore che progetta il suo prossimo grande on the road, troverai in queste pagine linfa vitale per il tuo spirito vagabondo. Leggere questo libro significa riscoprire che il mondo, nonostante tutto, è ancora un posto immenso, terribile e magnifico, pronto a essere esplorato da chiunque abbia il cuore abbastanza leggero da seguirne il ritmo.

Proprio come facciamo noi qui su *unposticino.it*, Bettinelli ci ricorda che la vera avventura inizia dove finiscono le certezze e dove la strada smette di essere una linea su una mappa per diventare vita vissuta.

Prendi questo libro, mettiti in sella e lasciati portare lontano. Buon viaggio.

Lo trovi sicuramente nelle libreria (se non è disponibile puoi fartelo ordinare; editore Feltrinelli che è sempre una garanzia di approvvigionamento.

Disponibile su Amazon e su Audible (servizio di audio libri di Amazon non compreso con Prime)

Disponibile sulle solite conosciute librerie online… anche usato a meno di 5 euro.

Una passeggiata nei Boschi

Copertina del libro 'Una Passeggiata nei Boschi' di Bill Bryson con un orso bruno in doppia esposizione con montagne innevate e foresta.

un libro di Bill Bryson

Ciao Mondo,

devi assolutamente leggere quello che sto per scriverti perché ho per le mani un libro che, credimi, sembra scritto apposta per chi ama la natura. Si chiama “Una passeggiata nei boschi” di Bill Bryson e, guarda, è un viaggio incredibile che ti farà venire voglia di preparare lo zaino e partire domattina stessa.

Immagina questo signore che, un po’ per follia e un po’ per sfida, decide di percorrere l’Appalachian Trail, un sentiero infinito che attraversa gli Stati Uniti tra foreste selvagge e montagne. Ti piacerà un sacco perché non è il solito racconto eroico o pretenzioso; Bryson è uno di noi, uno che fatica, che inciampa e che ammette quanto possa essere dannatamente monotono camminare per giorni sotto la pioggia vedendo solo alberi. Però, ascolta questa parte: lui non và da solo, ma convince un suo vecchio amico, Katz, che è un personaggio assurdo. Insieme sono una coppia comica nata: tra incontri con orsi immaginari e scorte di cibo discutibili, ti regaleranno delle scene che ti faranno fare delle grasse risate, di quelle che devi chiudere il libro un momento per riprendere fiato.

La cosa bella è che l’autore riesce a farti vedere i posti come se fossi lì con lui. Le descrizioni sono vivissime, senti quasi l’odore del bosco e il peso degli scarponi, ma tutto è condito da un’ironia tagliente che non ti abbandona mai. Incontra dei personaggi lungo il percorso che sono delle vere chicche umane, tipi bizzarri che rendono tutto ancora più vivo e divertente.

È il classico libro da leggere tutto d’un fiato, un compagno di viaggio perfetto. Se mai dovessi decidCiao Mondo,

devi assolutamente ascoltare quello che sto per dirti perché ho per le mani un libro che, credimi, sembra scritto apposta per te. Si chiama “Una passeggiata nei boschi” di Bill Bryson e, guarda, è un viaggio incredibile che ti farà venire voglia di preparare lo zaino e partire domattina stessa.

Immagina questo signore che, un po’ per follia e un po’ per sfida, decide di percorrere l’Appalachian Trail, un sentiero infinito che attraversa gli Stati Uniti tra foreste selvagge e montagne. Ti piacerebbe un sacco perché non è il solito racconto eroico o pretenzioso; Bryson è uno di noi, uno che fatica, che inciampa e che ammette quanto possa essere dannatamente monotono camminare per giorni sotto la pioggia vedendo solo alberi. Però, ascolta questa parte: lui non parte da solo, ma convince un suo vecchio amico, Katz, che è un personaggio assurdo. Insieme sono una coppia comica nata: tra incontri con orsi immaginari e scorte di cibo discutibili, ti regaleranno delle scene che ti faranno fare delle grasse risate, di quelle che devi chiudere il libro un momento per riprendere fiato.

La cosa bella è che l’autore riesce a farti vedere i posti come se fossi lì con lui. Le descrizioni sono vivissime, senti quasi l’odore del bosco e il peso degli scarponi, ma tutto è condito da un’ironia tagliente che non ti abbandona mai. Incontra dei personaggi lungo il percorso che sono delle vere chicche umane, tipi bizzarri che rendono tutto ancora più vivo e divertente.

È il classico libro da leggere tutto d’un fiato, un compagno di viaggio perfetto. Se mai dovessi decidere di farti una notte in campeggio sotto le stelle, portalo con te: leggerlo fuori da una tenda, nel silenzio della natura, rende tutto ancora più magico. Fidati di me, Mondo, inizialo stasera e poi fammi sapere quanto hai riso!ere di farti una notte in campeggio sotto le stelle, portalo con te: leggerlo fuori da una tenda, nel silenzio della natura, rende tutto ancora più magico. Fidati di me, Mondo, inizialo stasera e poi fammi sapere quanto hai riso!

Lo trovi anche su Audible o in quasi tutte le librerie online o fisiche.

Il prezzo a Gennaio 26 si aggira sui 13€, ma non dimenticare che esiste l’usato (ne ho trovato uno a 8€)

Charge Around the Globe la serie TV

change around the globe locandina

Ehi Mondo,

Ho appena finito di guardare i primi episodi di questa docuserie su Prime Video, “Charge Around the Globe”. 

Ispirata dalle aventure di Aloha Wonderwell, che per prima ha fatto il giro del mondo in auto nel 1922, Lexie lancia una sfida: 6 continenti in 90 giorni con un’auto elettrica

Cominciamo col dire che la protagonista, Lexie Limitless, youtuber che a 21 anni ha già viaggiato in tutto il mondo, è una ragazza davvero simpatica e solare. Si vede che ha una passione genuina per i viaggi e che affronta le sfide con un ottimismo contagioso. La sua storia è sicuramente ispirante, soprattutto per chi sogna di esplorare il mondo.

Tuttavia, ho notato alcune cose che mi hanno lasciato un po’ perplesso. Innanzitutto, è evidente che la serie sia fortemente sponsorizzata da Ford. Non c’è dubbio che vogliano promuovere l’uso dei veicoli elettrici, ma a volte sembra che questo scopo prevarichi la narrazione stessa.

Ho apprezzato molto le riprese, sono ben fatte e ci permettono di immergerci nell’avventura di Lexie. Però, a tratti ho trovato il tutto un po’ troppo “patinato”. Manca un po’ di quel tocco di autenticità che ti fa sentire davvero parte del viaggio. Ben inteso: le riprese sono tecnicamente impeccabili, innegabilmente ben fatte, ma manca quel qualcosa in più per emozionarmi davvero. Manca forse un tocco più personale, un’angolazione più inusuale che mi facesse sentire parte del viaggio

Un altro punto che mi ha fatto riflettere è la facilità con cui vengono superate alcune delle sfide legate alla mobilità elettrica. Capisco che si tratti di una serie promozionale, ma mi sarei aspettato di vedere qualche difficoltà in più, qualche situazione che mettesse alla prova la tecnologia e l’organizzazione del viaggio.

