Sulla Transiberiana di Mauro Buffa

Buongiorno Mondo.

C’è un fascino antico nell’idea di attraversare novemila chilometri di terra, foreste e steppe, sospesi in una bolla temporale dove l’unica costante è il movimento verso Est. Oggi voglio portarti con me lungo questa rotta leggendaria attraverso le pagine di un libro che ha il potere di trasformare il tuo divano nel sedile di un treno in corsa: Sulla Transiberiana di Mauro Buffa.

Se ami i viaggi in cui la strada diventa racconto, sai bene che il percorso non è mai solo asfalto o polvere: è una narrazione che si srotola sotto i tuoi occhi. In quest’opera, Buffa ti invita a salire a bordo di quel leggendario treno che taglia in due la Russia, offrendoti una prospettiva doppia: quella di un viaggiatore curioso e quella di un intellettuale europeo che cerca di decifrare l’anima complessa di una terra vasta quanto un sogno.

Fin dalle prime pagine, la lettura si rivela coinvolgente. Buffa non si limita a descrivere i paesaggi che scorrono fuori dal finestrino – la taiga infinita, i villaggi di legno sospesi nel tempo, le stazioni che profumano di carbone e di attesa – ma scava nelle pieghe della storia. Devo però avvisarti di una cosa: il percorso dell’autore non è sempre quello di un osservatore neutro. Man mano che avanzi nella lettura, noterai come Buffa lasci gradualmente da parte i panni del cronista distaccato, per lasciar emergere una vena più marcatamente ideologica.

Quando parla di comunismo, e in particolare nel passaggio tra le diverse ere presidenziali russe, la sua voce si fa netta, schierata, quasi di parte. Il suo punto di vista emerge con una forza che non lascia spazio a dubbi, trasformando alcune pagine in un vero terreno di confronto. Ma forse è proprio questo il bello del viaggio: scontrarsi con visioni diverse dalla propria, guardare il mondo attraverso una lente che, per quanto segnata da convinzioni personali, ti costringe a interrogarti sulle tue. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un limite diventa così uno stimolo, un invito ad affinare il tuo sguardo critico mentre attraversi le zone più remote dell’Est.

Nonostante questa impronta soggettiva, il libro conserva una struttura impeccabile. È un viaggio lento, un elogio della lentezza che noi di “unposticino.it” amiamo profondamente. Buffa ha il pregio di saper ascoltare: il treno diventa un piccolo mondo a sé, un palcoscenico dove si alternano persone di ogni estrazione sociale e culturale. Incontrerai la babushka che condivide il suo pane, il giovane soldato dagli occhi stanchi, l’imprenditore che sogna la modernità. Ogni incontro è raccontato con una cura tale da farti quasi percepire l’odore del tè nel samovar e il brusio delle conversazioni in cirillico che riempiono i vagoni.

La scrittura scorre con naturalezza, quasi ipnotica. C’è un’energia sottile in queste pagine che ti tiene incollato: ti ritroverai a divorare capitolo dopo capitolo, spinto da una curiosità che non si placa verso una parte del mondo che, per noi europei, conserva ancora un’aura di mistero. È quel tipo di libro che ti fa dire “ancora un capitolo e poi spengo la luce”, per poi ritrovarti nel cuore della notte ancora lì, con gli occhi sulla pagina, mentre nella tua testa hai già iniziato a preparare lo zaino.

Forse è proprio questa la magia di Sulla Transiberiana: la capacità di alimentare quel desiderio che vive in chiunque senta il richiamo dell’altrove. Se nutri una curiosità profonda per la Russia, per le sue contraddizioni e per la sua bellezza aspra, questo libro sarà per te un compagno di viaggio prezioso. Ti porterà lontano, oltre i confini del già visto, e ti farà scoprire che, alla fine di ogni binario, non c’è solo una meta, ma una nuova consapevolezza di te stesso e del mondo.

Leggilo, lasciati trasportare dal vento dell’Est e poi, come sempre, cerca il tuo “posticino” nel mondo, magari proprio lungo quei binari che non finiscono mai.

Buon viaggio, tra le righe e sulla strada.

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