Moto in caduta libera: il 2025 è l’anno del “Grande Fermo”?

Analisi critica dei dati ANCMA: tra scuse burocratiche e un mercato che premia solo la necessità urbana. Le moto “vere” perdono quasi il 20%.

Se leggi il comunicato ufficiale di ANCMA, la parola d’ordine è “ottimismo prudente”. Ci dicono che il mercato è a “doppia velocità”. Ma se togliamo il trucco dai numeri, la realtà che emerge per il 2025 è un’altra: la passione per la moto sta subendo una frenata d’emergenza, mentre il settore sopravvive solo grazie a chi deve spostarsi nel traffico per necessità.

Il bluff dell’Euro 5+

L’industria punta il dito contro il cambio di normativa (Euro 5+), parlando di “effetti distorsivi” e surplus di immatricolazioni nel 2024. È la classica scusa del “meteo avverso” usata dai politici. La verità è che, al netto dei tecnicismi, le moto segnano un drammatico -19,2%. Un quinto del mercato è sparito in dodici mesi.

Non si può dare colpa solo alla burocrazia: se il confronto con il 2023 (anno “pulito”) segna comunque un -7,5% per le moto, significa che il calo è strutturale. Il motociclista sta smettendo di comprare il nuovo. Perché? Prezzi fuori controllo, tassi di interesse allucinanti e un’offerta che forse non intercetta più i desideri dei viaggiatori veri.

La “Scooterizzazione” d’Italia

Il dato positivo degli scooter (+5,5%) non è una vittoria del motociclismo, ma la certificazione del fallimento del trasporto pubblico e della viabilità urbana. Gli italiani non comprano scooter per “piacere”, ma per sopravvivere alle ZTL e ai parcheggi impossibili. Stiamo assistendo alla trasformazione delle due ruote da oggetto di desiderio e libertà (quella che racconto nei miei viaggi) a semplice elettrodomestico da pendolare.

Il fallimento (annunciato) dell’elettrico

Nonostante gli incentivi e la spinta green, il mercato elettrico è in terapia intensiva: -15,8%. Se nemmeno gli sconti statali convincono l’utente urbano a passare alla batteria, significa che il prodotto non è pronto o che i costi sono ancora del tutto irrazionali per il cittadino medio. Curioso notare come gli unici a salvarsi siano i quadricicli elettrici (le “macchinine”), segno che chi vuole l’elettrico cerca un tetto sulla testa, non due ruote sotto il sedere.

Cosa resta della passione?

Mentre il presidente di ANCMA, Mariano Roman, parla di “ruolo centrale nelle scelte di svago”, i dati dicono che lo svago è proprio ciò che sta soffrendo di più. Le moto, strumento principe del turismo a lungo raggio e dell’avventura, sono le più colpite.

Il mio sospetto è che il mercato si sta spaccando. Da una parte lo scooterista di necessità, dall’altra un motociclista sempre più anziano o elitario che fatica a star dietro ai listini prezzi che sfiorano (e superano) quelli delle utilitarie.