Detto questo, la serie si lascia guardare con piacere. I dialoghi sono scorrevoli e la narrazione è ben strutturata. Inoltre, la possibilità di scegliere tra l’audio originale e la versione doppiata in italiano con la voce originale di Lexi in sottofondo è un valore aggiunto.

In conclusione, “Charge Around the Globe” è una serie che ti consiglio di vedere se sei interessato ai viaggi, e alle sfide personali. Non è un documentario che ti rivoluzionerà la vita, ma ti offre un paio d’ore di svago.

Io sono curioso di vedere come si svilupperà la storia nelle prossime puntate. Magari mi sorprenderanno e mi faranno cambiare idea su alcuni aspetti.

E tu, Mondo, l’hai già vista? Cosa ne pensi?

Fammi sapere!

A presto

Qui trovi il canale youtube di Lexi, da non perdere! https://www.youtube.com/@LexieLimitless

Romania in moto, là dove il vento racconta: Transfăgărășan e Transalpina in moto

Uomo in primo piano con sciarpa da moto, alle sue spalle il celebre passo Transfăgărășan in Romania, una strada panoramica che si snoda tra le montagne.

Ciao Mondo

Transfăgărășan e Transalpina: 3.400 km tra le strade più belle del mondo

Sette giorni, nove Paesi, 3.400 chilometri.
Un viaggio che profuma di asfalto bagnato, benzina e libertà. La meta? Le leggendarie Transfăgărășan e Transalpina, due nastri d’asfalto che si arrampicano tra le montagne della Romania, avvolte da leggende, nebbie e silenzi che sembrano parlare.

Guarda qui il video completo del viaggio: https://youtu.be/zzlfiIvT0MQ


Strada panoramica Transalpina

Sotto la pioggia, la partenza

Tutto è cominciato sotto un cielo grigio, carico d’acqua e presagi.
“Porca paletta, piove il mondo”, mi sono detto mentre cercavo riparo sotto la tettoia di un chiosco. Le mani gelate, i guanti fradici, il motore ancora caldo. Ma se parti in moto, lo sai: il meteo non è un ostacolo, è un compagno di viaggio.

Attraversata la Slovenia, ho varcato il confine croato sotto nuvole che promettevano tregua. Le previsioni dicevano sole per il giorno dopo — e in quel momento mi sembrava una benedizione.


Bosnia ed Erzegovina: storia e ferite

Il primo vero stop è stato in un piccolo campeggio da 27 euro a notte. Niente di lussuoso, ma bastava. Il mattino dopo, il primo imprevisto: l’attacco della GoPro si era staccato dal casco. Un po’ di colla, e via, di nuovo sulla strada.

Poco dopo ho raggiunto un aerodromo abbandonato al confine tra Croazia e Bosnia, la base aerea di Željava. Un luogo sospeso nel tempo: un aereo pieno di adesivi, la pista che si perdeva nell’erba alta, i bunker scavati nella collina.
C’era silenzio, ma di quello che pesa. Si dice che in qualcuno di quei tunnel possano esserci ancora residui di armamenti chimici. Non ho voluto scoprirlo: certe porte è meglio lasciarle chiuse.

A Sarajevo sono arrivato poco prima del buio, in un albergo in periferia.
La mattina, il caos del traffico mi ha fatto desistere dal visitare il centro. Ma non serviva entrarci per capire: i palazzi, ancora crivellati di fori, raccontano più di mille parole.


fermo a bordo strada in moto

Serbia: profumo di fumo e sorpresa

Superato il confine, ho pagato una piccola tassa ecologica di due euro. L’aria profumava di terra e… plastica bruciata.
Eppure, la Serbia mi ha stupito: paesaggi morbidi, verdi colline, strade che sembrano invogliare al viaggio.

A Paraćin, ho trovato un piccolo hotel — il Pilus. 23 euro, ma un comfort che non ti aspetti. “Ha più stelle di un Hilton su Booking”, ho scherzato, mentre mi godevo una doccia calda e un letto che sembrava fatto per i sogni dei viaggiatori.


Attraverso i Balcani

Il navigatore, forse per scherzo, ha deciso di portarmi anche in Bulgaria, dove ho scoperto che le moto non pagano la vignetta. Piccole vittorie da strada.

Poi, finalmente, Romania. Benzina a buon prezzo, montagne all’orizzonte, e un campeggio che sembrava uscito da un racconto: 9 euro a notte, gestori gentili che parlavano italiano, gatti e cani che giravano liberi, e una cucina comune dove io preparavo la pasta mentre dei francesi facevano saltare qualcosa di speziato.


La Transfăgărășan – la follia di Ceaușescu

Alle 6:30 del mattino, con l’aria ancora fredda di montagna, ho messo in moto.
Il primo cartello recitava: “Attenzione agli orsi”. Un sorriso. Benvenuto nella Romania.

Quella che chiamano “la follia di Ceaușescu” è una strada che ti emoziona: curve disegnate col compasso della follia, precipizi vertiginosi, cascate che si gettano accanto all’asfalto.
Capisci perché Jeremy Clarkson l’ha definita “la strada più bella del mondo”.
E mentre sali, tra un tornante e l’altro, ti sembra che la montagna ti stia parlando, raccontando storie di tempi passati e fantasmi ancora in viaggio.


Transfagarasan

Il Castello di Bran e un errore di 130 chilometri

Dopo tanta meraviglia, ho puntato verso il Castello di Bran, il leggendario maniero di Dracula. Ma la realtà è ben diversa dalle leggende: traffico, souvenir, semafori ogni mezzo chilometro. L’atmosfera magica, un po’, si perde.

E come in ogni viaggio che si rispetti, non poteva mancare il colpo di scena: un hotel prenotato su Booking a 54 euro, convinto fosse a 13 km.
In realtà era a 130 km nella direzione opposta.
Nessuna risposta dall’assistenza. Ho spento il motore, e dopo tanta rabbia… ho sorriso, e sono tornato al campeggio del giorno prima. A volte, tornare indietro è la scelta più saggia.


La Transalpina – dove il vento parla

Il giorno dopo, Transalpina.
Si parte da Novaci, e subito capisci che è diversa: curve più strette, impegnative, quasi cattive. “Se la prendi un pelo troppo veloce, vai di là”, mi è scappato ridendo davanti a una curva assassina.

In cima, vento furioso, mucche che pascolano sull’asfalto e panorami spettacolari.
Lì, tra nuvole e silenzio, ho avuto un dubbio: meglio la Transfăgărășan o la Transalpina?
Forse non serve scegliere. Sono sorelle, diverse ma ugualmente magnifiche.


Il rientro

Da Sibiu è cominciato il lungo ritorno verso casa.
1.217 km di asfalto e pensieri.
Una notte in campeggio lungo un fiume ungherese, bella cornice ma… musica fino a mezzanotte e sirene che non tacevano mai.
Poi Budapest, Austria, e infine Italia.


Bilancio di un viaggio che resta dentro

Sette giorni, nove Paesi, 3.400 km.
Pioggia, caldo, vento, curve infinite, e volti gentili lungo la strada. Campeggi tra i 9 e i 27 euro, hotel economici ma accoglienti, benzina che costa meno e paesaggi che valgono oro.

La preparazione della moto è stata fondamentale, così come avere un navigatore serio — in Bosnia il segnale dati era un miraggio.
Un viaggio intenso, ruvido, vero, che ti scava dentro e ti ricorda perché ami viaggiare.

E sì… lo rifarei domani.
Perché certe strade non si dimenticano: ti aspettano, e quando le lasci, è come se un pezzo di te restasse lì, tra le montagne e le ombre della Transilvania.


meritato riposo in tenda

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In sintesi: scarichi, parti e vivi l’avventura a tuo rischio e pericolo.

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    Strada delle Malghe in Friuli

    Strada delle Malghe - Friuli

    Ciao Mondo,

    oggi ti porto in sella con me per uno dei giri più tosti, selvaggi e scenograficamente spettacolari che puoi fare in Friuli: la Strada delle Malghe, con partenza da Sauris ed arrivo a Mione.

    Puoi vedere il video completo qui: https://youtu.be/1R1kcYF2dCk

    Prima di partire, però, te lo dico subito: non è un itinerario per tutti e non è adatto a tutte le moto. Se stai pensando “beh, io me la cavo sempre”… fidati, leggi fino in fondo.

    Questo giro ti mette davanti a tutto ciò che un amante dell’enduro e dell’avventura può desiderare: sterrati lunghi e sconnessi, pietraie che ti faranno sudare il doppio, e pendenze che — in alcuni punti — arrivano anche al 28% o forse di più. Ci sono tratti in cui la moto sembra guardarti e chiederti: “Sei sicuro?”

    Il bello è che la ricompensa è sempre dietro l’angolo. I paesaggi qui sono da cartolina, con malghe che sembrano sospese nel tempo, boschi fitti, e viste panoramiche che ti fanno dimenticare per un attimo la fatica.

    800 MTX su strada delle malghe - Friuli
    800 MTX su strada delle malghe – Friuli

    Ma poi il sentiero ti richiama all’attenzione: una curva stretta, una salita che diventa un muro, un fondo smosso dove basta un attimo di distrazione per ritrovarti fermo, magari di traverso.

    Serve preparazione. Serve avere una moto adatta a terreni impegnativi, gomme giuste, e soprattutto esperienza nella guida in fuoristrada. Non sto parlando di “so fare due sterrati” — qui bisogna saper gestire la moto anche in situazioni critiche.

    Pausa alla strada delle Malghe - Friuli
    Un momento di fratellanza

    E no, non è un giro da fare da soli: meglio affrontarlo in compagnia, così da potersi dare una mano nei punti più complessi.

    Il fascino di questo itinerario sta proprio nella combinazione tra sfida e bellezza. Ti porta lontano dall’asfalto, dentro un Friuli che non tutti vedono, dove il tempo scorre più lento e l’aria sa di legna e pascolo.

    Prati infiniti
    Prati infiniti strada delle Malghe – Friuli

    Se decidi di affrontarlo, fallo con rispetto per la montagna, prudenza, e… un bel po’ di gamba. Ti prometto che, se arrivi in fondo, la soddisfazione sarà immensa.

    In fondo all’articolo trovi il file GPX da scaricare: usalo per orientarti, ma ricorda che qui la traccia non è un’autostrada — il terreno cambia, e l’avventura è garantita.

    Arrivati in cima strada delle Malghe
    Arrivati in cima strada delle Malghe

    Scheda tecnica del Giro delle Malghe

    • Lunghezza: 44 km
    • Partenza: Sauris di sopra – altitudine 1.393 m
    • Arrivo: Mione – altitudine 703 m
    • Quota massima: 1.840 m
    • Quota minima: 703 m
    • Dislivello complessivo: importante e con tratti ripidi fino al 28% (o oltre)
    • Tipo di percorso: sterrato, pietraie, tratti di asfalto secondario
    • Difficoltà: alta – adatto solo a moto da enduro o adventur e a piloti avvezzi al fuoristrada
    • Periodo consigliato: estate (verificare sempre le condizioni meteo e del terreno)
    • Equipaggiamento consigliato:
      • Moto da enduro o adventur (meglio con il 21 rispetto al 19) in ottime condizioni
      • Gomme tassellate
      • Protezioni complete (casco, guanti, giacca e pantaloni con protezioni, stivali tecnici)
      • Navigatore GPS o smartphone con mappa offline e traccia GPX
      • Acqua e snack energetici
      • Compagno/a di avventura (meglio non affrontare il giro da soli)

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    In sintesi: scarichi, parti e vivi l’avventura a tuo rischio e pericolo.

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      Triumph Scrambler 1200

      Triumph Scrambler 1200

      Guarda la video recensione completa qui: https://youtu.be/_AYe8NJlXtw

      Ciao Mondo!

      C’è un suono che mi fa impazzire, una melodia che non mi stanco mai di sentire: il rombo del motore. E credimi, quello della Triumph Scrambler 1200 è musica per le mie orecchie. Questa volta, però, ho avuto una compagna di avventura speciale: la Vale!

      Trovi la video recensione completa qui: https://youtu.be/_AYe8NJlXtw

      Il motore

      Porca paletta, che motore! È corposo, ha una schiena che ti spinge con una rotondità avvolgente e un rumore che ti entra dentro. È un’esperienza esaltante, una di quelle che ti fa parlare poco perché sei troppo preso a godertela.

      Le sospensioni

      Le sospensioni lavorano da dio. Bella morbida, ma allo stesso tempo mi ha sostenuto alla grande, anche con il peso extra della Vale seduta dietro. Certo, l’aria in faccia non manca, è una scrambler dopotutto, ma non mi aspettavo un tale comfort. E sai una cosa? Pensavo che la marmitta scaldasse un sacco, invece il calore è decisamente sopportabile.

      Triumph scrambler 1200 POV
      Triumph scrambler 1200 POV

      Maneggevolezza

      La guida è un sogno. È così maneggevole che ti permette di fare sorpassi con una facilità disarmante. E i freni? Precisi e modulabili, facilissimi da gestire. In piega va giù che è un piacere, veramente facile, anche se non ho potuto esagerare per paura di… beh, che mi scappasse via la Vale! E senti che bei scoppiettini che fa lo scarico! Una goduria.

      Comodità alla guida

      A proposito di viaggi, le vibrazioni sono quasi inesistenti, cosa che apprezzo tantissimo. Non la vedo come la moto ideale per i lunghi viaggi su asfalto, ma se il tuo sogno è esplorare, soprattutto strade bianche, allora questa è la moto per te. È la classica moto che ti porti dietro col carrello del camper, la tiri giù e ti godi una giornata a esplorare il mondo.

      Triumph Scrambler 1200 nera
      Triumph Scrambler 1200 nera

      Considerazioni finali

      La prova finisce qui. Mondo, te lo dico dal profondo del cuore: vai a provarla! È una signora moto e merita tutta la tua attenzione.

      I noiosissimi dati tecnici:

      Ciao Mondo!

      Ecco a te i dati tecnici della Triumph Scrambler 1200, così puoi avere tutti i numeri di questa fantastica moto a portata di mano. Tieni presente che ci sono diverse versioni (come la X e la XE), quindi alcuni dati potrebbero variare leggermente.

      Motore e Trasmissione

      • Motore: Bicilindrico parallelo raffreddato a liquido, 8 valvole, SOHC, manovellismo 270°.
      • Cilindrata: 1200 cc.
      • Alesaggio x Corsa: 97.6 mm x 80 mm.
      • Rapporto di compressione: 11:1.
      • Potenza Massima: 90 CV (66.2 kW) a 7.000 giri/min.
      • Coppia Massima: 110 Nm a 4.500 giri/min.
      • Sistema di iniezione: Iniezione elettronica Multipoint sequenziale.
      • Scarico: Scarico alto 2 in 2 e silenziatori in alluminio spazzolato.
      • Trasmissione finale: Catena X-ring.
      • Frizione: Frizione assistita multidisco a bagno d’olio.
      • Cambio: 6 rapporti.

      Ciclistica e Telaio

      • Telaio: Tubolare in acciaio.
      • Forcellone: Doppio braccio in alluminio.
      • Ruota Anteriore: Cerchio in alluminio a 36 raggi Tubeless, 21 x 2.15.
      • Ruota Posteriore: Cerchio in alluminio a 32 raggi Tubeless, 17 x 4.25.
      • Pneumatico Anteriore: 90/90-21.
      • Pneumatico Posteriore: 150/70 R17.
      • Sospensione Anteriore: Forcelle Marzocchi™ USD non regolabili, escursione 170 mm.
      • Sospensione Posteriore: Doppio ammortizzatore Marzocchi RSU con serbatoio separato, precarico regolabile, escursione 170 mm.
      • Freno Anteriore: Doppio disco da 310 mm, pinze a 2 pistoncini Nissin ad attacco assiale, ABS.
      • Freno Posteriore: Disco singolo da 255 mm, pinza Nissin a singolo pistoncino, ABS.

      Dimensioni e Peso

      • Larghezza Manubrio: 834 mm.
      • Altezza senza Specchietti: 1185 mm.
      • Altezza Sella: 820 mm.
      • Interasse: 1525 mm.
      • Angolo di inclinazione: 26.2º.
      • Avancorsa: 125 mm.
      • Capacità Serbatoio: 15 L.
      • Peso in ordine di marcia: 228 kg.

      Consumi e Manutenzione

      • Consumo carburante: 4.4 l/100 km.
      • Emissioni CO2: 105 g/km.
      • Intervallo di manutenzione: 16.000 KM o 12 mesi, a seconda della condizione che si verifica prima.

      Link al sito triumph: https://www.triumphmotorcycles.it/moto/classic/bonneville-scrambler-1200

      Miles of Life – documentario su YouTube (no spoiler)

      Miles of Life miniatura youtube

      Buongiorno mondo!

      Ho appena terminato di guardare “Miles of Life”, un documentario che mi ha letteralmente catapultato sulle strade polverose dell’America. Massimo “Polpo” Neriotti, un veterinario dentista con la passione della moto, ci conduce in un viaggio epico sulla Transamerica Enduro 2011, quasi interamente affrontato in Off-road.

      “Hai presente il concetto del centauro, un essere mitologico mezzo uomo e mezzo cavallo?  Ecco, io ero più o meno la stessa cosa!” Inizia cosi il racconto di questo magico viaggio!

      Non è solo un documentario, è un’esperienza. Grazie alle riprese mozzafiato in prima persona, ci sentiamo come se stessimo guidando al suo fianco, sfidando terreni impervi e ammirando paesaggi mozzafiato.

      Navigando tra i meandri di internet, si è imbattuto in un gruppo online di motociclistiche discutevano entusiasti della TRANSAMERICA ENDURO. Le loro storie di avventure, le loro foto mozzafiato e la loro passione contagiosa lo hanno subito affascinato, accendendo in lui il desiderio di vivere un’esperienza simile.

      Massimo è un narratore eccezionale. Con la sua voce calda e appassionata ci racconta non solo delle bellezze naturali che incontra, ma anche delle sfide che deve affrontare, delle persone che incrocia e delle emozioni che lo travolgono. La sua storia è un inno alla libertà, alla passione e alla voglia di mettersi alla prova.

      La scelta della colonna sonora è perfetta, sottolineando i momenti più intensi del viaggio e creando un’atmosfera coinvolgente. E le interviste a Massimo, montate con maestria, ci permettono di conoscerlo più a fondo e di condividere con lui le sue gioie e le sue paure.

      “Miles of Life” è un film che mi ha ispirato profondamente. Mi ha ricordato l’importanza di inseguire i propri sogni, di uscire dalla propria comfort zone e di vivere ogni giorno con intensità.

      Il documentario è interamente in lingua italiana.

      Lo trovi a questo link: https://youtu.be/Op1hwlcUCvE?si=tdCotPlwbgEl6x5G

      Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne

      copertina Giro del mondo in 80 giorni

      Dove Omar ha ascoltato l’audiolibro letto da Luca Sbaragli.
      Questo è lo stile usato per i titoli dei capitoli del libro.

      “Un vero inglese non scherza mai su una cosa seria come una scommessa”

      Ciao, Mondo! Oggi ti parlo di un classico che ha fatto sognare generazioni di lettori con il suo mix di avventura, suspence e un pizzico di romanticismo: *Il giro del mondo in 80 giorni* di Jules Verne. E se non lo hai letto, non puoi immaginare quanto sia  divertente immergerti in questa storia con il suo carattere coinvolgente. Ma andiamo con ordine, perché questo libro merita una recensione che gli renda giustizia!

      ### La trama: una scommessa, un orologio e un sacco di guai!

      Il protagonista, Phileas Fogg, è un gentleman inglese così preciso da sembrare un orologio svizzero. Un giorno, scommette con i suoi compagni del Reform Club di poter fare il giro del mondo in soli 80 giorni. Con il fedele (e un po’ pasticcione) servo francese Passepartout, parte all’istante per questa folle impresa. Tra treni, navi, elefanti e persino una slitta a vela, Fogg affronta ogni ostacolo con una calma imperturbabile, mentre Passepartout si ritrova sempre nei pasticci più buffi. E poi c’è l’ispettore Fix, che segue Fogg convinto che sia un ladro di banche… insomma, un caos divertentissimo!

      ### Perché questo libro è un must per i viaggiatori?

      Se sei un appassionato di viaggi, questo romanzo è come una valigia piena di sorprese. Jules Verne ti porta in un tour mozzafiato attraverso continenti e culture, regalandoti una visione del mondo che, per l’epoca (il libro è del 1873), era semplicemente rivoluzionaria. Dalla frenetica Bombay alla selvaggia America, passando per le nevi del Colorado e le giungle indiane, ogni tappa è un’avventura a sé stante. E poi, c’è quella sensazione di “ce la faranno o no?” che ti tiene incollato fino all’ultima pagina (o all’ultimo minuto dell’audiolibro).

      ### Luca Sbaragli: la voce che ti fa volare

      Se ascolterai l’audiolibro letto da Luca Sbaragli, ti accorgerai che la sua narrazione è come un biglietto di prima classe per questo viaggio. La sua capacità di dare vita ai personaggi è straordinaria: Fogg è impeccabile e distaccato, Passepartout è esuberante e maldestro, e Fix è così sospettoso che quasi ti viene voglia di sgridarlo. Sbaragli ha quel tono allegro e coinvolgente che rende l’ascolto un’esperienza piacevole e dinamica, perfetta per accompagnarti durante un viaggio o una passeggiata.

      ### Il messaggio nascosto: non è solo una corsa contro il tempo

      Oltre all’avventura, Verne ci regala una riflessione sul tempo e sulla vita. Fogg, con la sua ossessione per la puntualità, sembra quasi una macchina, ma durante il viaggio scopre che ci sono cose più importanti degli orari: ad esempio l’amicizia, e la capacità di adattarsi agli imprevisti. E poi, c’è quella famosa scena finale… no, non te la spoilerò, ma ti garantisco che è una delle più geniali della letteratura!

      ### Conclusioni: un viaggio da non perdere

      *Il giro del mondo in 80 giorni* è un libro che non invecchia mai, e l’audiolibro letto da Luca Sbaragli gli dona una nuova vitalità. Che tu sia un viaggiatore incallito o un sognatore da divano, questa storia ti farà ridere, emozionare e, soprattutto, desiderare di partire all’avventura. E chissà, magari dopo averlo ascoltato ti verrà voglia di pianificare il tuo personale giro del mondo… magari in 81 giorni, giusto per prendertela comoda!

      Puoi acquistare questo libro in tutte le librerie, al massimo lo ordinano e in pochi giorni lo trovi disponibile. Oppure lo puoi acquistare online da questi link:
      Usato a pochi euro su https://www.libraccio.it/
      Nuovo su amazon: https://amzn.eu/d/fiG6qGC anche in versione ebook
      o ancora in tantissime librerie online cercando semplicemente: “Il giro del mondo in 80 giorni” edizione economica (clicca qui e ti faccio partire io la ricerca)

      Oppure lo puoi ascoltare come audiolibro, su audible di amazon ad esempio, o ancora, lo puoi ascoltare gratuitamente su youtube da questo link: https://youtu.be/XERHBAfqdvw?si=cq4LWpiGz4ySV54f

      Stepsover Sei anni attraverso le Americhe il libro

      Stepsover sette anni attraverso le americhe copertina

      Puoi vedere la videorecenzione qui: https://youtu.be/WP9wNgNSMVM

      Acquistato in formato elettronico su Amazon, il libro si presenta con un linguaggio narrativo molto vivace e ricco di colori, che richiama alla mente la letteratura che si studiava durante gli anni delle scuole superiori. Le descrizioni dei luoghi, infatti, sono estremamente dettagliate, caratterizzate da un uso abbondante di aggettivi che contribuiscono a creare immagini molto suggestive, quasi romanzando l’ambiente in cui i protagonisti si trovano. La lettura è fluida e accessibile, priva di termini complessi o difficili da comprendere, rendendo il libro perfetto per una lettura leggera e piacevole.

      Il racconto narra il lungo viaggio di Simone e Lucia, che attraversano l’intero continente americano, partendo dall’America del Sud e arrivando fino all’America del Nord, passando ovviamente anche per l’America centrale. Il viaggio li porta attraverso Paesi come l’Uruguay, l’Argentina, il Brasile, il Cile, la Bolivia, il Costa Rica, il Salvador, il Messico, il Canada, l’Alaska e così via, attraversando una varietà di paesaggi e culture che rendono ogni tappa unica. Il viaggio avviene a bordo di un camion Overland, costruito e adattato personalmente da Simone e Lucia per le loro esigenze. Percorrono principalmente piste non asfaltate, con un continuo alternarsi di difficoltà e sfide, il che rende ogni giornata un’avventura in sé.

      Il messaggio che i due autori cercano di trasmettere è molto chiaro: un amore profondo per il viaggio e una grande capacità di adattarsi a qualsiasi situazione, affrontando ogni difficoltà con uno spirito positivo. Nonostante le difficoltà che possono sorgere durante un lungo viaggio, Simone e Lucia dimostrano che ogni problema può essere visto come un’opportunità per trovare nuove soluzioni. Il loro approccio alla vita e ai viaggi è improntato a una mentalità aperta e ottimista, che li spinge a godere di ogni esperienza, anche quelle più impegnative.

      Nel libro non vengono forniti consigli pratici diretti, ma, leggendo tra le righe, è possibile cogliere molteplici spunti utili per affrontare le varie situazioni che si possono presentare durante un viaggio di questo tipo. Ogni dettaglio, ogni aneddoto, offre una riflessione su come gestire al meglio le difficoltà che si possono incontrare lungo il cammino.

      Simone e Lucia sono in viaggio dal 2015, percorrendo il mondo a bordo di un camion ex-militare 4×4 che hanno chiamato Valentino. Hanno già scritto altri libri e, con molta probabilità, ne scriveranno altri in futuro. Sebbene oggi viaggino in camion, non è sempre stato così: i due avevano iniziato i loro viaggi in moto, ed è proprio in quel contesto che si sono conosciuti. La passione per il viaggio li ha uniti e li ha spinti a esplorare il mondo in tutte le sue forme, cercando sempre nuovi modi di vivere l’avventura. Ora, però, hanno scelto di farlo con un po’ più di comfort, o meglio, con tantissimo comfort, dato che il loro camion è davvero una meraviglia di design e funzionalità. Simone è particolarmente abile sia nella gestione della domotica e dell’elettronica del camion, sia nella cura della parte meccanica, rendendo il veicolo una vera e propria casa su ruote. Inoltre, Simone e Lucia gestiscono un canale YouTube chiamato Stepsover, dove condividono le loro esperienze e avventure con il pubblico.

      Questo libro è sicuramente una lettura da fare tutto d’un fiato, magari comodamente seduti davanti a un focolare acceso, con un buon brandy in mano, mentre il calore del camino si diffonde nell’ambiente. È il tipo di libro che, grazie alla sua leggerezza e al fascino delle storie che racconta, riesce a trasportarti in un altro mondo, facendoti sognare di partire anche tu per un viaggio simile, alla ricerca di nuove emozioni e scoperte.

      E tu Mondo? Lo hai già letto?

      Alla prossima recensione!

      Lo trovi in libreria e anche online, compreso amazon di cui ti lascio il link https://amzn.eu/d/eWxPAn3

      Bivacco in moto

      Visto che sarà un articolo lungo, se non sei amante della lettura, evidenzio le parti cruciali così risparmi un sacco di tempo. Perdi il contesto… ma dovrebbe essere comunque abbastanza chiaro…. spero.

      Ciao Mondo, affronto questo argomento ostico, spigoloso, e molto, molto difficile!

      Perché ho scritto questo? Perché ci sono persone che lo confondono con il campeggio abusivo, altre che vedono il bivacco giustificato solo in alta quota, non c’è una legge nazionale che lo regoli, ma viene demandato alle regioni, che lo demanda alle provincie che lo demandano ai comuni…. I parchi naturali hanno norme a se, ci sono poi aree geologicamente instabili regolate dalla guardia forestale ecc ecc ecc. Insomma, un vespaio che nasconde bene la sua regina. Ma una cosa puoi vedere come regola fondamentale: rispetta il posto dove sei, la natura, gli animali… compi le azioni giuste… e nessuno ti darà mai fastidio.

      Una sola volta, in un bosco del Veneto, sono stato avvicinato da persone in divisa… ma hanno solo chiesto se tutto andasse bene e se avessi bisogno di aiuto. Come ti poni, come ti muovi e come prepari la tua postazione di bivacco…. dicono tutto di te!

      Partiamo dal definire cos’è per me il bivacco: una sosta veloce, solo per pernottare, dal tramonto (o meglio, poco prima, e poi vedremo il perché) all’alba. Lasciare come, o meglio di come si è trovato il posto. I falò…. ne parliamo dopo approfonditamente, ma no, non accenderli se anche hai un solo dubbio…. e se non lo hai, fermati e chiediti se è sicuro…. insomma… non accenderli che fai prima!!!

      Quale attrezzatura usare? La domanda del secolo! Impossibile rispondere…. davvero!!! D’estate? D’inverno? Mezze stagioni? Sopra i 1000 metri? Sotto? Sopra i 2000? Nel bosco? In un prato? Ceni li? Ceni in ristorante e poi vai li? Sei solo? Siete in due? Tre? Tenda? Tarp? Sei freddoloso? Ecc ecc ecc.

      Tagliamo la testa al toro e ti faccio l’esempio di cosa porto io. Qualche anno di esperienza ce l’ho… ma per le mie esigenze. Quindi leggi, ma confronta con altri (poi ti metterò qualche link) e fatti una tua idea. Lo sò, è furba come idea, purtroppo solo tu capirai con l’esperienza cosa ti potrà servire. Io cerco di accompagnarti nel tuo primo bivacco…. ma occhi aperti… non è una guida definitiva… e nessuna lo può essere.

      Il primo consiglio super mega scontato? Le prime uscite falle con chi ha già esperienza. Ho scoperto l’acqua calda, vero? Beh, io non lo ho fatto! Sono uscito da solo e poi, quando ormai avevo già una mia esperienza, sono uscito con persone che il bivacco lo masticano mattina pomeriggio e sera. Differenze? Poche, a parte il costo dei materiali…. io sono rimasto con i miei super economici… loro, hanno magliette che costano come tutta la mia attrezzatura.

      La tenda: sono partito dalle marche piu’ blasonate, e poi ho usato per anni la tenda economica della diecidiscipline (hai capito di quale catena parlo, vero?). Ho superato diluvi, neve, caldo, umido… Adesso uso la 2 SECONDS EASY FRESH & BLACK per la facilità d’uso e la sua comodità. Ti spiego: quando arrivi nel posto prescelto (e poi vediamo come mi creo delle opzioni da casa), è possibile che stia piovendo o nevicando. Con la tenda economica (ma anche con molte tende costose), devi prima montare la parte interna (che è una zanzariera con pavimento cerato) e la paleria, e poi mettere la copertura esterna. Vien da sè che l’interno si bagna, e non è decisamente simpatico. Con il caldo, poi, tutto si complica! Sudi come una bestia per montare la tenda… e quando sei in bivacco è scomodissimo lavare gli indumenti e lavarsi quando si è sudati…. Ecco perché, a discapito della trasportabilità (la 2 second è molto piu ingombrante da chiusa), ho cambiato tenda con una facile e veloce da aprire… basta tirare due cordini. Questo mi torna utile anche con il freddo… diminuendo i tempi di preparazione del bivacco.

      Sotto la tenda metto sempre un telo cerato…. in caso di pioggia, giro i bordi in modo che il telo rimanga sotto la tenda e non sbordi MAI, piuttosto rimane il perimetro della tenda a contatto con il terreno, questo per evitare che il telo si trasformi in un recipiente d’acqua. Perché uso un telo? Per non sporcare la tenda con le foglie umide o il fango, o la sabbia o quello che trovo e perché trattiene l’umidità dal terreno.

      Con il freddo, io metto una coperta termica d’emergenza (ne trovi usa e getta da 3 euro o riutilizzabili a 8-9 euro) dentro alla tenda, sotto al materasso.

      Prima di partire prova almeno 2-3 volte a richiudere la tenda. Nelle prime uscite ti renderai conto che è l’operazione piu’ difficile.

      Il materasso: ho iniziato con materassini in schiuma pieghevoli, per poi passare agli auto gonfianti. Per un bel po di anni ho utilizzato il materasso entry-level super economico sempre della diecidiscipline, Ora utilizzo un super compatto che ha un buon compromesso tra prezzo, spazi utilizzati da chiuso, comodità , e comfort di temperatura.

      Perché dovresti preoccuparti del materasso quando vai in bivacco? La risposta è semplice: il sonno di qualità è fondamentale per recuperare l’energia fisica e mentale durante un’avventura all’aperto. Ricorda che poi dovrai guidare la tua moto. Un buon materasso da trekking/campeggio offre isolamento dal terreno duro e freddo, permettendoti di dormire comodamente e svegliarti pronto per affrontare nuove strade.

      Le Opzioni Disponibili

      1. Materassi ad Aria: Questi materassi sono leggeri e compatti ma offrono un buon isolamento dal terreno. Sono gonfiati con una pompa manuale o elettrica, e possono essere regolati per ottenere il livello di comfort desiderato.
      2. Materassi Autoinflabili: Questi materassi combinano schiuma e aria per offrire comfort e isolamento. Si autoinflano quando si apre una valvola e possono essere sgonfiati per il trasporto. Sono più pesanti rispetto ai materassi ad aria ma sono molto comodi.
      3. Materassi in Schiuma: Questi sono leggeri e resistenti ma offrono un comfort limitato rispetto agli altri tipi. Sono pieghevoli e facili da trasportare, ideali per escursioni ultraleggere.
      4. Materassi Ibridi: Alcuni modelli combinano schiuma e aria per ottenere un compromesso tra comfort e peso. Sono una scelta popolare per chi cerca il giusto equilibrio tra peso e comfort.

      Cosa Considerare nella Scelta

      • Peso e Dimensioni: Se fai viaggi lunghi o hai bisogno di risparmiare spazio, opta per materassi leggeri e compatti.
      • Isolamento Termico: Verifica l’indice R-value del materasso. Un valore più alto indica un migliore isolamento termico. Questo è particolarmente importante in condizioni di freddo.
      • Comodità: Il comfort è soggettivo, quindi prova diversi materassi prima di scegliere quello giusto per te. Alcuni preferiscono una superficie più rigida, mentre altri vogliono il massimo comfort.
      • Durabilità: Investi in un materasso di qualità che duri nel tempo. I materassi più economici possono sviluppare perdite o perdere la loro capacità di isolamento con l’uso frequente (tranne alcune eccezioni come il succitato materasso economico della diecidiscipline).
      • Facilità d’Uso: Alcuni materassi richiedono più tempo e sforzo per gonfiarsi e sgonfiarsi, mentre altri sono rapidi e facili da usare.

      Cuscino. Non dimenticarti il cuscino! Io ho il cuscino incorporato nel materasso, ma prima usavo il sempre super economico cuscino della diecidiscipline (e si… compro quasi tutto lì perché trovo il giusto compromesso prezzo-qualità a mè serve).

      Sacco a pelo Anche qui, sono partito con sacchi a peli di marche blasonate che costano e soprattutto costavano un occhio della testa! Una vera follia per i tempi!. E’ anche vero, però, che sono comodissimi, sono durati per anni (in realtà sono ancora in ottime condizioni), tengono caldo e sono anche belli da vedere. Però, ora indovina cosa uso? E si, proprio gli economici della diecidiscipline: uno da confort 20 gradi e uno da 10 gradi, in base alle condizioni in cui mi troverò. Per le temperature piu fredde, invece, mi affido ad altre marche, ma solo per mie esigenze, non certo per la differenza di qualità.

      I Due Principali Tipi di Sacchi a Pelo

      1. Mummia: I sacchi a pelo mummia sono progettati per aderire strettamente al tuo corpo, minimizzando lo spazio vuoto e massimizzando l’isolamento termico. Sono ideali per condizioni di freddo estremo.
      2. Rettangolari: Questi sacchi a pelo sono un po’ più spaziosi e offrono più libertà di movimento rispetto a quelli a forma di mummia. Sono ottimi per campeggiatori che preferiscono un po’ di spazio extra.

      I Materiali Contano

      La maggior parte dei sacchi a pelo è realizzata con uno strato esterno in nylon resistente e uno strato interno in materiale isolante. Le opzioni di isolamento includono piuma d’oca e sintetico. Le piume d’oca offrono un’eccellente capacità di isolamento e compressibilità, ma sono più costose e richiedono cure speciali. I sacchi a pelo sintetici sono più economici, resistenti all’umidità e richiedono meno manutenzione.

      Dimensioni e Peso

      Ovviamente valuta tu quanto peso puoi stivare e quali dimensioni servono a te! A partita di prestazioni, cambiando i materiali, utilizzerai piu’ o meno spazio e peso.

      Cerniere e Tasche Le cerniere di alta qualità sono essenziali per evitare fastidiosi inceppamenti. Alcuni sacchi a pelo hanno cerniere lunghe che consentono di aprire completamente il sacco, mentre altri hanno cerniere più corte per un isolamento migliore (la zip è uno dei punti di dispersione del calore). Le tasche interne possono essere utili per tenere oggetti personali come telefono, torcia o documenti a portata di mano durante la notte.

      Consigli per la Cura

      1. **Area il sacco a pelo dopo ogni utilizzo per evitare la formazione di odori sgradevoli.
      2. **Lava il sacco a pelo solo quando è necessario e segui le istruzioni del produttore.
      3. **Conserva il sacco a pelo in un luogo asciutto e evita di comprimerlo per lunghi periodi quando non è in uso.

      Ma se non sai come funziona un sacco a pelo, rischi di usarlo nel modo sbagliato e subire il freddo o il caldo.

      Un sacco a pelo è un dispositivo progettato per mantenere caldo di chiunque vi dorma all’interno, fornendo un isolamento termico tra il corpo dell’utente e l’ambiente esterno. Funziona attraverso tre principi chiave: isolamento, trattenimento del calore corporeo e limitazione della perdita di calore.

      Hai capito quindi che è il tuo calore a scaldare l’aria all’interno del sacco a pelo, e non il sacco a pelo stesso che scalda te. Questo principio è importantissimo…. Il modo migliore per ottenere le massime prestazioni è dormire in mutande, o al massimo con abbigliamento tecnico traspirante. Se ti metti il pigiamone…. non otterrai il caldo voluto. Anche l’alimentazione è importante per questo scopo: devi mangiare qualcosa di sostanzioso che doni energia al tuo corpo. Una cena leggera in inverno, significa meno energie a disposizione per il tuo corpo, quindi, meno caldo. Un pò diverso il discorso se parliamo di temperature estremamente fredde…. ma dopo ti darò qualche dritta scoperta e provata sul campo.

      1. Isolamento: I sacchi a pelo sono costituiti da materiali isolanti che riducono al minimo la conduzione del calore tra il corpo e l’ambiente circostante. Questo isolamento è tipicamente realizzato con uno strato di materiale termicamente resistente, come piuma d’oca o sintetico, all’interno del sacco a pelo. Questo materiale agisce come una barriera termica, impedendo al calore del corpo di disperdersi nell’ambiente.

      2. Trattenimento del Calore Corporeo: Quando una persona si infila in un sacco a pelo, il suo corpo inizia a riscaldare l’aria all’interno del sacco. Il calore corporeo viene intrappolato dal materiale isolante del sacco a pelo e crea un ambiente più caldo all’interno rispetto all’esterno. Questo processo continua finché l’aria all’interno del sacco raggiunge una temperatura stabile in cui il corpo smette di perdere calore in modo significativo.

      3. Limitazione della Perdita di Calore: Per evitare la perdita di calore, alcuni sacchi a pelo sono progettati con una chiusura superiore che può essere tirata sopra la testa, lasciando solo un piccolo foro per il viso. Questo contribuisce a trattenere il calore corporeo e a evitare che l’aria fredda entri nel sacco. Inoltre, i sacchi a pelo spesso includono cerniere lungo i lati, in modo che possano essere completamente chiusi, lasciando solo una piccola apertura per la testa, o aperti completamente se fa troppo caldo.

      In sintesi, un sacco a pelo funziona creando una barriera isolante tra il corpo dell’utente e l’ambiente circostante, trattenendo il calore corporeo e limitando la perdita di calore. Questo permette a chiunque lo utilizzi di rimanere al caldo e comodo durante la notte all’aperto o in qualsiasi ambiente in cui sia necessario isolamento termico.

      Come valutare le temperature riportare nei sacchi a pelo? Solitamente sono riportate tre temperature (standard europeo EN ISO 23537-1:2016:

      Temperatura Massima di Confort è la temperatura massima in cui puoi usare quel sacco a pelo

      Temperatura di Confort è la temperatura ideale per utilizzare quel sacco a pelo per un sonno riposante

      Limite Inferiore di Confort (o Temperatura Minima di Confort) è la temperatura in cui il sacco a pelo permette un sonno rannicchiato per otto ore senza svegliarsi per il freddo

      Temperatura Estrema è la minima temperatura di utilizzo che permette di non entrare in ipotermia per un tempo massimo di 6 ore

      Quindi mi raccomando Mondo, la temperatura estrema, non la devi proprio considerare! La temperatura minima in cui puoi usare il tuo sacco a pelo è la Confort, al massimo, se non soffri il freddo come me, puoi prendere il limite inferiore di confort come temperatura minima. Ricorda che il freddo uccide silenziosamente.

      Bene, ora abbiamo tutto ciò che ci serve per dormire, ma prima di dormire, dobbiamo mangiare. E quì si apre un mondo… ma come sempre, io ti scrivo quello che IO faccio e quello che IO mi porto nei miei viaggi.

      La cucina da campo Se sei abituato a mangiare panini o cibi pronti, salta pure questo capitolo, altrimenti…. mettiamo il cappello da sheff ed iniziamo.

      Ciò che mi sono reso conto essere indispensabile per un bel vivere la cena, sono il tavolino e la sedia. Lo so lo so, tavolino e sedia sono sinonimo di campeggio e comportano la multa, ma io li uso per il tempo strettamente necessario a cuocere e mangiare, dopo di che smonto tutto e carico in moto. Il tavolino l’ho preso dalla diecidiscipline, mentre la sedia l’ho comprata dal negozio online con la virgola (capito no?). E se la sedia tiene me…. è veramente robusta. Entrambi leggeri, il tavolino leggermente ingombrante da portare in moto (ce ne sono di piu pieghevoli ma anche piu costosi), la sedia entra agevolmente nel bauletto se non è troppo carico.

      Partiamo dalla preparazione del cibo: un buon tagliere in miniatura e un buon coltello non devono mancare. Attenzione…. sul coltello si apre una finestra sulle leggi penali di detenzione armi proprie ed improprie che ti consiglio di tenere bene a mente! Ti lascio sotto qualche link al riguardo. Anche un mestolo in legno a cui ho tagliato il manico alla misura a me congeniale per poterlo riporre in moto.

      Posate, io uso delle posate pieghevoli e separabili che anni fà mi ha regalato Vale e che ancora uso e custodisco gelosamente. Sono uno dei miei gioiellini.

      Pentole: io porto sempre un classico pentolino da campeggio ed una padella con manico pieghevole acquistati da…. ormai sono stufo di scriverlo…. diecidiscipline. Devo parlare con loro…. potrebbero farmi da sponsor!!

      Cucina: io adotto due soluzioni: un gas da trekking e una griglia portatile (dipende dalla situazione e dal luogo). Tieni a mente che non sempre è possibile cucinare, neanche con un gas da trekking, ad esempio in pieno estate, magari con un bel prato secco o nel bosco con il fondo di foglie secche…. valuta sempre bene se puoi o no cucinare senza causare incendio. Quando le condizioni lo permettono, una bella grigliata nessuno me la toglie! Il paravento è essenziale, permette di risparmiare tempo e gas, ed in caso di vento, anche debole, è l’unico modo per poter cucinare.

      Piatto: ovviamente non lo uso…. ho una ciottola che fà parte del set pentolino da campeggio che uso esclusivamente per riversare il sugo: infatti, prima cucino il sugo e poi, sullo stesso pentolino, la pasta. Mangio direttamente nel pentolino, o, in caso di carne, uso il tagliere come piatto. La verdura, invece, la mangio nella ciottola che ho citato prima.

      Pulizia posate e stoviglie: porto metà spugnetta da cucina e uso un contenitore di igenizzante usato per portare con me del sapone per piatti eco compatibile (quello che uso anche in camper, lo trovi nei negozzi specializzati, appunto, in prodotti per camper, forse anche dai rivenditori di prodotti per la pulizia della casa che trovi nel tuo paese). Uso una retina da lavatrice per appendere tutto ciò che ho lavato ad un albero e lasciare che si asciughi.

      Caffè: io non ne posso fare a meno, tranne quando ho un buon the a disposizione. Quindi una moca da uno è sempre con me in questi viaggi. Uso gli involucri per i giochi che si trovano dentro gli ovetti di cioccolato e latte per bambini… quelli gialli per intenderci. Gli stessi li uso anche per il sale. Lo zucchero, invece, lo porto nelle bustine di carta. Lo bevo in una ciottola in metallo con manici chiudibili, lo stesso, può essere usato anche per scaldare l’acqua o altro. Quando possibile, cerco di portare prodotti che possano avere piu’ utilizzi per minimizzare gli spazzi ed il peso.

      Stivare il cibo: uso una borsa frigo e come ghiaccioli uso due bottiglie d’acqua che faccio ghiacciare nel congelatore di casa prima di partire. Durano abbastanza e poi ho acqua fresca a disposizione. Lo spazio è troppo prezioso per essere sprecato con i ghiaccioli da frigo portatile.

      Acqua: dimenticati il cibo e sarai triste, dimenticati l’acqua e passerai dei guai!!! Io uso delle borracce termiche che mi aiutano tantissimo sia d’inverno che e soprattutto d’estate. Già solo acquistare l’acqua da un supermercato climatizzato e metterla subito nella borraccia… mantiene una gustosa freschezza. D’estate, uso anche sali minerali.. ma è una cosa mia… prima di usarli informati. In Italia trovi qualche fontanella con acqua potabile, in questo caso, se hai android, potresti trovare utile l’app fontanelle d’italia, mentre per Ios non ne ho ancora trovata una degna di nota. Esiste poi un’altra possibilità: un filtro potabilizzatore da trekking che ti permette di bere acque da fiumi e torrenti… ma noi che abbiamo la moto adisposizione… forse non ne abbiamo una gran necessità.

      Igiene Personale: dopo aver mangiato, bevuto il caffè e smontato il tavolo, la sedia e riposto tutto… è ora di andare a riposare. Ma prima… bisogna lavarsi. Portare una doccia solare sarebbe bellissimo…. è anche piccola e leggere quando è vuota… ma se la devo portare con me con 5-6 litri d’acqua…. sono 5 o 6 kili che non mi posso permettere. La soluzione che uso da anni è la salviettina umidificata per la pulizia dei neonati. Uso quella perché, dopo varie prove, la trovo meno invasiva e piu profumata. Ero titubante la prima volta, ma devo dire che con gli anni e le mille e mille volte che l’ho usata… è un’ottima soluzione. Se la usiamo con i nostri bimbi… perché mai non dovremmo usarla per noi? Per quanto riguarda i denti… semplice spazzolino con dentifricio (piccolo, tipo i campioni… li trovi nei negozi che vendono prodotti per la cura della persona, basta chiedere prodotti per i viaggi)

      Trovare il posto per il bivacco: puoi usare diversi modi… ma per iniziare

      vai su google maps e ingrandisci quanto piu’ possibile per cerca di capire se ci sono strade praticabili (ovviamente sterrate) per arrivare in quel determinato posto. Quando arrivi lì. valuta… potresti trovare posti che non avevi visto su maps o che non sono segnati in park4night. Controlla bene le condizioni del posto, ma di questo ne parlo dopo. Da evitare come la peste sono i greti dei fiumi e dei torrenti oltre alle zone franate (potrebbero esserci smottamenti anche importanti). Attento anche ai posti che creano delle conche… in caso di pioggia potresti non viverla proprio bene trovandoti in mezzo ad un lago!

      Gli animali selvatici Cerca tracce di passaggio di animali e valuta quali siano… se vedi tracce di cervi o cinghiali e presta massima attenzione. Solitamente non si avvicinano… sentono la tua presenza da kilometri di distanza e credimi, hanno piu paura loro di te di quanta tu ne possa avere di loro. Ma è sempre bene evitare posti di passaggio. Non tenere cibi che emanano odori forti in tenda (ad esempio affettati, carne in genere o frutta). Io li appendo ad un albero a parecchi metri di distanza, dove appendo anche le mondizie (non serve che ti dica di portare con te le monnezze quando te ne vai, vero?).

      Spero di averti dato buoni spunti per iniziare la tua scoperta del bivacco… questo modo meraviglioso di vivere il viaggio! Documentati, cerca corsi, viaggia con persone che abbiano esperienza ed inizia a saggiare questo modo di vivere la natura! Non te ne pentirai!!

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